La prima “foto” di Mendicino

Un viaggiatore francese della prima metà dell’800 ci ha lasciato un disegno, conservato a Parigi, che ci offre una veduta del paese in quel periodo.

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Nel corso di tutto il XIX secolo la Calabria fu meta di numerosi viaggiatori stranieri che, interessati dalle bellezze d’Italia, si spingevano fino alla punta dello stivale per scoprirne gli aspetti meno noti. La regione si offriva a questi viaggiatori, in genere colti esponenti di famiglie benestanti europee, come una terra quasi selvaggia e da esplorare.

E non poteva che essere la voglia di scoprire ciò che pochi conoscevano a spingerli fin quaggiù, abbandonando le mete classiche del Grand Tour, ben più note all’estero.       Ci sono giunti di questi viaggi diversi diari e, anche se in misura minore, alcuni disegni. Schizzi tracciati dai viaggiatori quasi come si scatterebbe oggi una foto del posto visitato.

torre-orologio-mendicino-cosenza

Nella prima metà dell’800 uno di questi pionieri del turismo moderno, purtroppo anonimo, passò anche da Mendicino, e ne tracciò un disegno a penna oggi conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi. Il disegno è presente nel volume su Cosenza di Rubino e Teti, e va interpretato considerando sia i molti cambiamenti intervenuti nell’area, sia il fatto che l’autore ha potuto mettere del suo nello schizzo.

Subito in primo piano un fiume, con un ponticello sull’angolo destro, sul quale domina la mole di un grande edificio il cui loggiato farebbe pensare al palazzo Campagna, ma che ad una osservazione più attenta sarebbe la chiesa di San Pietro, con delle costruzioni addossate ora non più presenti. Sulla sinistra l’irto colle del castello sul quale svetta attualmente la torre dell’orologio, mentre al centro sullo sfondo è un altro colle.

Il tutto è immerso in un paesaggio roccioso, a tratti brullo, a tratti coperto da alberi. Un agglomerato di case è raffigurato sulle pendici del colle del castello, e la particolarità di questo disegno è che sembra mostrare sulla sua cima alcune rovine, che potrebbero far pensare agli avanzi di una fortezza già da molto tempo in disuso.

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È una testimonianza preziosa. Oggi del castello non v’è traccia, e la torre dell’orologio dei primi del ‘900 ne ricorda la posizione. Resta ancora il toponimo “castello”, così come nella metà del ‘700 il “loco detto lo castello” indicava una zona del paese dove erano diverse abitazioni. I toponimi infatti sono una delle eredità dei tempi passati più resistenti.

Lo stesso nome di Mendicino deriva con probabilità da quel “Menekine” citato già nel V secolo a.c. dallo storico Ecateo di Mileto, anche se è difficile dire se l’antica Menekine sorgesse sullo stesso sito attuale. Anzi, per dare un dato in più, a metà ‘700 è registrata la presenza del toponimo “Mendicino lo Vecchio” che farebbe pensare proprio ad un differente sito per il paese stesso. […]

Sono molte, comunque, le letture che potrebbero nascere dallo studio del disegno su cui si è posta l’attenzione. Altri più competenti potranno approfondire i vari aspetti, intanto qui si sono volute presentare poche curiosità su quella che potrebbe probabilmente definirsi la prima “foto panoramica” del paese di Mendicino.

Lorenzo Coscarella

(Stralcio dell’articolo uscito su Parola di Vita n.22/03/2013, p.20. Nell’articolo originale, seguendo una dritta dimostratasi poco fondata, si è collegato l’edificio in primo piano a Palazzo Campagna, mentre più ragionevolmente si tratta della chiesa di S. Pietro)

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4 thoughts on “La prima “foto” di Mendicino

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