‘A quadara – Borgo 1835

Borgo, 1835: un omicidio efferato sconvolge il paese.
Maria muore per mano del cognato, a causa di una pentola

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“Madonna! Confessione!” Così gridò la povera Maria Cavallo correndo fuori dalla casa della suocera, dopo che la lama del cognato Angelo Maria Lavalle l’aveva colpita due volte. Conscia della sua vicina fine, sapendo che ogni soccorso per lei non sarebbe più servito, cercava almeno soccorso per la sua anima. E tutto per una “quadara”… ma meglio esporre brevemente i fatti.

ImmagineQualche tempo prima, Pietro Lavalle, padre di Angelo e suocero di Maria, era morto nella sua misera casa lasciando un po’ di roba da dividere ai suoi tre figli.

Per evitare liti tra loro fu chiamato a fare da “giudice” nella questione il signor Bonofiglio che, cercando di accontentare tutti non scontentando nessuno, divise come meglio poté i pochi oggetti tra i fratelli. Ad Angelo Maria toccò una caldara di rame, la famosa “quadara”, o meglio, la “maledetta” quadara, come viene definita negli atti del processo. Maria “desiderava” quella pentola, inutile dire quindi che rimase scontenta dalla spartizione. E nulla fece per nasconderlo: «Ci deve bollire nella quadara» – disse imprecando verso il cognato.

Subito la frase arrivò alle orecchie di Angelo, che di certo non era uno stinco di santo. Era il 13 agosto del 1835 quando …

Per il seguito ecco il link:

http://ippolitoborgo.altervista.org/Documenti&Articoli/pdf/2010-02-14-15.pdf

(Il Quotidiano della Calabria, 14 febbraio 2010, p.15)

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