Alarico-Cosenza, odi e polemiche

Tra storia e mito, la leggenda di Alarico non ha mai smesso di far parlare si sé. Spingendo cosentini e forestieri a guardare con curiosità alle acque del Busento.

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“Cupi a notte canti suonano
Da Cosenza su’l Busento”

Sarà scontato, ma è quasi impossibile pensare ad Alarico senza ripassare nella mente i celebri versi di Von Platen, che tramite la traduzione carducciana hanno contribuito a diffondere la storia del Re dei Goti e la leggenda sulla sua mitica sepoltura cosentina.

sepoltura-alarico-busentoSegno dell’interesse che ancora oggi suscita la figura di Alarico è stato, alcune settimane fa, un vivace dibattito tra chi, sinteticamente, sosteneva che non fosse giusto celebrare un invasore sanguinario giunto in città per saccheggiare il saccheggiabile e distruggere il resto, e chi, d’altro canto, guardava ad Alarico come un interessante brand da utilizzare a tutto vantaggio dell’economia locale.

Senza voler riprendere la querelle, peraltro trattata già ampiamente da autorevoli personaggi, sembra giusto mettere l’accento sulla storia in sé, sulla vicenda del barbaro che aveva piegato e saccheggiato persino Roma, giunto poi a Cosenza, alla periferia dell’Impero, per trovarvi la morte ancor prima di godersi il frutto delle sue scorrerie.

Un frutto non da poco, visto che si tratterebbe di venticinque tonnellate d’oro e centocinquanta d’argento. Ed è qui che sta il vero nocciolo della questione: il tesoro. Di città fatali ai regnanti del passato in Italia ce ne saranno parecchie e anche la stessa Cosenza, da Alessandro il Molosso a Luigi d’Angiò, ha fatto la sua parte. Ma solo a Cosenza la morte di un re è accompagnata dal tesoro, sepolto assieme allo stesso condottiero e al suo cavallo. Se a ciò si aggiunge il particolare della sepoltura all’interno del letto di un fiume, deviato per l’occasione da prigionieri poi trucidati perché non potessero rivelarne il luogo esatto, gli elementi per una leggenda destinata a far parlare a lungo di sé ci sono tutti.

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A tramandare la storia della sepoltura di Alarico è, nell’opera “ De origine actibusque Getarum”, lo storico gotico del VI secolo Jordanes, vissuto dunque in epoca successiva ai fatti ma abbastanza remota nel tempo, che avrebbe preso la notizia dalla perduta “Storia dei Goti” di Cassiodoro.

Da allora questa leggenda ha suscitato a periodi alterni la curiosità sia dei cosentini, sia degli stranieri che giungevano in città. Parafrasando l’autorevole testimonianza di Alexandre Dumas padre, si potrebbe perfino affermare che già nella prima metà dell’Ottocento gli “imprenditori” locali usavano il nome di Alarico per le loro attività commerciali. Lo scrittore francese scrisse, infatti, che passando da Cosenza nel 1835 ebbe modo di trovare alloggio presso la locanda dal nome “Il riposo di Alarico”, nome che non doveva sembrare poi tanto rassicurante a uno straniero di passaggio in Calabria. Sempre Dumas, giunto in città poco dopo un forte terremoto che aveva prosciugato il Busento, attestava come una moltitudine di cosentini si recasse sul letto del fiume per scavare alla ricerca del leggendario tesoro, ovviamente senza risultati.

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E i tentativi di scavi sulle rive del Busento furono molti. E infruttuosi. Non ultimi i noti interventi del nazista Himmler, o gli esperimenti meno noti di una studiosa e rabdomante francese giunta in città nel 1937, sul cui tentativo il poeta Michele De Marco scrisse un’ode che ricalcando quella di Von Platen ha titolo “La tomba sul Busento”. Il componimento, pubblicato quell’anno su un giornale locale e oggi pressoché dimenticato, raccontava in modo ironico e seguendo la metrica della più famosa poesia tradotta dal Carducci le peripezie della signora francese e degli altri studiosi cosentini, intenti “a vergar l’ultima pagina/a sgroppare un nodo antico/a pescar siccome un cefalo/il cavallo ed Alarico”!

cosenza-busento-sandomenicoSono di qualche anno fa le ultime teorie sulla localizzazione della tomba, che tendono a collocare sepolcro e relativo tesoro non alla confluenza con il Crati, ma più a monte. La conformazione del territorio e alcune tracce opera dell’uomo renderebbero il sito interessante da esplorare, ma fino ad ora, stranamente, non è stata autorizzata alcuna indagine.

I dibattiti in città continuano, e hanno interessato anche autorevoli organi di stampa nazionali. Al di là delle polemiche, quello che non bisognerebbe perdere di vista è l’importanza dell’evento storico che interessò la città in quel remoto 410 d.c. E se l’evento suscita ancora oggi l’interesse di molti, è giusto che si dia modo di approfondire questa pagina insieme alle altre della storia di Cosenza, senza mettere in atto una “damnatio memoriae” da un lato, e senza esasperare il ricorso al mito di Alarico per ogni evenienza dall’altro.

Riguardo al tesoro, invece, lo diceva anche Von Platen: 

“Man romana mai non vìoli
La tua tomba e la memoria”.

Lorenzo Coscarella

(Il Quotidiano della Calabria, 26 settembre 2013, p.23.
Titolo originale “Una figura storica al centro di polemiche e composizioni”)

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5 thoughts on “Alarico-Cosenza, odi e polemiche

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