Palazzo Martire a Pedace, bene da tutelare

Posto tra i vicoli della parte antica del centro presilano, è un caratteristico esempio di palazzo padronale appartenuto ad una delle più prestigiose famiglie pedacesi. Attualmente è in stato di abbandono.

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 Vicoli stretti, scale esterne, slarghi che si aprono appena svoltato un angolo, portali in tufo e balconi barocchi. Sono alcuni degli elementi che caratterizzano il centro storico di Pedace, come di molti altri centri storici calabresi. Elementi di una architettura popolare, evolutasi nel tempo in base alle esigenze di chi abitava i luoghi, e della quale rimangono ancora molte tracce significative ma da salvaguardare.

balcone-martire-pedace

In quella che è la parte più antica di Pedace, tra vicoli e gradinate che caratterizzano la zona di impianto probabilmente medioevale, è facile incontrare edifici di particolare pregio, appartenuti alle famiglie che hanno fatto la storia di uno dei maggiori centri della Presila cosentina. Quasi si confondono tra gli altri, ma la loro importanza è ricordata dall’imponenza della facciata, o da uno stemma, da una iscrizione, e comunque da una maggiore cura negli elementi decorativi.

Tra questi spicca palazzo Martire, appartenuto a una delle famiglie più in vista della Pedace degli ultimi due secoli, e che ora versa in stato di completo abbandono a dispetto della storia che racchiude tra le sue mura. A raccontarcene le vicende è Peppino Curcio, pedacese che ha scelto di tornare nel suo luogo d’origine facendo il percorso inverso a tanti che scelgono invece di spostarsi verso la città.

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La facciata principale del palazzo affaccia sull’antica “via dei Tabellioni”, nome che rimanda ai notai che dovettero risiedere nella zona, mentre più comunemente è conosciuta dalla gente come “rughella ‘e ri muerti”. Ciò a causa della leggenda, che ancora si tramanda, dell’uccisione in quella strada di numerosi combattenti durante uno scontro tra filofrancesi e filoborbonici nel 1806.
Un “sopportico” ad arco immette in un cortile, sul quale si apre il portone principale dell’edificio. Che fosse l’entrata “di rappresentanza” lo testimonia lo stemma della famiglia, che campeggia sul portale in tufo.

Esponenti della famiglia Martire iniziarono a ricoprire posizioni di prestigio già dalla fine del XVIII secolo. Molti di coloro che vissero tra le mura del palazzo, dei vari rami della famiglia, furono patrioti, militari, letterati, e soprattutto giuristi di fama. Ma il nome che più di tutti viene ricordato è quello di Mario Martire, giovane aviatore morto di stenti nel lager nazista di Mathausen nel 1945.

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Oggi il palazzo è quasi un rudere. Uno degli edifici simbolo della storia di Pedace attende così un intervento che, se effettuato in tempi rapidi, potrebbe ancora salvare palazzo Martire dalla distruzione. Inutile soffermarsi sulle molte potenzialità che l’ampia struttura potrebbe avere se recuperata: la realizzazione di un museo, un luogo di incontro, una sede per associazioni locali, o intanto una semplice copertura per evitare il crollo completo e attendere tempi migliori per un recupero.

C’è da sperare in ogni caso che chi ne ha competenza prenda a cuore la situazione, intervenendo per bloccare il degrado e riconsegnare, magari, a tutti i pedacesi un luogo carico di memorie legate non solo ad una famiglia, ma alla storia di una intera comunità.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 21/11/2013, p.18)

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