Tradizioni, fuochi e versi in attesa del Natale

L’arrivo del Natale riaccende antiche usanze, tra liturgia e pietà popolare, tra sacro e profano.

Presepe

L’avvicinarsi del Natale, più che qualsiasi altro periodo dell’anno, riaccende tradizioni che affondano le loro origini in tempi remoti. Tradizioni propriamente cristiane si mescolano con altre che rimandano a periodi ancora precedenti, ma che hanno acquistato nuovi significati alla luce del messaggio cristiano.

Fuoco di Natale

Un esempio su tutti è l’usanza di accendere grandi fuochi nella notte della Vigilia in moltissimi luoghi della provincia di Cosenza, e non solo. Nei paesi è in genere la piazza principale ad ospitare le cataste di legna, e in molte località era tutta la comunità a contribuire al recupero della legna, cedendo fascine e ceppi o del denaro per acquistarle.

Fuoco NataleL’elemento del fuoco era centrale anche nelle tradizioni familiari. In ogni casa la sera della vigilia si metteva ad ardere nel camino un grosso ceppo di legno. Era posto lì dal capofamiglia e veniva lasciato ardere finché non si fosse spento da sé. Secondo Vincenzo Dorsa, studioso di tradizioni calabresi dell’Ottocento, l’importanza data al fuoco in occasione delle feste principali risale ai primi cristiani, che l’hanno mutuata da culti precedenti. Il Cristianesimo ha infatti trasmesso molte tradizioni remote, rilette in chiave nuova.

Mentre alcuni usi gettano origini in periodi precristiani, altri sono invece sorti nell’ambito della stessa liturgia. Ne è un esempio l’uso di celebrare la novena del Natale all’alba, ancor prima che faccia giorno. Si può leggere in questa tradizione un legame tra la nascita del giorno e l’attesa della nascita di Cristo, evento che porta la luce.

Spirito Santo Cosenza

Natività Duomo Cosenza

Se ne mantiene ancora l’usanza nella stessa Cosenza, nella chiesa dello Spirito Santo. Qui la celebrazione della novena alle 5:30 richiama ancora gente dai vari quartieri della città, e per molti proprio la novena di Natale è un ritorno alle origini, al quartiere dove erano cresciuti.

Le stesse celebrazioni delle novene mantengono, insieme alla liturgia prescritta, aspetti più popolari rappresentati in genere da canti in italiano e in dialetto. Componimenti tramandati spesso oralmente, e in molti casi sorti in quel filone solo apparentemente popolare del quale S. Alfonso de Liguori, con il celebre canto “Tu scendi dalle stelle”, è un importante rappresentante. I testi e i motivi variano da zona a zona, ma questo che riportiamo qui è uno dei più diffusi:

Presepe Borgo“Viva viva chi nàscia
Nàscia Gesù Bambino
Fonte divina
E mare di bontà.
Gesù Bambino nàscia
Ccu tanta povertà
Ohi quant’è bella
La sua Natività.”

In questa versione è cantata ad esempio a Borgo Partenope, ma lo stesso canto, con alcune varianti, era diffusissimo sia in città che nei dintorni e in alcune zone è tuttora recitato. A questi si affiancavano anche componimenti più “aulici”, opere in versi di intellettuali locali e diffuse probabilmente solo in centri specifici.

NataleSono aspetti del Natale più marcatamente genuini, nati da un “incontro” tra pietà popolare e intellettuali locali. Aspetti che hanno caratterizzato la religiosità delle generazioni precedenti e che meriterebbero una maggiore attenzione affinché, anche se non in uso, non vadano però dimenticati.

Lorenzo Coscarella

(Articolo pubblicato su Parola di Vita, edizione cartacea del 24/12/2015 p.8, edizione online visualizzabile qui)

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