Bukurìa Arbëreshe attraversa Cosenza

Domenica 20 maggio numerosi gruppi provenienti dai paesi italo-albanesi d’Italia hanno colorato la città. Breve cronaca e qualche scatto dall’evento.

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Il termine “bukurìa” significa “bellezza”, ed è proprio la bellezza di un popolo in festa quella che ha sfilato lungo le strade di Cosenza domenica 20 maggio.

Non una manifestazione folkloristica, come ha sottolineato papas Pietro Lanza nel saluto iniziale, ma un momento per rafforzare e comunicare una identità ancora oggi custodita gelosamente nelle numerose comunità italo-albanesi sparse tra Calabria, Basilicata, Sicilia e non solo. Approdate in Italia per sfuggire al pericolo delle invasioni turche, le popolazioni provenienti dall’altra sponda del Mare Adriatico hanno portato con loro la propria lingua, le proprie tradizioni, il proprio rito religioso. Un bagaglio socio-culturale consistente, che gli appartenenti alla minoranza arbereshe sono riusciti a coltivare attraverso i secoli.

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La festa ha avuto inizio dalla chiesa del SS. Salvatore, sede della parrocchia di Rito Greco dell’Eparchia di Lungro, sul cui sagrato si sono concentrati i gruppi provenienti da quasi tutte le comunità italo-albanesi interessate. E quest’anno la manifestazione ha avuto anche un significato particolare, ricorrendo il 550° anniversario della morte di Skanderbeg, il condottiero cui è anche dedicato un busto posto sulla balconata di corso Plebiscito.

A dominare l’intera iniziativa sono stati i colori vivaci con cui sono realizzati i particolari costumi indossati per l’occasione soprattutto dalla componente femminile, che li ha sfoggiati al suono di musiche e canti tradizionali. Costumi di gala soprattutto, indossati solo nelle grandi festività e realizzati con materiali preziosissimi, ma anche vestiti di mezza festa e giornalieri, a testimonianza della varietà delle fogge e dei significati.

La sfilata si è snodata lungo il ponte Alarico e l’isola pedonale di corso Mazzini, per giungere poi nello spazio aperto di Piazza Bilotti compiendo così una “traversata” nel cuore di Kosenxë, città nella quale risiede una nutrita comunità arbëreshe.

Lorenzo Coscarella

Bukuria arbereshe 20-5-2018

in PdV, 24/05/2018, p. 16

Istantanee dall’evento:

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La cultura arbëreshe nella biblioteca Bellusci

Nel cuore del Pollino, la biblioteca-museo di Frascineto conserva un vero patrimonio di storia e tradizione.

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La Calabria, anche se geograficamente è un po’ periferia d’Europa, nel corso della sua storia è stata un crocevia di popoli e di culture. Genti tra loro diverse hanno incrociato, in varie vesti, le loro vicende con quelle della popolazione locali. Invasori, governanti, rifugiati, ogni popolo ha comunque lasciato nella regione tracce più o meno significative del proprio passaggio.

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Particolarmente notevoli sono, soprattutto nella provincia di Cosenza, le testimonianze della cultura italo-albanese, significative perché ancora vive e sentite tra una porzione importante di popolazione. La cultura arbereshe si contraddistingue essenzialmente per due elementi: la lingua e il rito, entrambi legati alle comuni origini balcaniche delle popolazioni che, nel corso del XV sec., trovarono rifugio sulle coste calabresi per sfuggire alle invasioni dei turchi nella loro patria d’origine.

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È eccezionale notare come nel corso di circa 600 anni gli arbereshe, ormai calabresi a tutti gli effetti, abbiano mantenuto tenacemente la loro identità. Negli ultimi decenni si sono registrate, inoltre, numerose iniziative per il recupero e la salvaguardia di molteplici aspetti della cultura italo-albanese, e tra queste merita un posto d’onore la Biblioteca Internazionale “A.Bellusci”.

Una biblioteca che è molto più che un contenitore di libri. La sua sede è a Frascineto, al confine tra il centro storico e i monti del Pollino la cui vista è possibile ammirare dalla stessa sala di lettura, e il luogo che la ospita è la casa stessa del suo fondatore, il protopresbitero Antonio Bellusci.

ImmagineIl raggio di azione è ampio, perché la biblioteca conserva migliaia di volumi, foto, registrazioni e altro materiale riguardante non solo la presenza arbereshe in Calabria, ma anche sulle comunità di origine albanese sparse in Italia e nelle altre nazioni in cui gli albanesi si sono dispersi. Una biblioteca fortemente specialistica dunque, e che ha proprio in questa sua specializzazione il suo punto di forza. È raro, infatti, trovare altrove altrettanto materiale sul tema, il che fa diventare la biblioteca meta ogni anno di numerosi studiosi che vogliano avvicinarsi al settore.

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Nell’edificio si possono ammirare inoltre numerosi oggetti della vita quotidiana di queste comunità, a rappresentare le tracce della cultura popolare. Coesistono così la Biblioteca e il Museo Etnografico “Argalia – Il Telaio”, aperti dal fondatore a chiunque voglia approfondire la conoscenza della comunità arbereshe in tutti i suoi aspetti.

Si spera che l’esempio della Biblioteca Bellusci possa sensibilizzare anche altri, che mettendo il proprio materiale a disposizione della collettività contribuiranno a trasmettere fatti, vicende e aspetti che altrimenti andrebbero irrimediabilmente perduti.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 26/09/2013, p.19)