Rogliano: l’orologio del campanile di S. Giorgio

Posto sul campanile della chiesa di S. Giorgio di Rogliano, lo strumento era di proprietà dell’Università, che ne curava la gestione con le tasse dei cittadini. 

Rogliano CosenzaAttualmente non si coglie appieno l’importanza di un orologio pubblico in un centro abitato. Fino a circa un secolo fa, invece, quando gli strumenti per calcolare il tempo non erano alla portata di tutti, la presenza di un orologio che servisse una intera comunità era uno dei pochi modi per scandire lo scorrere del giorno, in modo più preciso rispetto al sole.

Da varie fonti emerge che nel corso del ‘700 varie località del cosentino si dotarono di orologi pubblici. Posti in genere sui campanili delle chiese, contribuirono a regolare la vita dei paesi e delle aree fin dove arrivava il suono dei loro rintocchi. Per Rogliano, una breve annotazione ci tramanda la data di realizzazione, di posizionamento, e il nome dell’esecutore dell’orologio della chiesa di S. Giorgio:

“L’Oriloggio dell’Insigne Collegiale Chiesa di S. Giorgio Martire si è formato nel cor(ren)te anno 1757, e posto nel suo luogo nel dì 20 Giugno cor(ren)te, il Maestro fu Matteo Veltri del Lago – Rogliano 23 Giugno 1757”.

Rogliano CalabriaA tramandarci la notizia è un notaio roglianese del ‘700, Francesco Clausi, che la appuntò alla fine di un suo registro insieme ad alcuni altri avvenimenti locali.

Sono interessanti il nome e la provenienza dell’artefice, Matteo Veltri da Lago, perché non doveva essere facile per un calabrese acquisire le competenze tali per realizzare uno strumento complesso come un orologio, con i suoi meccanismi e i vari accessori.

RoglianoLa chiesa di S. Giorgio, ora dichiarata monumento nazionale per la sua struttura e per le opere d’arte che custodisce, era la parrocchia di riferimento del rione di Rota, “cedola” che insieme a Spani, Cuti e Marzi formava la Rogliano del ‘700.

Il massiccio campanile ha la particolarità di essere staccato dalla chiesa, e mantiene una preminenza sulle piazze e strade circostanti. Per le funzioni che svolgeva in passato era molto più di un edificio ecclesiastico. I campanili svolgevano infatti anche le funzioni di torri civiche, il suono delle loro campane era utilizzato per lanciare allarmi o celebrare occasioni civili particolari, e secondo alcuni potevano anche essere utilizzati come torri di avvistamento, aspetto ancora da approfondire.

Anche se posto sul campanile di una chiesa, l’orologio non era dunque una di proprietà della chiesa stessa ma dell’Università, termine che è avvicinabile a quello attuale di Comune. Ed era l’Università che ne curava la gestione, utilizzando i soldi delle tasse dei cittadini. Riguardo al caso di Rogliano, nel 1753 l’Università di Rogliano Rota pagava, tra le spese annue, 3 ducati “Alla P(erso)na che acconcia l’orologio”.

Lo strumento quindi era presente anche da prima della data del 1757 tramandataci da Clausi, che a questo punto può riferirsi ad un rifacimento o ad un nuovo posizionamento dell’orologio stesso.

Articolo Rogliano Orologio S. GiorgioNella vicina Marzi, invece, per “l’Acconcio dell’Orologio” si spendeva annualmente il doppio, dunque 6 ducati, e spese simili sono registrate anche per altri paesi. A Carpanzano e Pietrafitta, ad esempio, la spesa annua per il mantenimento dell’orologio era di 5 ducati, a Figline di 3,60 ducati l’anno, a Domanico e Grimaldi di 6, ad Aprigliano di 18, ma in quest’ultimo caso gli orologi che servivano i vari rioni erano più di uno.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 05/11/2015, p. 21)

Pietrafitta: vicende e curiosita di un casale presilano

Varie fonti indicano come il XVII secolo sia stato per il paese un periodo di forti trasformazioni.

pietrafitta-cosenza-calabria

Il rapporto tra la città di Cosenza ed i paesi attorno ad essa è stato sempre strettissimo nei secoli passati. E ciò valeva soprattutto per quel gruppo di paesi posti sulle colline a Sud e che avevano lo status di Casali, centri abitati che, insieme alla città di Cosenza, erano soggetti direttamente all’autorità regia e non avevano alcun feudatario.

palazzo-donnis-pietrafitta-cosenza

Cosenza e i casali si consideravano dunque una sola cosa, anche se ogni casale aveva una propria organizzazione e tutti erano raggruppati in venti gruppi di più casali detti Baglive.

Tra le antiche Baglive merita di essere ricordata quella di Pietrafitta, casale presilano che è passato alla storia perché nel suo territorio, e precisamente nella grangia florense di Canale, nel 1202 morì Gioacchino da Fiore, figura centrale dell’intero pensiero medioevale.
Ma la storia non è fatta solo di grandi eventi, e spulciando tra le carte vengono spesso alla luce notizie poco note, ma curiose e utili a ricostruire vari tasselli della storia di una comunità.

Pietrafitta appare attualmente come un unico centro abitato perché ha conosciuto di recente una certa espansione urbanistica, ma in passato mostrava una struttura più sparsa in quanto formata da più rioni. Questa distinzione, che ora rimane nei nomi tradizionali dei quartieri, era in passato più concreta.

Completavano poi la Bagliva di Pietrafitta i casali di Torzano (ora Borgo Partenope) e Sant’Ippolito, università a sé stanti che fra alti e bassi hanno unito le loro vicende a quelle pietrafittesi fino al 1893, quando si separarono aggregandosi alla più frequentata Cosenza.

pietrafitta-cosenza-affresco

Terremoti, peste e guerre anche interne hanno più volte segnato le vicende pietrafittesi. Il 1638, ad esempio, è ricordato per il terribile terremoto che devastò la Calabria settentrionale e che a Pietrafitta provocò numerose vittime oltre che la distruzione di gran parte delle case e di due chiese. Tra queste la chiesa di S. Giovanni Battista, che era una delle due parrocchie del paese e serviva i rioni bassi del casale. L’altra parrocchia, che era sotto il titolo di S. Nicola di Bari, raggruppava invece i rioni alti ed è oggi l’unica di Pietrafitta.

pietrafitta-cosenza-s.nicolaLa chiesa di S. Nicola è tra le più interessanti della Presila e la sua facciata domina dall’alto il paese, con l’antico campanile poco distante. Dando una occhiata attenta alla sua struttura si possono leggere i vari rimaneggiamenti che l’hanno interessata nel corso dei secoli, dalla sua fondazione fino al ‘900.

L’edificio avrebbe infatti bisogno di restauri, che potrebbero valorizzare al meglio le testimonianze che racchiude, dal rosone all’iscrizione del 1491, dalle tele alle tracce di affreschi, dai portali in tufo ai rilievi scolpiti che caratterizzano la navata sinistra. L’edificio conserva quindi uno spaccato dell’arte locale che abbraccia più di cinque secoli, a testimonianza della ricca storia di uno dei principali casali di Cosenza.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 20/06/2013, p.18)

Articolo Pietrafitta Coscarella