Il titolo di Città per Rende e Mendicino

I due comuni del cosentino sono stati insigniti del riconoscimento. Molti centri in Calabria godono di questo riconoscimento da alcuni secoli e per le ragioni più varie.

Rende Cosenza

Rende e Mendicino sono da ora, per la legge, le due città più giovani della Calabria. I due comuni infatti sono stati insigniti del titolo di Città. Cosa significa questo?

Rende di fatto lo era già, una delle città più vivaci della regione, che integrandosi con Cosenza forma il nucleo principale di un’area urbana attorno alla quale ruotano anche i numerosi comuni del circondario. Anche Mendicino si inserisce tra i centri orbitanti nell’area urbana cosentina e il conferimento del titolo va a sancire i progressi fatti negli ultimi anni dal comune delle Serre.

Mendicino CosenzaIn Italia il “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (D.lgs. 18 agosto 2000 n.267) stabilisce all’art. 18 che “Il titolo di città può essere concesso con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’interno ai comuni insigni per ricordi, monumenti storici e per l’attuale importanza”. Una concessione che arriva al termine di un particolare iter amministrativo.

L’ordinamento attuale prevede dunque che sia il Presidente della Repubblica a sancire il titolo, tuttavia alcuni centri ne godono comunque per ragioni storiche che affondano le proprie origini anche a molti secoli addietro. Il titolo, insieme al prestigio, comportava anche altri vantaggi e privilegi, soprattutto nella tassazione. La città di Cosenza, ad esempio, gode di questo titolo “ab immemorabili”. Da sempre Città Regia, come capitale del Bruzio Cosenza fu nel corso dei secoli il centro abitato principale di un’area che andava ben oltre l’attuale provincia, e viene infatti indicata come città in tutti i documenti sin dal Medioevo.

Cosenza Rende

Molti centri in Calabria godono di questo titolo da alcuni secoli e per le ragioni più varie. Catanzaro e Castrovillari, ad esempio, sin dal ‘500 con privilegi dell’imperatore Carlo V, e per diverse ragioni anche altri centri grandi e piccoli, da Reggio Calabria a Strongoli, da Lamezia Terme a Petilia Policastro, da Rossano a Corigliano Calabro. Un accenno particolare merita il caso di Cutro (Kr), che ottenne il titolo nel ‘500 grazie ad una partita a scacchi. Dopo aver vinto una celebre sfida scacchistica nel 1575, infatti, il cutrese Giovanni Leonardo Di Bona chiese e ottenne in premio il privilegio del titolo di città per il suo paese natale.

Mendicino

Anche altri luoghi del cosentino godono del titolo di città grazie a privilegi lontani nel tempo. Tra questi ricordiamo Paola, cui venne riconosciuto il titolo sin dal ‘400, in particolare secondo alcuni storici nel 1496 da parte di Ferdinando II di Aragona. Titolo confermato poi nel 1555 dall’imperatore Filippo II di Spagna. Rogliano ricevette il titolo di città nel 1745 da parte di Carlo III di Spagna con dispaccio del 3 giugno di quell’anno. Secondo varie fonti godrebbe di questo titolo anche Scigliano su concessione del Re Filippo IV intorno al 1636. Dopo l’Unità d’Italia la concessione del titolo venne affidata al Re e regolata con apposite leggi, passando poi tra i compiti del Presidente della Repubblica fino ai nostri tempi. Tra i riconoscimenti più vicini nel tempo ricordiamo che nel 1973 è stato assegnato il titolo di Città ad Amantea, con DPR dell’8 giugno di quell’anno. Bisignano lo ottenne con DPR del 24 marzo 1994, mentre Acri con decreto del 17 settembre 2001.

Città Provincia Cosenza

Ora il titolo è stato dunque riconosciuto anche ai Comuni di Rende e di Mendicino, che con il decreto del Presidente della Repubblica rientrano da ora a pieno titolo tra le città d’Italia.

A seguito del riconoscimento del titolo di Città, l’amministrazione locale provvede anche a rinnovare lo stemma e il gonfalone. Il simbolo civico viene sormontato non più dalla cosiddetta “corona di Comune” ma dalla “corona di Città”, ovvero la corona turrita, che rappresenta una cinta muraria dotata di torri.

Corona di città

Lo stemma civico dell’antica “Terra di Rende”, come veniva definita ancora agli inizi dell’800 prima di assumere lo status di Comune, rappresenta nello scudo il castello munito di tre torri, richiamo probabilmente al castello che domina il centro storico di Rende. Uno stemma dalle origini antiche, che alcuni fanno risalire al ‘200 e che ha rappresentato nel tempo il simbolo della comunità civica rendese.  Le prime attestazioni giunte sino a noi sono scolpite sul castello e sull’arco del portale centrale della chiesa matrice, e lo stesso simbolo veniva impresso come sigillo per dare ufficialità ai documenti. È il caso di un esemplare impresso su un documento custodito presso l’Archivio Storico Diocesano di Cosenza, apposto con inchiostro nero su un documento del 1785 e che qui vi presentiamo.

Rende Cosenza SigilloCuriosamente anche lo stemma civico di Mendicino presenta tre torri, descrivendosi secondo il Decreto del 1960 “d’azzurro, ai tre monti di verde nascenti dalla punta e ordinati in fascia, sormontati ciascuno da una torre al naturale, merlata alla guelfa, aperta e finestrata di nero; la mediana più alta, il tutto sormontato da una stella d’argento raggiata”. In entrambi i casi il riconoscimento porterà all’aggiunta del nuovo elemento sul simbolo civico e sul gonfalone di rappresentanza.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 17/03/2016)

Rende stemmaStemma Mendicino

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Il sigillo dell’Università di Marano Principato

A partire dal 1800 nello stemma civico del paese compare la raffigurazione della Annunciazione, legata all’identità religiosa e civile dei maranesi.

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Il termine “Università” fino all’Ottocento indicava nel Regno di Napoli i vari paesi che avevano ognuno una propria amministrazione. Potrebbe in qualche modo avvicinarsi all’attuale concetto di Amministrazione comunale, ma veniva usato in modo più ampio e indicava anche centri più piccoli. Ogni università aveva il proprio sigillo, che si rifaceva ad un segno distintivo del posto o a qualche caratteristica che ne esprimeva l’identità, e qui diamo un po’ di attenzione al sigillo di una università relativamente giovane, quella di Marano Principato.

stemma-attuale-marano-principato

La storia dei “due Marani”, per quanto recente, fu abbastanza travagliata. Erano in origine contrade rurali, dicono gli storici del posto, che si ripopolarono accogliendo i superstiti del terremoto del 1638 provenienti da Castelfranco, l’odierna Castrolibero, e da Rende. Ciò provocò non pochi problemi tra i due centri per la riscossione delle tasse, finché uno dei due centri passò sotto l’amministrazione del marchesato di Rende, prendendo così il nome di Marano Marchesato, e l’altro invece sotto l’amministrazione del principe di Castelfranco, distinguendosi come Marano Principato.

Marano Principato diventò poi università autonoma nel 1800. Spulciando tra alcuni documenti dell’Archivio Storico Diocesano si può vedere come i documenti ufficiali riguardanti il paese fino alla fine del ‘700 recassero ancora il sigillo di Castelfranco. Dopo il 1800, con la conquistata autonomia, Marano si dotò di un sigillo proprio. Lo si può vedere ad esempio in un documento del 15 maggio 1801, in cui il sindaco Ruffolo attestava che un “clerico” del posto non faceva parte di una famiglia numerosa.

sigillo-marano-principato-1800Il sigillo è di forma quasi tonda e reca la scritta “UNIVERSITÀ DI MARANO PRINCIPATO”. Al suo interno raffigura una scena sacra, precisamente una Annunciazione, e rientra dunque tra i sigilli cosiddetti “agiografici”. L’Annunziata era la protettrice del paese e ad essa era dedicata la chiesa principale del posto. Bisogna però ricordare che la parrocchia sotto questo titolo venne istituita soltanto alcuni anni dopo, precisamente nel 1813.

La presenza dell’Annunciazione nel sigillo dell’università di Marano Principato testimonia così come questa raffigurazione fosse legata non solo all’identità religiosa dei maranesi, ma anche all’identità civile, tanto da sceglierla come simbolo civico del paese prima ancora dell’erezione della parrocchia.

articolo-sigillo-università-marano

Lo stemma attuale del comune di Marano Principato è molto differente da quell’antico sigillo con l’Annunziata, e si mostra ora “d’azzurro, ad una torre quadrata d’argento […] sormontata da una corona d’oro principesca gemmata; la torre, fondata sulla campagna di verde, è addossata ad un gruppo di montagne dello stesso”. Le vicende degli ultimi due secoli hanno portato dunque al mutamento del simbolo civico del comune.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 16/05/2013, p.17)