Risalendo Corso Telesio

Un breve viaggio attraverso la principale strada del centro storico di Cosenza, dedicata al filosofo Bernardino Telesio.

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Corso Telesio è molto di più che una strada. Attraversa il cuore del centro storico di Cosenza, uno dei più estesi del Sud Italia, e ne è un po’ il biglietto da visita. Per i turisti che decidono di avventurarsi nella città vecchia non può che essere una tappa obbligata.

Un percorso lungo questa strada è già di per sé un percorso nella storia di Cosenza. Risalendo i vari tratti, infatti, è possibile incontrare alcuni degli edifici simbolo della città, e nelle adiacenze della strada diversi scavi archeologici hanno messo in evidenza i resti della Consentia brettia e romana, mentre al periodo medievale risale l’impianto viario che ancora conosciamo.

Piazza piccola

Partendo dall’attuale Piazza dei Valdesi, punto in cui il fiume Busento era attraversato da un antico ponte a tre arcate e luogo di una delle porte della città, il Corso si inerpica sul fianco del colle Pancrazio. Prende il nome da uno dei più illustri figli di Cosenza, il filosofo cinquecentesco Bernardino Telesio, ma fino all’Ottocento ogni tratto aveva un suo appellativo, legato alle professioni che vi si svolgevano o ai prodotti che si vendevano o producevano nelle varie aree: “Fontana nuova”, “Piazza delle uova” piazza piccola o “Piazza dei pesci”, “strada delli mercanti”.

Risalendo, ad un tratto la strada si allarga per far spazio alla “piazza grande” e l’attenzione viene attirata dalla imponente facciata di quello che, insieme al castello svevo, è uno dei principali monumenti della città: il Duomo.

Il tratto del corso che dal Duomo sale verso l’attuale piazza Parrasio era noto come Strada degli orefici, mentre dalla piazza in poi prendeva il nome di Giostra nuova, in contrapposizione alla Giostra vecchia che si trovava più in alto. Il nome “Giostra” deriva dall’usanza di svolgere qui gli antichi tornei a cavallo nei quali si sfidavano i cavalieri, e in questo tratto nel ‘500 vennero costruiti alcuni tra i più imponenti palazzi nobiliari della città.

Piazza Parrasio

Si giunge infine in Piazza XV Marzo, già detta “Paradiso”, a detta di molti una delle piazze più belle del Meridione. Prende il nome dall’insurrezione del 15 marzo 1844, anticipo della spedizione dei Fratelli Bandiera ricordata dalla statua raffigurante la Libertà. Su di essa affacciano edifici molto significativi come il palazzo della Provincia, il Teatro Alfonso Rendano e il palazzetto dell’Accademia e Biblioteca Civica. Telesio, con la sua statua inaugurata nel 1914, è anche qui protagonista.

Centro storico

Attraversare Corso Telesio è come compiere un viaggio attraverso i secoli, ma la storia continua nei numerosi vicoli che da qui si inoltrano nei vari quartieri della città vecchia. L’abbandono degli ultimi anni, i crolli, il degrado di molte zone, non rendono giustizia alle potenzialità della città vecchia.

Centro storico cs

La speranza è che si mettano in atto tutte le misure necessarie in primo luogo per la messa in sicurezza e, subito a seguire, per la valorizzazione di questa porzione di Cosenza. Una porzione fondamentale per una città che dovrebbe andare più fiera della sua storia plurimillenaria.

 Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Aprile/Maggio 2017, pp. 26-27

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Il mistero della tomba di Telesio

Era in Cattedrale, ma dove di preciso? La questione ci ha incuriositi e abbiamo fatto alcune ricerche. Nell’articolo forniamo così una ipotesi, basata sulla collocazione dell’antica cappella di famiglia in fondo alla navata destra.

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Nei primi giorni di ottobre del 1588 moriva nella sua città il filosofo Bernardino Telesio. Alcuni studiosi riportano il 3 come data della morte e l’8 come data della sepoltura, e si sa che la salma del filosofo fu esposta per qualche tempo in Cattedrale, come riferito dall’autorevole testimonianza di un altro grande calabrese, Tommaso Campanella, giunto proprio in quei giorni a Cosenza.

Campanella sperava di conoscere Telesio, la lettura delle cui opere lo aveva conquistato, ma non poté far altro che rendere omaggio al suo feretro e deporvi un componimento in sua memoria.

ImmagineIl corpo di Telesio venne quindi deposto nella stessa cattedrale nella sepoltura di famiglia, ma della sua tomba non resta più alcuna traccia, né vi si trovano indicazioni dell’originaria posizione. Considerando alcuni dati se ne potrebbe però ipotizzare la collocazione.

La tomba era ancora visibile nel 1693 quando visitò Cosenza l’abate Pacichelli, ma dovette andare dispersa con i restauri di metà ‘700 voluti dall’arcivescovo Capece Galeota, durante i quali si innalzò anche il livello del pavimento. Nel 1838 il letterato cosentino Francesco Saverio Salfi scriveva di come alcuni anni prima l’iscrizione sepolcrale di Telesio si fosse rinvenuta in duomo, nella cappella del Crocefisso. Su di essa si leggeva: “Thylesii tegit ossa lapis; da lilia busto – Vivit ubi victi gloria Aristotelis”. Ma non tutti gli studiosi concordano sull’autenticità di quanto scriveva il Salfi.

Lo storico Davide Andreotti ci dà un elenco delle cappelle laterali del duomo che può essere utile nel fare una ipotesi sul posto dove la tomba di Telesio poteva trovarsi. Lo storico elencava in genere le cappelle partendo dall’ingresso fino al presbiterio, e per il duomo enumerava “nell’ala destra entrando in chiesa” sette cappelle, tra cui una cappella della famiglia Telesio con relativo sepolcro intitolata al “SS.Crocifisso”. Si trattava della sesta cappella elencata, e in genere nelle navate laterali le cappelle erano costituite da altari lungo la parete, in corrispondenza di ciascun arco.

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Nella cattedrale di Cosenza sui pilastri in tufo si innestano otto arcate. A destra, alla sesta arcata corrisponde la parete su cui si apre la porta laterale che dà sul corso. Considerando ciò, la posizione della cappella Telesio scalerebbe alla settima arcata, dunque la posizione del sepolcro si potrebbe ipotizzare nell’area in cui si vede sistemato il frammento dell’antico pavimento della chiesa, poco prima del sarcofago marmoreo detto di Enrico VII.

Naturalmente una più accurata ricerca documentaria potrebbe apportare maggiori notizie in merito. Degli altari laterali non resta infatti più alcuna traccia, visto che furono completamente rimossi agli inizi del ‘900. Oggi della cappella dei Telesio resta solo il grande Crocefisso ligneo che pende dall’arco del presbiterio. Opera che, risalendo al XV secolo, allo stesso Bernardino Telesio doveva essere familiare.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 26/01/2012, p.21)

Il primo degli uomini nuovi: Telesio

Il suo ruolo fu centrale per la crescita culturale della fiorente Cosenza del ‘500

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“Il primo degli uomini nuovi”. Così lo definiva il filosofo inglese Bacone a rimarcare la sua importanza per il pensiero moderno. Stiamo parlando di un cosentino, molto conosciuto di nome ma meno per il ruolo che ha giocato nella filosofia occidentale: Bernardino Telesio.

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Stemma dei Telesio

Nacque a Cosenza nel 1509 da famiglia nobile, di quelle che avevano voce in capitolo (o meglio in Sedile, come era chiamato il governo della città) nella gestione del potere nella Cosenza del XVI secolo.

La sua vita potrebbe dividersi in due fasi: la giovinezza, fatta di avventure, viaggi, studi e amicizie influenti, e l’età matura, trascorsa nella sua città, dedicandosi allo studio e alla famiglia.

Ancora bambino si recò a Milano con lo zio Antonio, anch’egli noto uomo di studi, e da lì passò in Roma, Venezia, Padova, Bologna e Napoli. A Roma nel 1527 fu addirittura arrestato durante il saccheggio della città, a Padova invece approfondì gli studi in quella celebre università.

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La sua importanza per il pensiero moderno sta nell’aver messo in dubbio le dottrine aristoteliche, fino a quel momento da tutti ritenute “intoccabili”. Per questa sua spinta innovatrice, simboleggiata dalla sua opera principale “De rerum natura iuxta propria principia”, influenzò molti altri filosofi, tra tutti Tommaso Campanella.

Quando tornò a Cosenza godeva già di molta fama. In città completò i suoi studi e le sue opere, rifondando l’Accademia Cosentina, e affrontando gravi dolori, come l’uccisione in duello del figlio Prospero. 

Morì nella sua città nel 1588. Della sua tomba in Cattedrale, che poteva trovarsi alla fine della navata destra, non resta traccia. A ricordarlo però, insieme al nome del corso antico, avanti al Teatro Rendano campeggia ancora oggi la sua grande statua.

Lorenzo Coscarella

(People Life, A.4 n.2(37) febbraio 2013, p.20)