Nel rione dei pignatari, alle porte della città

Il quartiere non ha perso il suo carattere genuinamente popolare e continua ad essere il confine tra centro e periferia.

Cosenza-quartiere-massa-pignatariPer tutti coloro che si riversano a Cosenza ogni mattina dalla Presila, dalle frazioni, e dagli altri paesi a sud che ne costituivano gli antichi casali, il quartiere “della massa” resta la vera porta d’accesso alla città dei Bruzi.

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A dominare la zona è il complesso di S. Agostino. Dell’insediamento monastico resta ancora l’antica chiesa, una delle più interessanti della città con le sue cripte ancora da scoprire, ed il convento, che ospita il Museo dei Bretti e degli Enotri che raccoglie il notevole patrimonio archeologico della provincia.

Poco distante il sacrario dei fratelli Bandiera richiama la più conosciuta pagina della storia risorgimentale della città, mentre un enigmatico acquedotto medioevale attraversa il vallone di Rovito più a monte, cui fa da eco all’ingresso della valle il grande ponte ad arcate della ferrovia.

Anticamente conosciuto come “rione dei pignatari”, prende l’attuale nome di “massa” dalle barriere che già ai primi del ‘700 vennero erette ai margini del corso del fiume per evitare che inondasse la parte bassa della città. Il rapporto tra gli abitanti della zona e il vicino fiume è stato infatti, nel corso dei secoli, sempre causa di tensioni.

Cosenza-quartiere-massa-pignatari-sopporticoQuesta barriera doveva essere tanto familiare che “alla massa” divenne accezione comune per indicare il quartiere, e la vecchia denominazione legata ai pignatari passò in disuso. Il nome antico era infatti legato ai fabbricanti di “pignate”, recipienti in terracotta per la cucina. Questi dovevano esservi concentrati in passato visto che nella zona avevano i mezzi per il proprio lavoro.

Il quartiere era una sorta di borgo satellite della città. Attaccato al fiume, costituiva una sorta di “vaso di decantazione” per le famiglie che scendevano dai casali e dagli altri paesi ad abitare a Cosenza. Vista la sua caratterizzazione di quartiere popolare, infatti, offriva abitazioni più alla portata di chi si spostava dal paese di origine per andare a vivere nella capitale della Calabria Citra.

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Dal rione, forse proprio per questa sua anima popolare, partirono spesso rivolte e sommosse, iniziando dai 160 armati che appoggiarono il capitano Gervasi nella rivolta del 1647 contro i nobili, fino ai tempi recenti quando nel quartiere abitavano molti antifascisti.
Centrale per l’economia del quartiere era la fiera di S. Agostino e ancora oggi l’attuale fiera di S. Giuseppe, che ha raccolto l’eredità di tutte le antiche fiere cittadine, continua a riversare nel quartiere fiumi di gente nei giorni a cavallo del 19 marzo.

Un quartiere, quello della massa, o dei pignatari per ricordare il vecchio nome, che per la sua posizione ha sempre fatto da tramite tra la città e la campagna. E ora che le campagne non hanno più il ruolo di un tempo, non ha perso però il suo carattere genuinamente popolare, e continua ad essere il confine tra centro e periferia, agli angoli di in un centro storico in sospeso tra le bellezze del passato ed i problemi del presente.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 31/01/2013, p.20)

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