1584, la prima “foto panoramica” di Cosenza

Nella Biblioteca Angelica di Roma è conservata una delle più antiche raffigurazioni della Città dei bruzi risalente circa al 1584.

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Vedere una foto in bianco e nero di un luogo aiuta ad immaginare come questo potesse essere nel passato. Uno strumento prezioso, che fissa sulla carta l’immagine di un posto naturalmente soggetto a cambiamenti. Ciò è possibile fino a circa un secolo addietro, o poco più, quando la fotografia iniziò a diffondersi. Ma prima?

CosenzaPrima della diffusione della fotografia erano ovviamente molto più rare le rappresentazioni di vedute o di luoghi. Raffigurazioni affidate per lo più a disegni, a incisioni a stampa o a qualche raro dipinto.

Per il caso cosentino ci sono fortunatamente pervenute alcune sporadiche riproduzioni della città, che aiutano a farci una idea di come potesse essere la Cosenza del passato.

Angelo RoccaLa più antica, ma forse la più precisa, di queste raffigurazioni della Cosenza di un tempo è conservata a Roma presso la Biblioteca Angelica, fondata nel 1604 dal monaco e vescovo agostiniano Angelo Rocca. Fu proprio Angelo Rocca a “commissionare” il disegno della città intorno all’anno 1584. L’agostiniano, infatti, aveva in progetto di stampare un’opera con la storia delle principali città dove aveva sede il suo ordine e aveva richiesto ai rappresentanti agostiniani locali di mandargli informazioni e un disegno per ciascuna città.

Cosenza_esplorazioni_cosentineA Cosenza il Rocca era stato di persona proprio nel 1584 per visitare insieme ad un superiore il convento degli agostiniani. La struttura ospita attualmente il Museo dei Brettii e degli Enotri, ed è annessa all’antica chiesa di Sant’Agostino ancora aperta al culto.

La carta di Cosenza venne realizzata in quel periodo. Non è chiaro chi ne sia l’autore, in ogni caso presenta una discreta accuratezza nella rappresentazione dell’abitato, delle chiese, delle strade, dei fiumi, il tutto esplicato in una legenda alla base del disegno.

Cosenza_esplorazioni_cosentine_Esaminando il disegno a primo impatto risulta chiaro come la città fosse concentrata in gran parte sul colle Pancrazio, che nella carta è detto stranamente “Monte elisio”, sormontato dal castello che ancora svolgeva appieno la sua funzione difensiva.

Cosenza_esplorazioni_cosentine.La parte tra il fiume Crati e il castello era dunque il vero e proprio centro cittadino, articolato in strade e vicoli che si snodavano, come ancora adesso avviene, a partire dalla strada principale corrispondente all’attuale corso Telesio. Al centro la “Piazza maestra”, sulla quale spicca la “Ecclesia Cathedrali” raffigurata in modo abbastanza preciso.

Poco sotto il castello, la “porta chiana” è rappresentata come una strada d’accesso alla città affiancata da due file di edifici.

Oltre il Pancrazio la città si estende per una porzione anche al di là dei fiumi. Sull’altra sponda del Crati sono presenti le aree dei Pignatari, della Garrubba, della Reginella e del colle detto “lo Triglio”, con i palazzi “del m.o portolano” e “del Re” o “de la Corte”, attualmente chiamato Palazzo Arnone.

Cosenza_Calabria_ItaliaAl di là del Busento, invece, si estende il sobborgo dei Rivocati, anch’esso caratterizzato da edifici religiosi piccoli e grandi.

I fiumi e i ponti sono tracciati con una certa accuratezza. Il Crati è attraversato dal Ponte di S. Agostino e dal “Ponte di s. Maria per andare alla beccaria” (oggi chiamato S. Francesco e che porta all’attuale Piazza Piccola). Sul Busento, invece, il ponte dei Rivocati presenta le tre arcate citate dagli storici, con la porta sull’imboccatura che permetteva di chiuderne l’accesso.

Osservando il disegno viene naturale confrontare la città disegnata nella carta del Rocca con la Cosenza attuale, notare le tracce di ciò che si è conservato e conoscere anche ciò che non c’è più.

Lorenzo Coscarella

(Articolo intero su Parola di Vita, 15/05/2014, p. 19)

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Nel rione dei pignatari, alle porte della città

Il quartiere non ha perso il suo carattere genuinamente popolare e continua ad essere il confine tra centro e periferia.

Cosenza-quartiere-massa-pignatariPer tutti coloro che si riversano a Cosenza ogni mattina dalla Presila, dalle frazioni, e dagli altri paesi a sud che ne costituivano gli antichi casali, il quartiere “della massa” resta la vera porta d’accesso alla città dei Bruzi.

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A dominare la zona è il complesso di S. Agostino. Dell’insediamento monastico resta ancora l’antica chiesa, una delle più interessanti della città con le sue cripte ancora da scoprire, ed il convento, che ospita il Museo dei Bretti e degli Enotri che raccoglie il notevole patrimonio archeologico della provincia.

Poco distante il sacrario dei fratelli Bandiera richiama la più conosciuta pagina della storia risorgimentale della città, mentre un enigmatico acquedotto medioevale attraversa il vallone di Rovito più a monte, cui fa da eco all’ingresso della valle il grande ponte ad arcate della ferrovia.

Anticamente conosciuto come “rione dei pignatari”, prende l’attuale nome di “massa” dalle barriere che già ai primi del ‘700 vennero erette ai margini del corso del fiume per evitare che inondasse la parte bassa della città. Il rapporto tra gli abitanti della zona e il vicino fiume è stato infatti, nel corso dei secoli, sempre causa di tensioni.

Cosenza-quartiere-massa-pignatari-sopporticoQuesta barriera doveva essere tanto familiare che “alla massa” divenne accezione comune per indicare il quartiere, e la vecchia denominazione legata ai pignatari passò in disuso. Il nome antico era infatti legato ai fabbricanti di “pignate”, recipienti in terracotta per la cucina. Questi dovevano esservi concentrati in passato visto che nella zona avevano i mezzi per il proprio lavoro.

Il quartiere era una sorta di borgo satellite della città. Attaccato al fiume, costituiva una sorta di “vaso di decantazione” per le famiglie che scendevano dai casali e dagli altri paesi ad abitare a Cosenza. Vista la sua caratterizzazione di quartiere popolare, infatti, offriva abitazioni più alla portata di chi si spostava dal paese di origine per andare a vivere nella capitale della Calabria Citra.

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Dal rione, forse proprio per questa sua anima popolare, partirono spesso rivolte e sommosse, iniziando dai 160 armati che appoggiarono il capitano Gervasi nella rivolta del 1647 contro i nobili, fino ai tempi recenti quando nel quartiere abitavano molti antifascisti.
Centrale per l’economia del quartiere era la fiera di S. Agostino e ancora oggi l’attuale fiera di S. Giuseppe, che ha raccolto l’eredità di tutte le antiche fiere cittadine, continua a riversare nel quartiere fiumi di gente nei giorni a cavallo del 19 marzo.

Un quartiere, quello della massa, o dei pignatari per ricordare il vecchio nome, che per la sua posizione ha sempre fatto da tramite tra la città e la campagna. E ora che le campagne non hanno più il ruolo di un tempo, non ha perso però il suo carattere genuinamente popolare, e continua ad essere il confine tra centro e periferia, agli angoli di in un centro storico in sospeso tra le bellezze del passato ed i problemi del presente.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 31/01/2013, p.20)