La Cattedrale barocca ricompare in foto inedite

Alcune foto rinvenute presso l’Archivio storico diocesano mostrano particolari delle decorazioni settecentesche della navata.

cattedrale-cosenza-barocco

Attualmente siamo abituati a vedere la Cattedrale cosentina come un esempio di architettura medioevale, con il suo stile austero, sobrio, e spoglio in alcuni tratti. Le colonne in tufo, le pareti delle navate laterali lisce e il tetto in capriate lignee a vista. In realtà quello che si vede oggi, com’è noto, è il risultato del restauro eseguito tra il 1896 e i primi anni ’40 del ‘900. Nel corso di questi lavori venne smantellata tutta la sovrastruttura barocca data alla chiesa nel ‘700, che aveva appesantito la struttura ma l’aveva, secondo i canoni del tempo, resa “alla moda”.

Duomo-cosenza-barocco

Gli stucchi e le sovrapposizioni barocche vennero tutti demoliti. A testimoniare questo aspetto barocco della cattedrale restano rarissime foto, alcune delle quali sono state di recente rinvenute presso l’Archivio Storico Diocesano.

La particolarità delle foto, alcune inedite altre comunque poco conosciute, è proprio quella di mostrare alcuni particolari delle decorazioni poco prima dei lavori di demolizione. Particolari che le altre foto in giro non mostravano.

Clicca sulla foto per leggere l’intero articolo:

Lorenzo Coscarella

(PdV, 23/01/2014, p. 18)

Advertisements

Dipignano: dal paese alla Motta

Tra le sue borgate presenta edifici di interesse storico e un patrimonio d’arte da scoprire. 

dipignano-motta-edicola-affresco

Dipignano, centro abitato a pochi chilometri dalla città, mantiene ancora la sua struttura urbanistica distinta in più quartieri, ognuno dei quali ebbe in passato una propria autonomia, pur rientrando nell’unica Università di Dipignano. Nel 1745, ad esempio, le borgate dipignanesi erano ben nove: Capocasale, Brunetta, Petrone, Moscani, Porchiache, Viziosi, Santa Maria, Serritani e Motta.

motta-dipignano-calabria-cosenza

Centro della vita del paese era, ed è ancora, il quartiere Capocasale. Il rione è dominato dalla mole della chiesa di San Nicola Blandifori o della piazza, già presente nel ‘400 ma che mostra ora un aspetto tardo barocco, ricca di opere d’arte e sede dell’attuale unica parrocchia dipignanese.

Ma San Nicola non è il solo edificio storico degno di nota. Ogni borgata aveva infatti la sua chiesa e questa frammentazione dell’abitato ha fatto sì che Dipignano, insieme alla presenza di molti edifici di culto di interesse storico-culturale, conservasse numerose opere d’arte. Questo nonostante le dispersioni, i furti e l’incuria che caratterizzano le vicende delle opere di quasi tutti i centri calabresi.

Ad accompagnarci nella scoperta di una parte di questo patrimonio culturale sono il parroco don Luca Perri, lo storico Franco Michele Greco e il poeta Franco Araniti, che in forme diverse manifestano il loro impegno per il recupero delle testimonianze del passato dipignanese.motta-ruderi-dipignano

Da qualche tempo è la zona di Motta a meritare attenzione. Si tratta di una contrada rurale in cui sorgeva una borgata medioevale, distrutta dal terremoto del 1638 ma che mantiene ancora i resti della antica chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Ormai ridotta ad un rudere e adibita fino a poco tempo fa a ovile, riserva ancora alcune sorprese artistiche di una certa importanza. Sulla parete di fondo di quello che era il vano della chiesa è presente ancora oggi un enigmatico affresco, chiuso nei primi del ‘900 in una edicola in muratura.

affresco-motta-dipignano-cosenza

Il dipinto mostra una Madonna del Suffragio, o Madonna del Latte com’è nota della gente del posto, che ha avuto per l’immagine una venerazione mantenutasi anche quando l’edificio ha perso la funzione di culto. L’edicola in muratura ha permesso una discreta conservazione, ma l’opera oggi meriterebbe un intervento degli enti preposti per alcune spaccature che potrebbero portare danni maggiori. Tra i ruderi c’è ancora il bel portale in tufo sormontato da un piccolo rosone più recente in muratura mentre altri elementi in pietra sono andati purtroppo persi o trafugati.

Articolo-motta-dipignano-cosenza

Alcuni interventi del parroco e di altri volenterosi del paese hanno permesso di ripulire buona parte della struttura da materiale accumulatosi negli ultimi anni, ma quello che resta dell’edificio necessiterebbe di una urgente messa in sicurezza. Insieme alla tradizione della lavorazione del rame, la presenza di questo patrimonio di edifici e di arte potrebbe rappresentare per Dipignano un vero motivo di attrazione, per chi volesse conoscere meglio i dintorni della città. 

Lorenzo Coscarella

(PdV, 16/01/2014, p.18)

Il passaggio nascosto dell’antica Cosenza

Tra la via della Neve e il lungo Crati Miceli, il vicolo che ancora oggi è chiamato “pustìerula” richiama una piccola porta secondaria tra le mura cittadine.

vico-postierla-cosenzaCi sono luoghi della vecchia Cosenza che, all’apparenza anonimi, sono invece i muti testimoni di importanti vicende storiche ormai lontane. L’intreccio di vicoli che costituisce il centro storico era racchiuso in una cinta muraria, a protezione della città sin dai tempi più remoti. La Consentia arroccata sul Pancrazio necessitava di un sistema difensivo articolato, che potesse respingere gli attacchi dei numerosi invasori. Evidentemente, come dimostrano i saccheggi e le invasioni che la città subì nel corso dei secoli, non è detto che il sistema difensivo sia stato sempre efficientissimo.

mura-romane-opus-reticulatum-cosenzaLe varie tracce di muratura in opus reticulatum rinvenute in più punti sono ricondotti dagli studiosi proprio ad una cinta muraria già presente in età romana. In basso la città era delimitata da mura che seguivano approssimativamente il corso fiume Crati, come dimostrano le porzioni di mura romane emerse sul retro dell’edificio dell’attuale Casa delle Culture, e ancora da un’altra porzione visibile lungo l’antica via della neve, vicino l’area archeologica di piazzetta Toscano.

vico-pustierula-cosenzaE proprio su via Campagna, tra i palazzi sotto piazzetta Toscano, si apre uno stretto vicolo che porta oltre la fitta serie di edifici verso l’attuale Lungo Crati Miceli.

È il vicolo chiamato in dialetto “a pustìerula”, termine che suonerebbe strano, se non fosse che tramanda ancora il nome di uno degli antichi accessi alla città. “Pustìerula” sta infatti per postierla, o posterla, termine che deriva dal latino tardo “posterula”, diminuitivo di “posterus”, dunque porticina di dietro, piccola porta nascosta.

La conformazione del luogo sembra proprio confermarlo. La postierla di Cosenza era dunque una piccola porta secondaria che si apriva tra le mura delle città verso il Crati. Una porta nascosta, e ancora oggi il vicolo è individuabile appena, guardando dal Crati gli edifici lungo la sponda sinistra del fiume.

posterla-cosenza-mappa

Si trattava di un ingresso da usare, ad esempio, nelle ore notturne, quando le porte della città venivano chiuse, ed essendo una strettoia non era percorribile se non per persone singole e a piedi. Su ciò vigilavano probabilmente dei soldati a guardia dell’entrata, che comunque poteva essere serrata da qualche sistema di chiusura. Attualmente la postierla è costituita da un sopportico che collega la zona del Lungo Crati con via Campagna, non perpendicolarmente, ma di traverso tra due file parallele di edifici.

vicolo-postierla-cosenzaTra i cosentini quel vicolo continuò a chiamarsi “pustìerula” per lungo tempo, anche dopo che cessò di avere una funzione difensiva. È cosa molto frequente che i toponimi ricordino avvenimenti passati anche per lungo tempo dopo che se ne sia persa la memoria.

Sarebbe desiderabile una riscoperta di questo luogo da parte dei cosentini stessi e, perché no, anche da parte dei turisti. Inserirlo negli itinerari, ripulirlo, sistemare la zona, toglierebbe il luogo dall’oblio in cui si trova. Così tra le attrazioni di Cosenza, oltre le chiese e i luoghi più conosciuti, la postierla susciterebbe certamente la curiosità di chi fosse alla scoperta della storia della città.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 12/12/2013, p.19)