Perché il 12 febbraio?

Come mai la festa patronale di Cosenza è stata fissata proprio in questo giorno? La ragione è da ricercare in un evento tragico avvenuto nel XIX secolo.

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Tradizioni, fuochi e versi in attesa del Natale

L’arrivo del Natale riaccende antiche usanze, tra liturgia e pietà popolare, tra sacro e profano.

Presepe

L’avvicinarsi del Natale, più che qualsiasi altro periodo dell’anno, riaccende tradizioni che affondano le loro origini in tempi remoti. Tradizioni propriamente cristiane si mescolano con altre che rimandano a periodi ancora precedenti, ma che hanno acquistato nuovi significati alla luce del messaggio cristiano. Continua a leggere

Borgo Partenope: storia e tradizione di una festa patronale

Come molte altre ricorrenze della zona, la festa patronale che a Borgo si celebra l’ultima domenica di settembre è legata al terremoto dell’8 settembre 1905. Ma la sua storia è molto più antica.

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Il ‘500 a Cosenza: Pietro Negroni

Attivo oltre che in Calabria anche a Roma e a Napoli, su molti aspetti della sua vita c’è ancora un alone di leggenda. Le sue opere sono capolavori dell’arte calabrese del ‘500.

Pietro_Negroni

La città di Cosenza nel ‘500 era uno dei centri più all’avanguardia del Regno di Napoli. In quel secolo operarono alcuni tra i più grandi ingegni che la Calabria abbia avuto: insigni letterati, filosofi, astronomi, e non ultimo pittori. Tra questi merita un ruolo di primo piano Pietro Negroni, i cui lavori arricchiscono ancora alcune delle chiese cittadine, e soprattutto la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.

Pietro_Negroni_ArnoneSulla sua figura grava ancora un forte alone di mistero. Incerta la nascita, incerta la morte, incerto il volto che aveva. Per lui, però, parlano le sue opere, alcune delle quali sono giunte fino a noi mentre altre sono andate disperse nel corso dei secoli.

Tradizionalmente se ne indica la nascita al 1505 e la morte al 1565, anche se diversi elementi mettono in dubbio tali date. Riguardo al luogo di nascita i più indicano con probabilità San Marco Argentano, mentre fonti minori parlano anche di Torzano, l’attuale Borgo Partenope, frazione di Cosenza.

Secondo la leggenda era un giovane pastore Pietro_Negroni_Fiumefreddoquando venne notato da un pittore cosentino mentre disegnava le pecore che gli erano affidate. La storia è in realtà quella di Giotto, che ben si adattava al Negroni vista l’assenza di notizie più precise sulla sua giovinezza. Riguardo alla sua formazione si sa che fu allievo di Marco Cardisco, altro celebre pittore calabrese del tempo.

Della sua vita si conosce che lavorò a Roma e soprattutto a Napoli, dove sono ancora visibili alcuni suoi dipinti la cui fama fa inserire il Negroni tra i principali protagonisti del Rinascimento meridionale. Non mancano importanti testimonianze della sua arte anche in Calabria, e soprattutto nella provincia di Cosenza.

Pietro_Negroni_Luca_e_PaoloLa città dei Bruzi ne conserva diverse. La Galleria Nazionale, ad esempio, custodisce la grande pala dell’Assunzione di Maria del 1554, la tavola con la Sacra Famiglia con S. Giovannino del 1557, e momentaneamente la Madonna con Bambino proveniente da Fiumefreddo Bruzio, attualmente in restauro. La chiesa delle Cappuccinelle possiede invece una bella Immacolata del 1558, ma è forse la chiesa di S. Francesco di Paola a conservare l’opera più bella: la Madonna con Bambino tra i santi Luca e Paolo. È un’opera imponente, realizzata dal pittore nel 1552 e ancora visibile nella chiesa per la quale venne realizzata, esempio di quanto l’arte nella città di Cosenza sia ancora alla portata di tutti.

Palazzo_Arnone_CosenzaAltre opere del Negroni sono presenti a San Marco Argentano, a Cassano, e soprattutto a Castrovillari. Si tratta di veri e propri capolavori dell’arte in Calabria nel ‘500, per la quasi totalità esposti al pubblico e fruibili dai turisti o presso musei locali o presso le chiese per le quali vennero creati. Tesori da scoprire insieme ai mille altri che la Calabria racchiude.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Luglio 2014, p. 20)

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Un luogo da scoprire tra le colline cosentine

Breve viaggio nella più piccola ma meglio conservata tra le frazioni del comune di Cosenza: Borgo Partenope.

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Un piccolo paese, con un piccolo centro storico, finora ben conservato. Borgo Partenope, frazione cinque chilometri a sud di Cosenza, non è nel circuito dei luoghi rinomati da visitare, ma a chi si avventurasse per il villaggio non mancherebbe di presentare qualche curiosità o qualche particolare che attirerebbe l’interesse di persone attente.

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Il paese si stende lungo il dorso della collina affiancata dai torrenti Cardone e Ispica, ed è ancora conosciuto per il suo vecchio nome, Torzano, che per alcuni studiosi sarebbe indizio di una possibile origine romana del sito, come per altri nomi di luoghi terminanti allo stesso modo.

La sua posizione rispetto alla città sembra confermare l’ipotesi di un posto nato come luogo di rifugio per i cosentini. Le colline attorno alla città erano infatti più sicure, e nell’alto medioevo le invasioni erano frequenti.

Dalla piazza principale la vista spazia fino al Pollino, e in basso si scorge Cosenza col suo centro storico arroccato sul Pancrazio e coronato dal castello. Sul luogo dell’attuale piazza sorgeva fino al 1905 l’antica chiesa di San Nicola, distrutta quell’anno da un forte terremoto che recò ingenti danni al paese. Fu proprio in seguito a quell’evento che il nome mutò in Borgo Partenope, come tributo al comitato che da Napoli era giunto a curare la ricostruzione di parte dell’abitato.

DSCN9081La chiesa venne ricostruita più a valle qualche anno dopo, ed è ora uno dei punti di interesse per chi voglia fare una visita al borgo insieme all’altra chiesetta di Santa Maria. Quest’ultima è posta poco distante dal centro, e seppur risalente secondo tradizione al XV sec. mostra ora un aspetto settecentesco con un leggero barocco.

Il centro antico si sviluppa seguendo la collina su cui sorge, con due strade principali lungo le quali si aprono larghi e piazzette. Particolarmente pittoresche la “silica”, l’ampia scalinata che divide la parte alta e la parte bassa del paese, e le varie “rughelle” dalle quali partivano le strade che portavano alle campagne circostanti.

Non si può comunque parlare di Borgo senza un accenno al suo personaggio più noto: Rutilio Benincasa. Astronomo, matematico e filosofo del ‘500, Rutilio è entrato nella leggenda per essere stato collegato ad un antico sistema per prevedere l’uscita dei numeri al lotto. Sistema che, anche se dall’efficacia dubbia, ha comunque contribuito a farne diffondere la fama di mago più che di studioso.

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Si tratta di posti e di storie poco conosciuti, ma che proprio per questo meriterebbero una maggiore attenzione. Borgo Partenope rientra così tra quei centri che, seppur definiti minori, sono una risorsa per la Calabria e rappresentano un vero e proprio tesoro da scoprire, lontano dalle mete classiche ma non per questo meno interessante.

 Lorenzo Coscarella

(People Life, A.3 n.8(32) Settembre 2012, p.36)

Pietrafitta: vicende e curiosita di un casale presilano

Varie fonti indicano come il XVII secolo sia stato per il paese un periodo di forti trasformazioni.

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Il rapporto tra la città di Cosenza ed i paesi attorno ad essa è stato sempre strettissimo nei secoli passati. E ciò valeva soprattutto per quel gruppo di paesi posti sulle colline a Sud e che avevano lo status di Casali, centri abitati che, insieme alla città di Cosenza, erano soggetti direttamente all’autorità regia e non avevano alcun feudatario.

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Cosenza e i casali si consideravano dunque una sola cosa, anche se ogni casale aveva una propria organizzazione e tutti erano raggruppati in venti gruppi di più casali detti Baglive.

Tra le antiche Baglive merita di essere ricordata quella di Pietrafitta, casale presilano che è passato alla storia perché nel suo territorio, e precisamente nella grangia florense di Canale, nel 1202 morì Gioacchino da Fiore, figura centrale dell’intero pensiero medioevale.
Ma la storia non è fatta solo di grandi eventi, e spulciando tra le carte vengono spesso alla luce notizie poco note, ma curiose e utili a ricostruire vari tasselli della storia di una comunità.

Pietrafitta appare attualmente come un unico centro abitato perché ha conosciuto di recente una certa espansione urbanistica, ma in passato mostrava una struttura più sparsa in quanto formata da più rioni. Questa distinzione, che ora rimane nei nomi tradizionali dei quartieri, era in passato più concreta.

Completavano poi la Bagliva di Pietrafitta i casali di Torzano (ora Borgo Partenope) e Sant’Ippolito, università a sé stanti che fra alti e bassi hanno unito le loro vicende a quelle pietrafittesi fino al 1893, quando si separarono aggregandosi alla più frequentata Cosenza.

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Terremoti, peste e guerre anche interne hanno più volte segnato le vicende pietrafittesi. Il 1638, ad esempio, è ricordato per il terribile terremoto che devastò la Calabria settentrionale e che a Pietrafitta provocò numerose vittime oltre che la distruzione di gran parte delle case e di due chiese. Tra queste la chiesa di S. Giovanni Battista, che era una delle due parrocchie del paese e serviva i rioni bassi del casale. L’altra parrocchia, che era sotto il titolo di S. Nicola di Bari, raggruppava invece i rioni alti ed è oggi l’unica di Pietrafitta.

pietrafitta-cosenza-s.nicolaLa chiesa di S. Nicola è tra le più interessanti della Presila e la sua facciata domina dall’alto il paese, con l’antico campanile poco distante. Dando una occhiata attenta alla sua struttura si possono leggere i vari rimaneggiamenti che l’hanno interessata nel corso dei secoli, dalla sua fondazione fino al ‘900.

L’edificio avrebbe infatti bisogno di restauri, che potrebbero valorizzare al meglio le testimonianze che racchiude, dal rosone all’iscrizione del 1491, dalle tele alle tracce di affreschi, dai portali in tufo ai rilievi scolpiti che caratterizzano la navata sinistra. L’edificio conserva quindi uno spaccato dell’arte locale che abbraccia più di cinque secoli, a testimonianza della ricca storia di uno dei principali casali di Cosenza.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 20/06/2013, p.18)

Articolo Pietrafitta Coscarella

‘A quadara – Borgo 1835

Borgo, 1835: un omicidio efferato sconvolge il paese.
Maria muore per mano del cognato, a causa di una pentola

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“Madonna! Confessione!” Così gridò la povera Maria Cavallo correndo fuori dalla casa della suocera, dopo che la lama del cognato Angelo Maria Lavalle l’aveva colpita due volte. Conscia della sua vicina fine, sapendo che ogni soccorso per lei non sarebbe più servito, cercava almeno soccorso per la sua anima. E tutto per una “quadara”… ma meglio esporre brevemente i fatti.

ImmagineQualche tempo prima, Pietro Lavalle, padre di Angelo e suocero di Maria, era morto nella sua misera casa lasciando un po’ di roba da dividere ai suoi tre figli.

Per evitare liti tra loro fu chiamato a fare da “giudice” nella questione il signor Bonofiglio che, cercando di accontentare tutti non scontentando nessuno, divise come meglio poté i pochi oggetti tra i fratelli. Ad Angelo Maria toccò una caldara di rame, la famosa “quadara”, o meglio, la “maledetta” quadara, come viene definita negli atti del processo. Maria “desiderava” quella pentola, inutile dire quindi che rimase scontenta dalla spartizione. E nulla fece per nasconderlo: «Ci deve bollire nella quadara» – disse imprecando verso il cognato.

Subito la frase arrivò alle orecchie di Angelo, che di certo non era uno stinco di santo. Era il 13 agosto del 1835 quando …

Per il seguito ecco il link:

http://ippolitoborgo.altervista.org/Documenti&Articoli/pdf/2010-02-14-15.pdf

(Il Quotidiano della Calabria, 14 febbraio 2010, p.15)