Perché il 12 febbraio?

Come mai la festa patronale di Cosenza è stata fissata proprio in questo giorno? La ragione è da ricercare in un evento tragico avvenuto nel XIX secolo.

Cosenza festa Pilerio

Strana data quella della festa patronale di Cosenza. 12 febbraio, giorno che non corrisponde sul calendario ad alcuna commemorazione mariana, ma che nella nostra provincia è legata, oltre alla festa della città capoluogo, anche a varie feste religiose in molti altri paesi.

Qual è la ragione di questa data tanto sentita quanto poco comune? La ricorrenza del 12 febbraio rientra nell’ambito delle cosiddette “feste votive”. Si tratta cioè di commemorazioni locali, che non seguono le date del calendario liturgico ma sono legate al ricordo di un avvenimento particolarmente significativo per un luogo. In genere si tratta di episodi dolorosi in cui però si sia manifestato il patrocinio di un santo o della Vergine in un dato posto.

Duomo_Cosenza

Il 12 febbraio, in particolare, è data che rimanda allo stesso giorno del 1854, quando un violento terremoto scosse Cosenza e moltissimi paesi della provincia causando ingenti danni a uomini e cose.

Alcuni paesi furono quasi rasi al suolo. Nella città capoluogo si registrò la distruzione di innumerevoli abitazioni del centro e delle campagne, sotto le cui macerie perirono molti cittadini. Oltre a ciò, Cosenza subì notevoli danni al castello, agli attuali palazzi della Provincia e palazzo Arnone allora sede rispettivamente dell’Intendenza e del Tribunale, alla Cattedrale e a quasi tutte le chiese e gli edifici conventuali.

Ai cittadini superstiti venne spontaneo ringraziare la Madonna del Pilerio per lo scampato pericolo, visto che ad essa si attribuiva tradizionalmente la protezione su Cosenza in altri eventi tragici per la storia della città, come la peste del 1576 o il terremoto del 1783. Dall’anno seguente dunque nella stessa data si decise di tenere una solenne festa di ringraziamento, e simile cosa si decise di fare in molti altri paesi della provincia per ricordare i rispettivi santi patroni.

Pilerio Cosenza

Così in questa stessa data, oltre alla Madonna del Pilerio a Cosenza, si ricordano in giro per il circondario, solo per ricordarne qualcuno, S. Michele a Donnici, l’Addolorata a Pedace, l’Immacolata a Luzzi e a Borgo Partenope, S. Francesco a Paterno e a Longobardi, S. Barbara a Piane Crati, la Madonna di Portosalvo ad Aprigliano, quella delle Grazie a Carpanzano.

Molte di queste feste sono ancora sentite, altre si ricordano con una semplice funzione, resta comunque la radice comune e lontana nell’affidamento di interi paesi e città alla Vergine o al proprio patrono. E la volontà di continuarne la memoria attraverso le celebrazioni votive.

Lorenzo Coscarella

Pilerio

PdV, 9/2/2012, p.15

Tradizioni, fuochi e versi in attesa del Natale

L’arrivo del Natale riaccende antiche usanze, tra liturgia e pietà popolare, tra sacro e profano.

Presepe

L’avvicinarsi del Natale, più che qualsiasi altro periodo dell’anno, riaccende tradizioni che affondano le loro origini in tempi remoti. Tradizioni propriamente cristiane si mescolano con altre che rimandano a periodi ancora precedenti, ma che hanno acquistato nuovi significati alla luce del messaggio cristiano.

Fuoco di Natale

Un esempio su tutti è l’usanza di accendere grandi fuochi nella notte della Vigilia in moltissimi luoghi della provincia di Cosenza, e non solo. Nei paesi è in genere la piazza principale ad ospitare le cataste di legna, e in molte località era tutta la comunità a contribuire al recupero della legna, cedendo fascine e ceppi o del denaro per acquistarle.

Fuoco NataleL’elemento del fuoco era centrale anche nelle tradizioni familiari. In ogni casa la sera della vigilia si metteva ad ardere nel camino un grosso ceppo di legno. Era posto lì dal capofamiglia e veniva lasciato ardere finché non si fosse spento da sé. Secondo Vincenzo Dorsa, studioso di tradizioni calabresi dell’Ottocento, l’importanza data al fuoco in occasione delle feste principali risale ai primi cristiani, che l’hanno mutuata da culti precedenti. Il Cristianesimo ha infatti trasmesso molte tradizioni remote, rilette in chiave nuova.

Mentre alcuni usi gettano origini in periodi precristiani, altri sono invece sorti nell’ambito della stessa liturgia. Ne è un esempio l’uso di celebrare la novena del Natale all’alba, ancor prima che faccia giorno. Si può leggere in questa tradizione un legame tra la nascita del giorno e l’attesa della nascita di Cristo, evento che porta la luce.

Spirito Santo Cosenza

Natività Duomo Cosenza

Se ne mantiene ancora l’usanza nella stessa Cosenza, nella chiesa dello Spirito Santo. Qui la celebrazione della novena alle 5:30 richiama ancora gente dai vari quartieri della città, e per molti proprio la novena di Natale è un ritorno alle origini, al quartiere dove erano cresciuti.

Le stesse celebrazioni delle novene mantengono, insieme alla liturgia prescritta, aspetti più popolari rappresentati in genere da canti in italiano e in dialetto. Componimenti tramandati spesso oralmente, e in molti casi sorti in quel filone solo apparentemente popolare del quale S. Alfonso de Liguori, con il celebre canto “Tu scendi dalle stelle”, è un importante rappresentante. I testi e i motivi variano da zona a zona, ma questo che riportiamo qui è uno dei più diffusi:

Presepe Borgo“Viva viva chi nàscia
Nàscia Gesù Bambino
Fonte divina
E mare di bontà.
Gesù Bambino nàscia
Ccu tanta povertà
Ohi quant’è bella
La sua Natività.”

In questa versione è cantata ad esempio a Borgo Partenope, ma lo stesso canto, con alcune varianti, era diffusissimo sia in città che nei dintorni e in alcune zone è tuttora recitato. A questi si affiancavano anche componimenti più “aulici”, opere in versi di intellettuali locali e diffuse probabilmente solo in centri specifici.

NataleSono aspetti del Natale più marcatamente genuini, nati da un “incontro” tra pietà popolare e intellettuali locali. Aspetti che hanno caratterizzato la religiosità delle generazioni precedenti e che meriterebbero una maggiore attenzione affinché, anche se non in uso, non vadano però dimenticati.

Lorenzo Coscarella

(Articolo pubblicato su Parola di Vita, edizione cartacea del 24/12/2015 p.8, edizione online visualizzabile qui)

Borgo Partenope: storia e tradizione di una festa patronale

Come molte altre ricorrenze della zona, la festa patronale che a Borgo si celebra l’ultima domenica di settembre è legata al terremoto dell’8 settembre 1905. Ma la sua storia è molto più antica.

Nei paesi attorno alla città di Cosenza nel mese di settembre si tengono numerose feste patronali. Sono commemorazioni a volte collegate alla ricorrenza mariana dell’8 settembre o alle memorie proprie di santi di questo mese. Altre volte però, e sono la maggior parte, si tratta di feste votive non legate al calendario.

Chiesa_Borgo_PartenopeLa gran parte di queste ultime trae in genere origine da un evento funesto del quale si attribuisce al Patrono lo scampato pericolo, ed è verosimile che le feste votive che si tengono durante il mese siano da collegare al terremoto del 1905, che avvenne proprio l’8 settembre.

In alcuni paesi si fa memoria di questo evento proprio nella notte tra il 7 e l’8 settembre con cerimonie religiose che hanno il culmine nell’ora del sisma, come avviene a Castrolibero nella festa votiva della Madonna della Stella.

In altri paesi le feste però non vennero fissate nel giorno del terremoto ma “sparse” nelle domeniche del mese, e molte di queste sono ancora celebrate e sentite. È il caso della festa patronale di Borgo Partenope, frazione di Cosenza, dove l’ultima domenica di settembre si celebra l’Immacolata.
Borgo fu uno dei luoghi del cosentino più colpiti dal sisma e fu naturale per gli abitanti del paese, che ancora si chiamava Torzano, attribuire la protezione sul paese anche in quella occasione alla patrona storica del luogo.

Festa_Borgo Partenope_A ciò si aggiunse un fatto che gli abitanti dell’epoca videro come una conferma di questa protezione. Il terremoto distrusse la vecchia chiesa di S. Nicola che sorgeva sulla piazza, ma la statua della Vergine che vi era conservata venne ritrovata indenne nella sua nicchia tra le mura diroccate, poggiata al vetro che la chiudeva senza farlo rompere. Un prodigio che sa di leggenda, ma che da allora si racconta ininterrottamente dagli anziani del posto.

Il culto verso l’Immacolata a Borgo, come in tutti i Casali di Cosenza, era già radicato da secoli. Le sue attestazioni partono dal 1600, e da allora le notizie aumentano fino al terremoto del 1854, dopo il quale si istituì la festa del 12 febbraio come in molti altri centri della zona e nella stessa città di Cosenza.

ImmacolataIl terremoto del 1905 spinse gli abitanti di Borgo a ringraziare la patrona con una nuova celebrazione, anche se le altre due ricorrenze del 12 febbraio e dell’8 dicembre (memoria propria dell’Immacolata) continuarono a celebrarsi a lungo con relativa processione. La festa dell’ultima domenica di settembre però divenne presto la festa principale e si collegò con altri momenti centrali per la vita religiosa del paese.

Si arriva così ai giorni nostri, con una ricorrenza che è un momento atteso dall’intera comunità, legata ad una storia che attraversando i secoli arriva fino al presente.

Lorenzo Coscarella

(Il Quotidiano, 28/09/2014, p.17)

Alla storia e alla tradizione della festa dell’Immacolata a Borgo Partenope è stata dedicata nel 2012 una mostra nella quale sono stati esposti documenti, foto e altri cimeli legati alla ricorrenza. La mostra è stata accompagnata da un convegno sul culto dell’Immacolata a Borgo Partenope in particolare e nel cosentino in generale. Presentiamo in questa galleria alcune foto delle iniziative:

Il ‘500 a Cosenza: Pietro Negroni

Attivo oltre che in Calabria anche a Roma e a Napoli, su molti aspetti della sua vita c’è ancora un alone di leggenda. Le sue opere sono capolavori dell’arte calabrese del ‘500.

Pietro_Negroni

La città di Cosenza nel ‘500 era uno dei centri più all’avanguardia del Regno di Napoli. In quel secolo operarono alcuni tra i più grandi ingegni che la Calabria abbia avuto: insigni letterati, filosofi, astronomi, e non ultimo pittori. Tra questi merita un ruolo di primo piano Pietro Negroni, i cui lavori arricchiscono ancora alcune delle chiese cittadine, e soprattutto la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.

Pietro_Negroni_ArnoneSulla sua figura grava ancora un forte alone di mistero. Incerta la nascita, incerta la morte, incerto il volto che aveva. Per lui, però, parlano le sue opere, alcune delle quali sono giunte fino a noi mentre altre sono andate disperse nel corso dei secoli.

Tradizionalmente se ne indica la nascita al 1505 e la morte al 1565, anche se diversi elementi mettono in dubbio tali date. Riguardo al luogo di nascita i più indicano con probabilità San Marco Argentano, mentre fonti minori parlano anche di Torzano, l’attuale Borgo Partenope, frazione di Cosenza.

Secondo la leggenda era ungiovane pastore Pietro_Negroni_Fiumefreddoquando venne notato da un pittore cosentino mentre disegnava le pecore che gli erano affidate. La storia è in realtà quella di Giotto, che ben si adattava al Negroni vista l’assenza di notizie più precise sulla sua giovinezza. Riguardo alla sua formazione si sa che fu allievo di Marco Cardisco, altro celebre pittore calabrese del tempo.

Della sua vita si conosce che lavorò a Roma e soprattutto a Napoli, dove sono ancora visibili alcuni suoi dipinti la cui fama fa inserire il Negroni tra i principali protagonisti del Rinascimento meridionale. Non mancano importanti testimonianze della sua arte anche in Calabria, e soprattutto nella provincia di Cosenza.

Pietro_Negroni_Luca_e_PaoloLa città dei Bruzi ne conserva diverse. La Galleria Nazionale, ad esempio, custodisce la grande pala dell’Assunzione di Maria del 1554, la tavola con la Sacra Famiglia con S. Giovannino del 1557, e momentaneamente la Madonna con Bambino proveniente da Fiumefreddo Bruzio, attualmente in restauro. La chiesa delle Cappuccinelle possiede invece una bella Immacolata del 1558, ma è forse la chiesa di S. Francesco di Paola a conservare l’opera più bella: la Madonna con Bambino tra i santi Luca e Paolo. È un’opera imponente, realizzata dal pittore nel 1552 e ancora visibile nella chiesa per la quale venne realizzata, esempio di quanto l’arte nella città di Cosenza sia ancora alla portata di tutti.

Palazzo_Arnone_CosenzaAltre opere del Negroni sono presenti a San Marco Argentano, a Cassano, e soprattutto a Castrovillari. Si tratta di veri e propri capolavori dell’arte in Calabria nel ‘500, per la quasi totalità esposti al pubblico e fruibili dai turisti o presso musei locali o presso le chiese per le quali vennero creati. Tesori da scoprire insieme ai mille altri che la Calabria racchiude.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Luglio 2014, p. 20)

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Un luogo da scoprire tra le colline cosentine

Breve viaggio nella più piccola ma meglio conservata tra le frazioni del comune di Cosenza: Borgo Partenope.

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Un piccolo paese, con un piccolo centro storico, finora ben conservato. Borgo Partenope, frazione cinque chilometri a sud di Cosenza, non è nel circuito dei luoghi rinomati da visitare, ma a chi si avventurasse per il villaggio non mancherebbe di presentare qualche curiosità o qualche particolare che attirerebbe l’interesse di persone attente.

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Il paese si stende lungo il dorso della collina affiancata dai torrenti Cardone e Ispica, ed è ancora conosciuto per il suo vecchio nome, Torzano, che per alcuni studiosi sarebbe indizio di una possibile origine romana del sito, come per altri nomi di luoghi terminanti allo stesso modo.

La sua posizione rispetto alla città sembra confermare l’ipotesi di un posto nato come luogo di rifugio per i cosentini. Le colline attorno alla città erano infatti più sicure, e nell’alto medioevo le invasioni erano frequenti.

Dalla piazza principale la vista spazia fino al Pollino, e in basso si scorge Cosenza col suo centro storico arroccato sul Pancrazio e coronato dal castello. Sul luogo dell’attuale piazza sorgeva fino al 1905 l’antica chiesa di San Nicola, distrutta quell’anno da un forte terremoto che recò ingenti danni al paese. Fu proprio in seguito a quell’evento che il nome mutò in Borgo Partenope, come tributo al comitato che da Napoli era giunto a curare la ricostruzione di parte dell’abitato.

DSCN9081La chiesa venne ricostruita più a valle qualche anno dopo, ed è ora uno dei punti di interesse per chi voglia fare una visita al borgo insieme all’altra chiesetta di Santa Maria. Quest’ultima è posta poco distante dal centro, e seppur risalente secondo tradizione al XV sec. mostra ora un aspetto settecentesco con un leggero barocco.

Il centro antico si sviluppa seguendo la collina su cui sorge, con due strade principali lungo le quali si aprono larghi e piazzette. Particolarmente pittoresche la “silica”, l’ampia scalinata che divide la parte alta e la parte bassa del paese, e le varie “rughelle” dalle quali partivano le strade che portavano alle campagne circostanti.

Non si può comunque parlare di Borgo senza un accenno al suo personaggio più noto: Rutilio Benincasa. Astronomo, matematico e filosofo del ‘500, Rutilio è entrato nella leggenda per essere stato collegato ad un antico sistema per prevedere l’uscita dei numeri al lotto. Sistema che, anche se dall’efficacia dubbia, ha comunque contribuito a farne diffondere la fama di mago più che di studioso.

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Si tratta di posti e di storie poco conosciuti, ma che proprio per questo meriterebbero una maggiore attenzione. Borgo Partenope rientra così tra quei centri che, seppur definiti minori, sono una risorsa per la Calabria e rappresentano un vero e proprio tesoro da scoprire, lontano dalle mete classiche ma non per questo meno interessante.

 Lorenzo Coscarella

(People Life, A.3 n.8(32) Settembre 2012, p.36)

Pietrafitta: vicende e curiosita di un casale presilano

Varie fonti indicano come il XVII secolo sia stato per il paese un periodo di forti trasformazioni.

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Il rapporto tra la città di Cosenza ed i paesi attorno ad essa è stato sempre strettissimo nei secoli passati. E ciò valeva soprattutto per quel gruppo di paesi posti sulle colline a Sud e che avevano lo status di Casali, centri abitati che, insieme alla città di Cosenza, erano soggetti direttamente all’autorità regia e non avevano alcun feudatario.

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Cosenza e i casali si consideravano dunque una sola cosa, anche se ogni casale aveva una propria organizzazione e tutti erano raggruppati in venti gruppi di più casali detti Baglive.

Tra le antiche Baglive merita di essere ricordata quella di Pietrafitta, casale presilano che è passato alla storia perché nel suo territorio, e precisamente nella grangia florense di Canale, nel 1202 morì Gioacchino da Fiore, figura centrale dell’intero pensiero medioevale.
Ma la storia non è fatta solo di grandi eventi, e spulciando tra le carte vengono spesso alla luce notizie poco note, ma curiose e utili a ricostruire vari tasselli della storia di una comunità.

Pietrafitta appare attualmente come un unico centro abitato perché ha conosciuto di recente una certa espansione urbanistica, ma in passato mostrava una struttura più sparsa in quanto formata da più rioni. Questa distinzione, che ora rimane nei nomi tradizionali dei quartieri, era in passato più concreta.

Completavano poi la Bagliva di Pietrafitta i casali di Torzano (ora Borgo Partenope) e Sant’Ippolito, università a sé stanti che fra alti e bassi hanno unito le loro vicende a quelle pietrafittesi fino al 1893, quando si separarono aggregandosi alla più frequentata Cosenza.

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Terremoti, peste e guerre anche interne hanno più volte segnato le vicende pietrafittesi. Il 1638, ad esempio, è ricordato per il terribile terremoto che devastò la Calabria settentrionale e che a Pietrafitta provocò numerose vittime oltre che la distruzione di gran parte delle case e di due chiese. Tra queste la chiesa di S. Giovanni Battista, che era una delle due parrocchie del paese e serviva i rioni bassi del casale. L’altra parrocchia, che era sotto il titolo di S. Nicola di Bari, raggruppava invece i rioni alti ed è oggi l’unica di Pietrafitta.

pietrafitta-cosenza-s.nicolaLa chiesa di S. Nicola è tra le più interessanti della Presila e la sua facciata domina dall’alto il paese, con l’antico campanile poco distante. Dando una occhiata attenta alla sua struttura si possono leggere i vari rimaneggiamenti che l’hanno interessata nel corso dei secoli, dalla sua fondazione fino al ‘900.

L’edificio avrebbe infatti bisogno di restauri, che potrebbero valorizzare al meglio le testimonianze che racchiude, dal rosone all’iscrizione del 1491, dalle tele alle tracce di affreschi, dai portali in tufo ai rilievi scolpiti che caratterizzano la navata sinistra. L’edificio conserva quindi uno spaccato dell’arte locale che abbraccia più di cinque secoli, a testimonianza della ricca storia di uno dei principali casali di Cosenza.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 20/06/2013, p.18)

Articolo Pietrafitta Coscarella

‘A quadara – Borgo 1835

Borgo, 1835: un omicidio efferato sconvolge il paese.
Maria muore per mano del cognato, a causa di una pentola

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“Madonna! Confessione!” Così gridò la povera Maria Cavallo correndo fuori dalla casa della suocera, dopo che la lama del cognato Angelo Maria Lavalle l’aveva colpita due volte. Conscia della sua vicina fine, sapendo che ogni soccorso per lei non sarebbe più servito, cercava almeno soccorso per la sua anima. E tutto per una “quadara”… ma meglio esporre brevemente i fatti.

ImmagineQualche tempo prima, Pietro Lavalle, padre di Angelo e suocero di Maria, era morto nella sua misera casa lasciando un po’ di roba da dividere ai suoi tre figli.

Per evitare liti tra loro fu chiamato a fare da “giudice” nella questione il signor Bonofiglio che, cercando di accontentare tutti non scontentando nessuno, divise come meglio poté i pochi oggetti tra i fratelli. Ad Angelo Maria toccò una caldara di rame, la famosa “quadara”, o meglio, la “maledetta” quadara, come viene definita negli atti del processo. Maria “desiderava” quella pentola, inutile dire quindi che rimase scontenta dalla spartizione. E nulla fece per nasconderlo: «Ci deve bollire nella quadara» – disse imprecando verso il cognato.

Subito la frase arrivò alle orecchie di Angelo, che di certo non era uno stinco di santo. Era il 13 agosto del 1835 quando …

Per il seguito ecco il link:

http://ippolitoborgo.altervista.org/Documenti&Articoli/pdf/2010-02-14-15.pdf

(Il Quotidiano della Calabria, 14 febbraio 2010, p.15)