James Joyce e l’influenza di Gioacchino da Fiore

La conoscenza dell’abate di Fiore ha influenzato le opere del grande letterato irlandese, come emerge dalla mostra dublinese “James Joyce: Apocalypse & Exile”

James Joyce Gioacchino da Fiore

Gioacchino da Fiore suscita sempre più l’attenzione degli studiosi. È ormai conosciuto il ruolo centrale da lui esercitato nella storia medioevale calabrese, ed è appurato che anche a livello nazionale la sua figura abbia ispirato numerosi teologi e artisti. Si ha però poca consapevolezza, se non tra gli specialisti, dell’influenza che il suo pensiero e i suoi scritti hanno esercitato anche su molti pensatori stranieri.

Chi lo avrebbe detto che Gioacchino avrebbe affascinato anche uno dei più grandi scrittori del Novecento? Stiamo parlando di James Joyce (1882-1941), intellettuale irlandese che con le sue opere si è ritagliato un posto di primo piano nella storia della letteratura contemporanea.

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Alcune iniziative culturali ci a iutano a scoprire vere e proprie sorprese, come la mostra “James Joyce: Apocalypse & Exile” organizzata a Dublino dalla Marsh’s Library dall’ottobre 2014 al giugno 2015.

Joyce venne a contatto con Gioacchino da Fiore nel 1902, proprio in questa oscura biblioteca posta nei pressi della cattedrale di Dublino. Una biblioteca fondata agli inizi del ‘700 dal cardinale Marsh e che custodisce un patrimonio di libri rari non indifferente, comprese numerose edizioni italiane antiche. Tra questi libri, l’attenzione di Joyce cadde su un volume molto noto nel ‘500 contenente una seGioacchino da Fiorerie di presunte profezie attribuite all’abate florense: “Vaticinia sive Prophetiae Abbatis Ioachimi”. È una edizione veneziana del 1589, contenente una serie di illustrazioni a corredo delle profezie che dovettero colpire la fantasia del giovane Joyce. Lo scrittore, che conosceva benissimo l’italiano, si era recato nella biblioteca il 22 e il 23 ottobre del 1902 proprio sulle tracce di Gioacchino, che aveva conosciuto leggendo i racconti di un altro scrittore irlandese, William Butler Yeats.

Vaticini GioacchinoSulle opere consultate da James Joyce ed esposte nella mostra ha scritto sul portale “Alfabeta2” Fabio Pedone, e sia questi che altri studiosi hanno sottolineato il ruolo dell’abate di Fiore nelle letture dello scrittore irlandese.

Nella Marsh’s Libary, Joyce potè consultare i Vaticinia e altre opere di Gioacchino o comunque di ispirazione gioachimita, come “In Ieremiam prophetam interpretatio” e il “Liber concordiae Novi ac Veteris Testamenti”, ed altre opere di autori francescani influenzati dall’abate calabrese. Lo scrittore irlandese infatti, in un suo personale percorso di ricerca che lo portò poi ad allontanarsi dalla religione, si era dapprima avvicinato allo studio delProfezie Gioacchino francescanesimo, e in particolare del francescanesimo delle origini sul quale Gioacchino ebbe una influenza non indifferente.

Che James Joyce sia rimasto colpito da queste letture dal sapore mistico e medievale lo dimostrano vari riferimenti, anche chiaramente gioachimiti, sparsi nelle sue opere. Su tutti la citazione che gli riserva nel suo capolavoro, l’Ulisse, dove richiama proprio la sua esperienza presso la biblioteca dublinese nel passo: “La bellezza non è lì. E neppure nella baia stagnante della Marsh’s library dove leggesti le profezie sbiadite dell’abate Gioacchino”.

C’è ancora tanto da scoprire attorno alla figura del fondatore dell’ordine Florense. Sapere del ruolo esercitato dal suo pensiero a livello internazionale dovrebbe ancora di più spingerci a valorizzare questa figura a livello locale. Magari, considerando l’esempio dublinese, partendo proprio dai tesori librari dimenticati in molte polverose biblioteche del cosentino.

Lorenzo Coscarella

(Parola di Vita, 4 luglio 2015, p. 26. Clicca per leggere l’articolo)

Articolo J.Joyce e Gioacchino da Fiore - L.Coscarella