Il mantello dell’Imperatore

Nel 1535 Carlo V passo da Carpanzano e, secondo la tradizione, lasciò in dono il suo mantello.

iscrizione-carlo-v-carpanzano-cosenzaPercorrendo l’autostrada nel tratto tra Rogliano e Altilia, e guardando verso i monti ad est, c’è un paese che colpisce per la sua particolare posizione. Accovacciato sul suo colle appare dominato dalla mole della chiesa di San Felice, che con la sua facciata barocca sovrasta le abitazioni del paese.

carpanzano-cosenza

È Carpanzano, oggi il comune più piccolo della provincia di Cosenza, ma che cento anni fa di abitanti ne contava più di duemila. Moltissimi sono emigrati, altri si sono spostati di poco, altri ancora sono riusciti a restare. Tutti però, compresi i lontani, sono fierissimi delle proprie radici e della propria storia, una storia che si legge un po’ ovunque nel paese, dalle pietre ai vicoli, dagli stemmi ai palazzi.

Un episodio rende Carpanzano noto nel circondario: il passaggio dal paese dell’Imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero, nel 1535. Di ritorno dal Nord Africa, Carlo V risalì così la penisola attraverso i suoi possedimenti nei regni di Sicilia e di Napoli. Molti paesi e città conservano memoria del passaggio del sovrano ma Carpanzano ha, per così dire, qualche motivo in più per ricordare l’avvenimento.

La principale testimonianza di questo passaggio è un’iscrizione in latino del 1605 murata nel portico della chiesa dell’Annunziata. Si tratta di una testimonianza significativa sia per la vicinanza temporale con gli eventi, sia per il luogo dov’è posta, in cui si vedono ancora i sedili in pietra che ospitavano le riunioni pubbliche. 

carlo-v-carpanzano-cosenza

Secondo una radicatissima tradizione, inoltre, nel corso della sua sosta l’Imperatore diede in dono a Carpanzano il suo prezioso mantello. E presso il locale municipio è infatti conservato un antico manto che si tramanda essere proprio quello di Carlo V, quel dono dell’imperatore consegnato ai carpanzanesi come traccia del suo passaggio.

Il mantello è costituito da un tessuto azzurro che ripete ricchi motivi ornamentali a carattere floreale o riproducenti un edificio dalle linee arabeggianti. Va comunque detto che se ne sono date anche letture diverse, secondo alcuni infatti si tratta di un tessuto di manifattura lionese o veneziana della prima metà del XVIII sec. In ogni caso tutti concordano sull’importanza del mantello e sul fatto che sia “uno dei tessuti più preziosi del Meridione”, tanto che è divenuto oggi quasi un simbolo del paese.

mantello-carlo-v-carpanzano-cosenza

Ma parlare di Carpanzano solo relativamente al mantello e al passaggio di Carlo V sarebbe riduttivo. Il paese conobbe nel corso dei secoli una certa ricchezza, grazie soprattutto ad un gruppo significativo di famiglie agiate, che avevano nell’abitato i loro palazzotti e i cui stemmi sormontano ancora i massicci portali in pietra, lavorati da scalpellini locali. Alcune di queste famiglie sarebbero giunte in paese proprio al seguito di Carlo V.

Questo ed altro ancora è possibile scoprire facendo un semplice giro del borgo e curiosando per i vicoli, e il tutto contribuisce oggi a formare un piccolo patrimonio di storia, di arte e cultura che rende Carpanzano degno di interesse.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 23/05/2013, p.18)

Articolo-mantello-carlo-v-carpanzano-l-coscarella

Un capitello, una cripta, un affresco

La cappella ottagonale della chiesa cosentina di S. Domenico nasconde al di sotto una antica cripta, nella quale è emerso un piccolo capitello.

sottolottagono

Che Cosenza sia una città ricca di storia si sa. Che questa storia sia in gran parte sconosciuta o poco approfondita è altrettanto vero. Uno dei monumenti simbolo della città è senza dubbio il complesso di San Domenico, la cui cupola barocca caratterizza l’orizzonte cosentino e segna il passaggio tra la parte vecchia e la parte nuova, tra la città arroccata sul Pancrazio a quella sviluppatasi sulla piana del Crati.

ottagono-s-domenico-cosenza

Studiato in lungo e in largo, il complesso di San Domenico non manca però di mostrare ancora qualche piccola sorpresa, e non potrebbe essere altrimenti visto che dal medioevo ad oggi è stato interessato da continui rimaneggiamenti, con aggiunte di edifici, di chiese, sale interne, cappelle e … cripte.

Uno degli angoli più singolari di tutto il complesso conventuale è certamente la cosiddetta cappella ottagonale, una struttura che ha fatto tanto incuriosire gli studiosi di storia locale. La chiesa ed il convento furono fondate a metà del ‘400, e la cappella ha tutte le caratteristiche per risalire a questo periodo.

La sua particolare forma ha dato luogo a molte ipotesi sia sulla sua funzione originaria che sulla simbologia ad essa accostata, e non si può comunque fare a meno di pensare un collegamento con il più famoso ottagono cittadino: la torre del sveva del castello. La differenza cronologica tra i due ottagoni sarebbe di circa duecento anni.

capitello-s-domenico-cosenza

Riguardo alla funzione che svolse, sarebbe da escludere un suo utilizzo come battistero. Inoltre c’è da segnalare un fatto interessante: al di sotto del piano della cappella c’è un altro vanno buio e interrato.

È bastato dare una occhiata servendosi del flash della macchina fotografica per capire che si trattava di una cripta. Di uno scolatoio, per la precisione. Sulla parete di fondo sono ancora presenti, infatti, circa otto sedili in muratura, separati da delle lastre di tufo sagomate, dove i corpi dei frati venivano sistemati.

Il vano sotto la cappella ottagonale si mostra oggi pulito, un particolare, però, è sfuggito a chi per ultimo si è recato in quel posto. Sul pavimento si è infatti ritrovato nel corso della “visita” al piccolo locale un capitello in tufo di modeste dimensioni, che è stato lasciato presso la chiesa. Si tratta di un capitello nato per essere incassato in una parete, una mensola in pratica, che mostra ai due lati delle foglie stilizzate e al centro altri motivi vegetali appena abbozzati.

fotoaffresco Per il materiale e per l’aspetto si potrebbe ipotizzare che sia riconducibile a qualche parte della costruzione quattrocentesca e dando una occhiata così agli altri elementi architettonici ancora visibili è di nuovo nella cappella ottagonale che si va a finire.

Sono stati troppi gli stravolgimenti che hanno interessato i monumenti cittadini per tracciarne con precisione le vicende. Intanto un piccolo pezzo di affresco sbuca da sotto l’imbiancatura di una parete dell’oratorio del Rosario. Qualche rinvenimento fortuito sembra così riemergere ogni tanto proprio per ricordarci che quello che vediamo non è che l’ultima fase di una storia lunga diversi secoli.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su PdV, 09/05/2013, p.17:

Articolo Capitello Cripta S. Domenico

Sulle tracce di alcuni dipinti di metà Ottocento

Un piccolo gruppo di tele “minori”, espressione della pietà popolare che ha contribuito a creare il patrimonio artistico della provincia.

cosenza-vicoli-foto-coscarella-2013

La mancanza di una firma su un’opera d’arte rende difficile ricondurla all’autore. In questo modo molte personalità, artisti, artigiani, restano nell’ombra e la loro memoria va perdendosi, e questo accade anche per alcuni artisti molto prolifici hanno lasciato sparse per la provincia numerose opere.

Articolo tele Ottocento PdV - Coscarella

Vogliamo qui presentare un gruppo di tele poco conosciute, praticamente inedite, di quelle che normalmente passerebbero quasi inosservate tra altre di maggiore importanza, ma che rappresentano uno spaccato della committenza popolare della zona dell’hinterland cosentino intorno alla metà dell’800.

Si tratta di opere minori, di piccole dimensioni, non visibili facilmente, e forse proprio per questo è interessante approfondire un po’ la loro storia.

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo da PdV del 21 febbraio 2013

Lorenzo Coscarella