Luigi III d’Angiò, il Re mancato

Nella prima metà del ‘400 Cosenza venne scelta come propria sede dall’erede al trono del Regno di Napoli, lo sfortunato Luigi d’Angiò.

cosenza-angiò-savoia-rendano

castello-svevo-cosenzaCosenza, la capitale del Bruzio, nei secoli ha incrociato i suoi destini con quelli di principi, re e imperatori. Protagonisti della storia europea per i quali Cosenza fu un luogo di passaggio. Alcuni vi trovarono la morte, uno solo però vi fissò la sua dimora, facendo diventare la città la seconda per importanza dell’intero Regno di Napoli: Luigi III d’Angiò.

Re titolare di Napoli, assunse poi il titolo di Duca di Calabria riservato agli eredi al trono del Regno. Un regno del quale, però, non divenne mai Re. È una storia sfortunata quella di Luigi d’Angiò.

Immagine

Margherita di Savoia

A causa delle faide e delle rivalità non poté entrare in potere di nessuno dei quattro titoli regali ereditati dai suoi avi, e nonostante fosse stato riconosciuto erede al trono di Napoli, venne colto da una malattia prima di diventare re, e cessò di vivere proprio nella città di Cosenza.

Seppur per un breve periodo, Cosenza conobbe in quegli anni un’epoca di grande prosperità. Il castello che domina il Pancrazio da fortezza militare era divenuto dimora signorile, pronta ad accogliere anche la moglie di Luigi: Margherita di Savoia. Luigi, secondo gli storici cosentini, raggiunse la moglie alle porte della città, insieme ad un ricco corteo di dignitari, dame ed ecclesiastici. Insieme sarebbero poi risaliti verso il castello divenuto loro sede, mentre i festeggiamenti sarebbero durati per otto giorni di seguito.

ImmagineMa il matrimonio non durò a lungo. Nel 1434 Luigi si ammalò, e terminò i suoi giorni il 12 novembre di quell’anno tra le mura del castello. Il suo corpo venne sepolto in Cattedrale, e sul suo sepolcro eretto un monumento che, citato fino alla fine del ‘500, è andato poi irrimediabilmente perduto.

Di Luigi III resta lo stemma angioino posto sulle volte interne del castello, l’edificio che resta l’unico vero monumento a ricordo del meno conosciuto tra i monarchi passati per la città.

Lorenzo Coscarella

(People Life, marzo 2014)

Rutilio Benincasa: un astronomo cosentino del ‘500

Citato in opere come Mastro-don Gesualdo e Il Gattopardo, l’autore dell’Almanacco Perpetuo nacque a Torzano, odierna Borgo Partenope e fu anche matematico e filosofo.almanacco-perpetuo-rutilio-benincasa Astronomo-Benincasa-Lorenzo-CoscarellaCosenza nel ‘500 fu una vera e propria fucina di personaggi che si sono distinti in quello che oggi chiameremmo “il mondo della cultura”. Ingegni versatili che, così come avveniva in quel periodo a livello nazionale, hanno lasciato le loro tracce in campi che vanno dalle arti alla letteratura, dall’economia alle scienze naturali. Personaggi meritevoli di interesse, considerando che Cosenza era allora come ora una città periferica, ma non così secondaria rispetto alle altre del Regno di Napoli. Rutilio-benincasa-almanacco-perpetuoNon può non citarsi Bernardino Telesio, il “primo degli uomini nuovi”, ma oltre al celebre filosofo furono molti i cosentini degni di essere ricordati. Nomi noti e meno noti, tra i quali merita di essere segnalato quello di Rutilio Benincasa. Si tratta di un personaggio difficile da inquadrare. Si potrebbe definire filosofo, o matematico visti gli scritti su aritmetica e geometria, ma soprattutto astronomo per i suoi studi su stelle, pianeti e costellazioni. Rutilio rappresenta, in piccolo, quello che furono i famosi scienziati cinquecenteschi nazionali, interessati cioè a tutto ciò che potremmo definire “scientifico” in base alle conoscenze dell’epoca.

Leggi l’intero articolo qui:

Articolo_Rutilio_Benincasa_Lorenzo_Coscarella

Lorenzo Coscarella

(PdV, 03/04/2014, p.18)

Nota: il titolo uscito sul settimanale è stato travisato nel corso dei passaggi prima della pubblicazione. Rutilio infatti non è l’autore delle tavole periodiche ma gli sono attribuite alcune tavole numeriche. Stessi errori in alcune delle didascalie e nel box.