Il castello di San Lucido

Ridotto in macerie dal terremoto del 1905, ciò che resta oggi del castello di San Lucido versa in stato di abbandono.

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Basta guardarne i ruderi, per avere una idea della grandezza che il castello di San Lucido deve avere avuto in passato. Dell’antico palazzo, della parte del maniero un tempo adibita a dimora gentilizia, però non resta quasi nulla. Eppure per la storia che è passata attraverso le sue mura avrebbe meritato ben altra sorte.

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Il castello prima del terremoto del 1905

Purtroppo, e sono passati più di cento anni, il terremoto del 1905 ha ridotto ad un cumulo di macerie quello che era stato il castello feudale. Come testimoniato infatti dalla storiografia locale il territorio di San Lucido fu donato dal Duca di Calabria Ruggero nel 1092 agli arcivescovi di Cosenza, che da quella data ne divennero feudatari trasmettendo il feudo da predecessore a successore. Sarebbe stato proprio il primo arcivescovo feudatario, Arnolfo II, ad avere un ruolo centrale nell’edificazione del castello.

Per la sua posizione sul mare, in un territorio spesso preda di incursione da parte dei pirati saraceni, è facile capire quanto sia stata strategica in quel periodo la rocca di San Lucido. Quello che resta delle mura si mostra appunto come il residuo di una struttura fortificata con evidente funzione difensiva.

I ruderi del castello

Nel XV sec. gli arcivescovi cosentini cedettero il loro feudo, ed il castello divenne dunque patrimonio ereditario di varie famiglie tra cui i Carafa, e soprattutto i Ruffo, cui San Lucido appartenne fino all’eversione della feudalità nel 1806. A quest’ultima famiglia in particolare è legata una nota pagina della storia della cittadina tirrenica: la nascita del cardinale Fabrizio Ruffo nel 1744, che nato proprio tra le mura della fortezza, legò il suo nome alla repressione della Repubblica Napoletana del 1799. Intanto il maniero, come molti altri castelli calabresi, da fortezza aveva preso col tempo la forma di palazzo nobiliare, come mostrano alcune rare foto precedenti al terremoto del 1905. Al terremoto seguì l’abbandono, che ancor di più accelerò il declino di quanto restava, anche se in tempi recenti non sono mancate le proposte di rendere fruibili i resti dell’ancora imponente edificio.

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Interessante da notare è anche la vicinanza con la chiesa di San Giovanni. Divenuta sede della parrocchia nel 1745, vista la sua posizione verrebbe facile supporre una sua nascita in tempi molto più remoti, con la funzione di chiesa castellana.

Intanto è proprio dal piazzale prospiciente la chiesa e affacciato sul Tirreno che si può ammirare l’arco che collegava la fortezza con l’esterno, il luogo dell’antico ponte levatoio, simbolo di quello che resta del castello e ricordo di quello che era.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 17/05/2012, p.21)

 

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