Il sigillo dell’Università di Marano Principato

A partire dal 1800 nello stemma civico del paese compare la raffigurazione della Annunciazione, legata all’identità religiosa e civile dei maranesi.

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Il termine “Università” fino all’Ottocento indicava nel Regno di Napoli i vari paesi che avevano ognuno una propria amministrazione. Potrebbe in qualche modo avvicinarsi all’attuale concetto di Amministrazione comunale, ma veniva usato in modo più ampio e indicava anche centri più piccoli. Ogni università aveva il proprio sigillo, che si rifaceva ad un segno distintivo del posto o a qualche caratteristica che ne esprimeva l’identità, e qui diamo un po’ di attenzione al sigillo di una università relativamente giovane, quella di Marano Principato.

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La storia dei “due Marani”, per quanto recente, fu abbastanza travagliata. Erano in origine contrade rurali, dicono gli storici del posto, che si ripopolarono accogliendo i superstiti del terremoto del 1638 provenienti da Castelfranco, l’odierna Castrolibero, e da Rende. Ciò provocò non pochi problemi tra i due centri per la riscossione delle tasse, finché uno dei due centri passò sotto l’amministrazione del marchesato di Rende, prendendo così il nome di Marano Marchesato, e l’altro invece sotto l’amministrazione del principe di Castelfranco, distinguendosi come Marano Principato.

Marano Principato diventò poi università autonoma nel 1800. Spulciando tra alcuni documenti dell’Archivio Storico Diocesano si può vedere come i documenti ufficiali riguardanti il paese fino alla fine del ‘700 recassero ancora il sigillo di Castelfranco. Dopo il 1800, con la conquistata autonomia, Marano si dotò di un sigillo proprio. Lo si può vedere ad esempio in un documento del 15 maggio 1801, in cui il sindaco Ruffolo attestava che un “clerico” del posto non faceva parte di una famiglia numerosa.

sigillo-marano-principato-1800Il sigillo è di forma quasi tonda e reca la scritta “UNIVERSITÀ DI MARANO PRINCIPATO”. Al suo interno raffigura una scena sacra, precisamente una Annunciazione, e rientra dunque tra i sigilli cosiddetti “agiografici”. L’Annunziata era la protettrice del paese e ad essa era dedicata la chiesa principale del posto. Bisogna però ricordare che la parrocchia sotto questo titolo venne istituita soltanto alcuni anni dopo, precisamente nel 1813.

La presenza dell’Annunciazione nel sigillo dell’università di Marano Principato testimonia così come questa raffigurazione fosse legata non solo all’identità religiosa dei maranesi, ma anche all’identità civile, tanto da sceglierla come simbolo civico del paese prima ancora dell’erezione della parrocchia.

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Lo stemma attuale del comune di Marano Principato è molto differente da quell’antico sigillo con l’Annunziata, e si mostra ora “d’azzurro, ad una torre quadrata d’argento […] sormontata da una corona d’oro principesca gemmata; la torre, fondata sulla campagna di verde, è addossata ad un gruppo di montagne dello stesso”. Le vicende degli ultimi due secoli hanno portato dunque al mutamento del simbolo civico del comune.

Lorenzo Coscarella

(articolo intero su PdV, 16/05/2013, p.17)

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Alle porte di Cosenza, tra svago e tradizione

Il 12 e 13 agosto a Sant’Ippolito di Cosenza si celebra il martire romano che dà il nome al paese. 

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“Ad agosto la città si svuota”. L’espressione, apparentemente banale, è calzante anche per Cosenza. Rallenta di molto il movimento che la caratterizza e la gente volge l’attenzione generalmente verso due direzioni: da una parte la zona marina, dall’altra tutti i paesi delle colline che circondano la città. Questi ultimi d’estate conoscono una nuova vita, e si rianimano con iniziative che travalicano i confini locali per attrarre gente da più parti.

tamburi-sant-ippolito-cosenzaTra le iniziative meritano una menzione speciale le feste patronali che tra luglio e settembre si tengono settimanalmente, quasi a turno, nei vai comuni degli antichi casali di Cosenza. Queste feste erano in passato i maggiori momenti di aggregazione per le comunità, antenate delle sagre e dei festival che pullulano attualmente nei calendari estivi della gran parte dei paesi.

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Tra le feste patronali del cosentino emerge in particolare quella che si tiene annualmente il 12 e 13 agosto a Sant’Ippolito, frazione dello stesso comune di Cosenza, e dedicata all’omonimo santo.

La caratteristica di questa festa è di avere mantenuto immutate nel tempo alcune tradizioni che la rendono interessante anche per gli appassionati della cultura popolare. Su tutte quella dei suonatori di tamburo. Sant’Ippolito è un centro rinomato per i suoi suonatori, molto richiesti anche nelle zone circostanti, e da qui è partita una rivalutazione di questa attività che sta interessando molti paesi della fascia della presila cosentina.

santuario-sant-ippolito-cosenzaNei giorni dedicati al patrono sacro e profano si mescolano, e il piccolo borgo alle porte della città diventa punto d’attrazione per i vari centri circostanti. I riti sacri in onore del soldato romano martirizzato nel III secolo hanno certamente un ruolo predominante. La sede delle funzioni religiose è il Santuario dedicato al santo, dalle forme classicheggianti, ricco di dipinti, e con una storia plurisecolare travagliata a causa dei terremoti che nel passato hanno distrutto più volte il paese. Le celebrazioni iniziano giorni prima con la “tredicina” e culminano nel giorno della festa con la processione che vede il busto settecentesco di S. Ippolito attraversare le strade del paese per poi far ritorno nel suo Santuario. Ad accompagnare le funzioni e la processione sono gli storici canti in dialetto, conservatisi immutati nel tempo come testimoni di una genuina religiosità popolare.

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L’aspetto profano è rappresentato invece, oltre che dagli spettacoli musicali che caratterizzano le serate di tutte le feste patronali, dal cosiddetto “cavallo” che viene portato nella notte tra 12 e 13 agosto in giro per il paese. Si tratta di un pupazzo in cartapesta rappresentante il Santo patrono a cavallo, ma che con la religiosità ufficiale ha poco a che vedere. Il cavallo, accompagnato da una folla esultante, viene fatto ballare lungo tutte le strade del borgo al ritmo incalzante dei suonatori di tamburo che per l’occasione si raggruppano dando il meglio di sè.

Molto di più che una semplice festa patronale dunque, che offre spunti di interesse sia per chi è attratto dall’aspetto storico e antropologico dell’evento, sia per chi vuole semplicemente passare una serata piacevole lontano dall’afa della città, partecipando alle manifestazioni che si organizzano nel giorno della festa e nelle sere precedenti.

Lorenzo Coscarella

(People Life, A.3 n.7(31) Agosto 2012, p.92)

Per altre info sul paese di Sant’Ippolito, sulla festa, i personaggi, le tradizioni,  potete dare anche un’occhiata qui: www.santippolitoborgo.it