Il ‘500 a Cosenza: Pietro Negroni

Attivo oltre che in Calabria anche a Roma e a Napoli, su molti aspetti della sua vita c’è ancora un alone di leggenda. Le sue opere sono capolavori dell’arte calabrese del ‘500.

Pietro_Negroni

La città di Cosenza nel ‘500 era uno dei centri più all’avanguardia del Regno di Napoli. In quel secolo operarono alcuni tra i più grandi ingegni che la Calabria abbia avuto: insigni letterati, filosofi, astronomi, e non ultimo pittori. Tra questi merita un ruolo di primo piano Pietro Negroni, i cui lavori arricchiscono ancora alcune delle chiese cittadine, e soprattutto la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.

Pietro_Negroni_ArnoneSulla sua figura grava ancora un forte alone di mistero. Incerta la nascita, incerta la morte, incerto il volto che aveva. Per lui, però, parlano le sue opere, alcune delle quali sono giunte fino a noi mentre altre sono andate disperse nel corso dei secoli.

Tradizionalmente se ne indica la nascita al 1505 e la morte al 1565, anche se diversi elementi mettono in dubbio tali date. Riguardo al luogo di nascita i più indicano con probabilità San Marco Argentano, mentre fonti minori parlano anche di Torzano, l’attuale Borgo Partenope, frazione di Cosenza.

Secondo la leggenda era ungiovane pastore Pietro_Negroni_Fiumefreddoquando venne notato da un pittore cosentino mentre disegnava le pecore che gli erano affidate. La storia è in realtà quella di Giotto, che ben si adattava al Negroni vista l’assenza di notizie più precise sulla sua giovinezza. Riguardo alla sua formazione si sa che fu allievo di Marco Cardisco, altro celebre pittore calabrese del tempo.

Della sua vita si conosce che lavorò a Roma e soprattutto a Napoli, dove sono ancora visibili alcuni suoi dipinti la cui fama fa inserire il Negroni tra i principali protagonisti del Rinascimento meridionale. Non mancano importanti testimonianze della sua arte anche in Calabria, e soprattutto nella provincia di Cosenza.

Pietro_Negroni_Luca_e_PaoloLa città dei Bruzi ne conserva diverse. La Galleria Nazionale, ad esempio, custodisce la grande pala dell’Assunzione di Maria del 1554, la tavola con la Sacra Famiglia con S. Giovannino del 1557, e momentaneamente la Madonna con Bambino proveniente da Fiumefreddo Bruzio, attualmente in restauro. La chiesa delle Cappuccinelle possiede invece una bella Immacolata del 1558, ma è forse la chiesa di S. Francesco di Paola a conservare l’opera più bella: la Madonna con Bambino tra i santi Luca e Paolo. È un’opera imponente, realizzata dal pittore nel 1552 e ancora visibile nella chiesa per la quale venne realizzata, esempio di quanto l’arte nella città di Cosenza sia ancora alla portata di tutti.

Palazzo_Arnone_CosenzaAltre opere del Negroni sono presenti a San Marco Argentano, a Cassano, e soprattutto a Castrovillari. Si tratta di veri e propri capolavori dell’arte in Calabria nel ‘500, per la quasi totalità esposti al pubblico e fruibili dai turisti o presso musei locali o presso le chiese per le quali vennero creati. Tesori da scoprire insieme ai mille altri che la Calabria racchiude.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Luglio 2014, p. 20)

Pietro_Negroni_firma

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La Torre dei Normanni

La Torre di San Marco Argentano, edificio risalente al XI secolo, si vuole edificato da Roberto il Guiscardo ed è oggi il simbolo della città.

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Un alto cilindro di pietra che domina dall’alto la cittadina, testimone di un tempo in cui guerre e incursioni erano all’ordine del giorno e una postazione di difesa coronava ogni centro abitato.

Immagine Stiamo parlando della possente torre normanna di San Marco Argentano, uno dei maggiori centri della provincia di Cosenza, che conserva all’interno della città notevoli tracce della sua storia medioevale.

La torre è forse il suo simbolo più noto, e richiama nel nome i dominatori sotto il cui governo San Marco visse un periodo di splendore. Si vuole che a farla edificare, nel 1048, sia stato Roberto d’Altavilla detto il Guiscardo, il condottiero normanno che nella città aveva fissato la sua dimora. Alle vicende del Guiscardo e alla dinastia normanna San Marco lega, inoltre, la cripta della Cattedrale, l’abbazia della Matina, e la fontana che dal nome della moglie del condottiero è detta “di Sichelgaita”.

ImmagineLa struttura della torre, dalle spesse mura, è organizzata su cinque piani e presenta ben visibili gli elementi caratteristici delle antiche fortificazioni. Il cilindro, che costituisce la torre vera e propria, si innalza sopra un possente basamento in pietra che lo cinge dandogli l’aspetto di fortezza. È interessante notare il sistema d’accesso: una scala conduce a quello che era il ponte levatoio, alzato il quale veniva tagliata ogni forma di comunicazione con l’esterno.

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L’edificio venne rimaneggiato nel ‘400 e nuovamente nei secoli successivi. Una volta persa la sua funzione difensiva divenne carcere e infine proprietà di privati. Da più di un secolo è proprietà comunale e dopo alcuni interventi di restauro è oggi una tappa da non perdere per chi voglia visitare la città. Resta come emblema della potenza dei normanni, che oltre San Marco dominarono gran parte dell’Italia meridionale lasciando anche in Calabria numerose tracce del loro passaggio.

Lorenzo Coscarella

(People Life, A.4 n.9(44) settembre 2013, p. 18)