Calabria: torna il libro più antico stampato in ebraico

Le Esplorazioni da cosentine diventano calabresi, questa volta, per dare rilievo ad un interessante tesoro bibliografico “made in Calabria”: il più antico testo stampato in ebraico giunto fino a noi. 

Commentario Rashi Reggio Calabria

Tra febbraio e marzo del 1475, era attiva a Reggio Calabria, nell’estrema punta della penisola, una delle primissime tipografie italiane. Dall’invenzione della stampa a caratteri mobili, da parte di Gutemberg, in Germania, era passato appena un ventennio.

A impiantarla, era stato l’ebreo Abraham ben Garton che, chissà per quali motivi, si trovava nella città dello stretto, luogo nel quale, da secoli, era stanziata una importante comunità ebraica.

Commentario Rashi

Di questo pioniere della tipografia resta un solo, preziosissimo, volume: il Commentario al Pentateuco redatto da Rashi, cioè Rabbi Šelomoh ben Yishaq, un rabbino francese vissuto tra il 1040 e il 1105 i cui lavori di commento ai testi sacri ebraici sono ancora oggi considerati fondamentali.

Una rarissima copia dell’opera venne rintracciata nel ‘700 dallo studioso Giovanni
Bernardino De Rossi, e ceduta nel 1816 insieme a numerosi altri testi alla Biblioteca Palatina di Parma, che la conserva tuttora.

Colophon

Dopo secoli, l’unica antica copia di questo raro volume tornerà in Calabria.
Un accordo intercorso tra il governatore della Calabria Oliverio e il responsabile del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, Simone Verdi ne prevede, infatti, il temporaneo trasferimento a Reggio, per un’esposizione che permetterà all’opera di “essere ammirata da tutti, calabresi e non”.

È da evidenziare un interessante collegamento con la città di Cosenza. Anche qui la prima tipografia è attestata negli anni ’70 del ‘400 con le opere stampate da Ottaviano Salomonio di Manfredonia. Anch’egli probabilmente di origine ebraica, trovò a Cosenza terreno fertile per la sua attività visto il ruolo ricoperto in campo economico e culturale dalla città, nella quale era presente una operosa comunità ebraica con una sua giudecca.

Ottaviano Salomonio

Per approfondire la notizia, ecco l’articolo pubblicato nel numero del 1° marzo 2018 del settimanale Parola di Vita. Al suo interno le informazioni sul Commentario di Rashi stampato a Reggio Calabria e un focus sulle prime opere a stampa realizzate a Cosenza, dal tipografo di probabili origini ebraiche Ottaviano Salomonio da Manfredonia.

Per leggere l’articolo intero cliccare sull’immagine sottostante:Articolo L. Coscarella_Torna in Calabria primo libro stampato ebraico

Lorenzo Coscarella

in PdV, 01/03/2018, p. 14

Advertisements

Il titolo di Città per Rende e Mendicino

I due comuni del cosentino sono stati insigniti del riconoscimento. Molti centri in Calabria godono di questo riconoscimento da alcuni secoli e per le ragioni più varie.

Rende Cosenza

Rende e Mendicino sono da ora, per la legge, le due città più giovani della Calabria. I due comuni infatti sono stati insigniti del titolo di Città. Cosa significa questo?

Rende di fatto lo era già, una delle città più vivaci della regione, che integrandosi con Cosenza forma il nucleo principale di un’area urbana attorno alla quale ruotano anche i numerosi comuni del circondario. Anche Mendicino si inserisce tra i centri orbitanti nell’area urbana cosentina e il conferimento del titolo va a sancire i progressi fatti negli ultimi anni dal comune delle Serre.

Mendicino CosenzaIn Italia il “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (D.lgs. 18 agosto 2000 n.267) stabilisce all’art. 18 che “Il titolo di città può essere concesso con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’interno ai comuni insigni per ricordi, monumenti storici e per l’attuale importanza”. Una concessione che arriva al termine di un particolare iter amministrativo.

L’ordinamento attuale prevede dunque che sia il Presidente della Repubblica a sancire il titolo, tuttavia alcuni centri ne godono comunque per ragioni storiche che affondano le proprie origini anche a molti secoli addietro. Il titolo, insieme al prestigio, comportava anche altri vantaggi e privilegi, soprattutto nella tassazione. La città di Cosenza, ad esempio, gode di questo titolo “ab immemorabili”. Da sempre Città Regia, come capitale del Bruzio Cosenza fu nel corso dei secoli il centro abitato principale di un’area che andava ben oltre l’attuale provincia, e viene infatti indicata come città in tutti i documenti sin dal Medioevo.

Cosenza Rende

Molti centri in Calabria godono di questo titolo da alcuni secoli e per le ragioni più varie. Catanzaro e Castrovillari, ad esempio, sin dal ‘500 con privilegi dell’imperatore Carlo V, e per diverse ragioni anche altri centri grandi e piccoli, da Reggio Calabria a Strongoli, da Lamezia Terme a Petilia Policastro, da Rossano a Corigliano Calabro. Un accenno particolare merita il caso di Cutro (Kr), che ottenne il titolo nel ‘500 grazie ad una partita a scacchi. Dopo aver vinto una celebre sfida scacchistica nel 1575, infatti, il cutrese Giovanni Leonardo Di Bona chiese e ottenne in premio il privilegio del titolo di città per il suo paese natale.

Mendicino

Anche altri luoghi del cosentino godono del titolo di città grazie a privilegi lontani nel tempo. Tra questi ricordiamo Paola, cui venne riconosciuto il titolo sin dal ‘400, in particolare secondo alcuni storici nel 1496 da parte di Ferdinando II di Aragona. Titolo confermato poi nel 1555 dall’imperatore Filippo II di Spagna. Rogliano ricevette il titolo di città nel 1745 da parte di Carlo III di Spagna con dispaccio del 3 giugno di quell’anno. Secondo varie fonti godrebbe di questo titolo anche Scigliano su concessione del Re Filippo IV intorno al 1636. Dopo l’Unità d’Italia la concessione del titolo venne affidata al Re e regolata con apposite leggi, passando poi tra i compiti del Presidente della Repubblica fino ai nostri tempi. Tra i riconoscimenti più vicini nel tempo ricordiamo che nel 1973 è stato assegnato il titolo di Città ad Amantea, con DPR dell’8 giugno di quell’anno. Bisignano lo ottenne con DPR del 24 marzo 1994, mentre Acri con decreto del 17 settembre 2001.

Città Provincia Cosenza

Ora il titolo è stato dunque riconosciuto anche ai Comuni di Rende e di Mendicino, che con il decreto del Presidente della Repubblica rientrano da ora a pieno titolo tra le città d’Italia.

A seguito del riconoscimento del titolo di Città, l’amministrazione locale provvede anche a rinnovare lo stemma e il gonfalone. Il simbolo civico viene sormontato non più dalla cosiddetta “corona di Comune” ma dalla “corona di Città”, ovvero la corona turrita, che rappresenta una cinta muraria dotata di torri.

Corona di città

Lo stemma civico dell’antica “Terra di Rende”, come veniva definita ancora agli inizi dell’800 prima di assumere lo status di Comune, rappresenta nello scudo il castello munito di tre torri, richiamo probabilmente al castello che domina il centro storico di Rende. Uno stemma dalle origini antiche, che alcuni fanno risalire al ‘200 e che ha rappresentato nel tempo il simbolo della comunità civica rendese.  Le prime attestazioni giunte sino a noi sono scolpite sul castello e sull’arco del portale centrale della chiesa matrice, e lo stesso simbolo veniva impresso come sigillo per dare ufficialità ai documenti. È il caso di un esemplare impresso su un documento custodito presso l’Archivio Storico Diocesano di Cosenza, apposto con inchiostro nero su un documento del 1785 e che qui vi presentiamo.

Rende Cosenza SigilloCuriosamente anche lo stemma civico di Mendicino presenta tre torri, descrivendosi secondo il Decreto del 1960 “d’azzurro, ai tre monti di verde nascenti dalla punta e ordinati in fascia, sormontati ciascuno da una torre al naturale, merlata alla guelfa, aperta e finestrata di nero; la mediana più alta, il tutto sormontato da una stella d’argento raggiata”. In entrambi i casi il riconoscimento porterà all’aggiunta del nuovo elemento sul simbolo civico e sul gonfalone di rappresentanza.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 17/03/2016)

Rende stemmaStemma Mendicino

Cosenza e il futurismo di Boccioni

Una serie di opere dell’artista contemporaneo è ora esposta in modo permanente a Cosenza tra le sale di Palazzo Arnone.

Mostra delle opere di Boccioni a Palazzo Arnone,

Sulla moneta da 20 centesimi è rappresentata un’opera d’arte di Umberto Boccioni, maestro del Futurismo italiano. Pochi sanno che su quella moneta c’è un po’ di Calabria.

Mostra delle opere di Boccioni a Palazzo Arnone.Boccioni infatti nacque proprio a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882, da genitori romagnoli. Il padre per motivi di lavoro cambiava spesso città, ma questa permanenza a Reggio ha permesso di legare alla Calabria uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

Per rendere omaggio a questo Maestro, la Galleria Nazionale di Cosenza ha di recente acquisito una importante serie di opere, provenienti da collezioni private e ora esposte in modo permanente in uno degli ambienti del prestigioso museo.

Mostra delle opere di Boccioni a Palazzo ArnoneQuella di Cosenza è una collezione straordinaria di disegni del Boccioni, tra i principali rappresentanti del Futurismo italiano, morto nel 1916 in provincia di Verona.

Si tratta di incisioni, disegni, semplici schizzi, opere di grafica e lavori preparatori di altre opere. L’esposizione è curata in modo che tutto il materiale sia valorizzato e fruibile nel migliore dei modi. Curiosi i disegni eseguiti sulle due facciate di vari fogli, presentati in modo da renderne visibili entrambi i lati.

L'opera di Boccioni 'Forme uniche della continuità nello spazio'Tra i pezzi esposti anche una copia dell’opera raffigurata sulla moneta 20 centesimi, “Forme uniche della continuità nello spazio”, realizzata nel 1913 e che rappresenta una figura umana in movimento.

La Galleria Nazionale di Palazzo Arnone si sta confermando sempre più come polo museale di grande interesse. La mostra permanente su Boccioni si va infatti ad aggiungere alle importanti collezioni già esposte in modo permanente nel palazzo cosentino e visibili gratuitamente. Oltre a ciò, la Galleria ospita numerose mostre temporanee che di volta in volta focalizzano l’attenzione su temi o autori specifici.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Gennaio 2015, p. 32)