Con la testa fra le nuvole

Dal mar Tirreno alla Sila, attraversando la Catena Costiera e sorvolando Cosenza e i vari Casali a Sud della città. Guardando dal finestrino di un aereo.

L’aereo si alza in volo dall’aeroporto di Lamezia Terme. Poco dopo il decollo, guardando sulla destra, questa è la vista che si schiude:

Cosenza dall'alto. Foto Lorenzo Coscarella 2015

In basso, in primo piano, la costa tirrenica cosentina nel tratto compreso tra Fiumefreddo Bruzio, Longobardi e l’inizio di Belmonte Calabro. Man mano che si guarda più in alto ecco Monte Cocuzzo, che raggiunge una quota superiore ai 1500 metri s.l.m.

Oltre il monte si apre la valle in cui siedono Cosenza e i molti paesi che costituivano i suoi Casali. Risalendo dalla città verso la Sila, ogni collina è dominata da un paese.

Prima di giungere al fondo della valle si distinguono appena alcune parti di Laurignano, Dipignano e Carolei. In basso a sinistra ecco un pezzo di Cosenza e, poco più in alto, da Nord a Sud si distinguono tutti i paesi della presila cosentina: Rovito con le sue frazioni, Celico, Spezzano Sila e Spezzano Piccolo. Poi ancora Casole, Magli, Trenta, Pedace, Serra Pedace e Pietrafitta.

Poco più in basso i piccoli agglomerati delle tre frazioni di Cosenza: Borgo Partenope, Sant’Ippolito e Donnici. Tornando più su, incontriamo Aprigliano, Piane Crati, Figline Vegliaturo, Cellara, Piano Lago, Mangone.

Ma è la parte superiore della veduta che offre la sorpresa più bella, possibile grazie anche alla giornata serena in cui è stata scattata la foto. L’altopiano della Sila si mostra in tutta la sua estensione e, cosa particolare, si notano anche due dei grandi laghi silani, il Cecita in alto a sinistra, e l’Arvo a destra.

Presto qualche altra foto.

Lorenzo Coscarella

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Rogliano: l’orologio del campanile di S. Giorgio

Posto sul campanile della chiesa di S. Giorgio di Rogliano, lo strumento era di proprietà dell’Università, che ne curava la gestione con le tasse dei cittadini. 

Rogliano CosenzaAttualmente non si coglie appieno l’importanza di un orologio pubblico in un centro abitato. Fino a circa un secolo fa, invece, quando gli strumenti per calcolare il tempo non erano alla portata di tutti, la presenza di un orologio che servisse una intera comunità era uno dei pochi modi per scandire lo scorrere del giorno, in modo più preciso rispetto al sole.

Da varie fonti emerge che nel corso del ‘700 varie località del cosentino si dotarono di orologi pubblici. Posti in genere sui campanili delle chiese, contribuirono a regolare la vita dei paesi e delle aree fin dove arrivava il suono dei loro rintocchi. Per Rogliano, una breve annotazione ci tramanda la data di realizzazione, di posizionamento, e il nome dell’esecutore dell’orologio della chiesa di S. Giorgio:

“L’Oriloggio dell’Insigne Collegiale Chiesa di S. Giorgio Martire si è formato nel cor(ren)te anno 1757, e posto nel suo luogo nel dì 20 Giugno cor(ren)te, il Maestro fu Matteo Veltri del Lago – Rogliano 23 Giugno 1757”.

Rogliano CalabriaA tramandarci la notizia è un notaio roglianese del ‘700, Francesco Clausi, che la appuntò alla fine di un suo registro insieme ad alcuni altri avvenimenti locali.

Sono interessanti il nome e la provenienza dell’artefice, Matteo Veltri da Lago, perché non doveva essere facile per un calabrese acquisire le competenze tali per realizzare uno strumento complesso come un orologio, con i suoi meccanismi e i vari accessori.

RoglianoLa chiesa di S. Giorgio, ora dichiarata monumento nazionale per la sua struttura e per le opere d’arte che custodisce, era la parrocchia di riferimento del rione di Rota, “cedola” che insieme a Spani, Cuti e Marzi formava la Rogliano del ‘700.

Il massiccio campanile ha la particolarità di essere staccato dalla chiesa, e mantiene una preminenza sulle piazze e strade circostanti. Per le funzioni che svolgeva in passato era molto più di un edificio ecclesiastico. I campanili svolgevano infatti anche le funzioni di torri civiche, il suono delle loro campane era utilizzato per lanciare allarmi o celebrare occasioni civili particolari, e secondo alcuni potevano anche essere utilizzati come torri di avvistamento, aspetto ancora da approfondire.

Anche se posto sul campanile di una chiesa, l’orologio non era dunque una di proprietà della chiesa stessa ma dell’Università, termine che è avvicinabile a quello attuale di Comune. Ed era l’Università che ne curava la gestione, utilizzando i soldi delle tasse dei cittadini. Riguardo al caso di Rogliano, nel 1753 l’Università di Rogliano Rota pagava, tra le spese annue, 3 ducati “Alla P(erso)na che acconcia l’orologio”.

Lo strumento quindi era presente anche da prima della data del 1757 tramandataci da Clausi, che a questo punto può riferirsi ad un rifacimento o ad un nuovo posizionamento dell’orologio stesso.

Articolo Rogliano Orologio S. GiorgioNella vicina Marzi, invece, per “l’Acconcio dell’Orologio” si spendeva annualmente il doppio, dunque 6 ducati, e spese simili sono registrate anche per altri paesi. A Carpanzano e Pietrafitta, ad esempio, la spesa annua per il mantenimento dell’orologio era di 5 ducati, a Figline di 3,60 ducati l’anno, a Domanico e Grimaldi di 6, ad Aprigliano di 18, ma in quest’ultimo caso gli orologi che servivano i vari rioni erano più di uno.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 05/11/2015, p. 21)