Invasioni digitali: alla scoperta del territorio

Le iniziative organizzate nell’ambito delle Invasioni Digitali si sono rivelate un’ottima occasione per la scoperta di luoghi noti e meno noti, anche nella provincia di Cosenza.

Mendicino Calabria

Armati di smartphone e macchine fotografiche, oppure della semplice voglia di scoprire nuovi luoghi, gruppi di giovani e meno giovani si inerpicano per vicoli e slarghi. Catturare immagini di quello che si ammira viene naturale, e la loro condivisione sui social network diventa un mezzo per far conoscere opere e luoghi.  È un po’, in sostanza, quello che avviene con le Invasioni Digitali.

Lo scorso 30 aprile ad ospitare gli invasori è stato il centro storico di Mendicino, comune a pochi chilometri da Cosenza che di recente ha ottenuto il titolo di Città, e che ha mantenuto caratteristiche che lo rendono degno di attenzione. Tra i punti di interesse toccati il settecentesco Palazzo Del Gaudio-Campagna, e ancora le chiese di San Nicola e Santa Maria, le filande dove si lavorava la seta, la Torre dell’Orologio, la piazza principale, il parco sottostante il centro abitato.

Abbiamo potuto esplorare anche i luoghi impressi in un disegno dell’800 del quale su Esplorazioni Cosentine già ci eravamo occupati. Un giro interessante, alla scoperta di un centro storico ben tenuto, insieme a molti amici tra cui i blogger di Memoriaeloci, che ha Mendicino come principale oggetto di studio, e Ladri di Polvere.

Gli scatti della giornata, realizzati dai vari partecipanti, sono identificati sui social dall’hashtag #invadimendicino. Nella gallery vi presentiamo alcune delle molte immagini scattate da noi in quell’occasione, con l’intenzione di aggiungerne altre al più presto!

LC

Il titolo di Città per Rende e Mendicino

I due comuni del cosentino sono stati insigniti del riconoscimento. Molti centri in Calabria godono di questo riconoscimento da alcuni secoli e per le ragioni più varie.

Rende Cosenza

Rende e Mendicino sono da ora, per la legge, le due città più giovani della Calabria. I due comuni infatti sono stati insigniti del titolo di Città. Cosa significa questo?

Rende di fatto lo era già, una delle città più vivaci della regione, che integrandosi con Cosenza forma il nucleo principale di un’area urbana attorno alla quale ruotano anche i numerosi comuni del circondario. Anche Mendicino si inserisce tra i centri orbitanti nell’area urbana cosentina e il conferimento del titolo va a sancire i progressi fatti negli ultimi anni dal comune delle Serre.

Mendicino CosenzaIn Italia il “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (D.lgs. 18 agosto 2000 n.267) stabilisce all’art. 18 che “Il titolo di città può essere concesso con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’interno ai comuni insigni per ricordi, monumenti storici e per l’attuale importanza”. Una concessione che arriva al termine di un particolare iter amministrativo.

L’ordinamento attuale prevede dunque che sia il Presidente della Repubblica a sancire il titolo, tuttavia alcuni centri ne godono comunque per ragioni storiche che affondano le proprie origini anche a molti secoli addietro. Il titolo, insieme al prestigio, comportava anche altri vantaggi e privilegi, soprattutto nella tassazione. La città di Cosenza, ad esempio, gode di questo titolo “ab immemorabili”. Da sempre Città Regia, come capitale del Bruzio Cosenza fu nel corso dei secoli il centro abitato principale di un’area che andava ben oltre l’attuale provincia, e viene infatti indicata come città in tutti i documenti sin dal Medioevo.

Cosenza Rende

Molti centri in Calabria godono di questo titolo da alcuni secoli e per le ragioni più varie. Catanzaro e Castrovillari, ad esempio, sin dal ‘500 con privilegi dell’imperatore Carlo V, e per diverse ragioni anche altri centri grandi e piccoli, da Reggio Calabria a Strongoli, da Lamezia Terme a Petilia Policastro, da Rossano a Corigliano Calabro. Un accenno particolare merita il caso di Cutro (Kr), che ottenne il titolo nel ‘500 grazie ad una partita a scacchi. Dopo aver vinto una celebre sfida scacchistica nel 1575, infatti, il cutrese Giovanni Leonardo Di Bona chiese e ottenne in premio il privilegio del titolo di città per il suo paese natale.

Mendicino

Anche altri luoghi del cosentino godono del titolo di città grazie a privilegi lontani nel tempo. Tra questi ricordiamo Paola, cui venne riconosciuto il titolo sin dal ‘400, in particolare secondo alcuni storici nel 1496 da parte di Ferdinando II di Aragona. Titolo confermato poi nel 1555 dall’imperatore Filippo II di Spagna. Rogliano ricevette il titolo di città nel 1745 da parte di Carlo III di Spagna con dispaccio del 3 giugno di quell’anno. Secondo varie fonti godrebbe di questo titolo anche Scigliano su concessione del Re Filippo IV intorno al 1636. Dopo l’Unità d’Italia la concessione del titolo venne affidata al Re e regolata con apposite leggi, passando poi tra i compiti del Presidente della Repubblica fino ai nostri tempi. Tra i riconoscimenti più vicini nel tempo ricordiamo che nel 1973 è stato assegnato il titolo di Città ad Amantea, con DPR dell’8 giugno di quell’anno. Bisignano lo ottenne con DPR del 24 marzo 1994, mentre Acri con decreto del 17 settembre 2001.

Città Provincia Cosenza

Ora il titolo è stato dunque riconosciuto anche ai Comuni di Rende e di Mendicino, che con il decreto del Presidente della Repubblica rientrano da ora a pieno titolo tra le città d’Italia.

A seguito del riconoscimento del titolo di Città, l’amministrazione locale provvede anche a rinnovare lo stemma e il gonfalone. Il simbolo civico viene sormontato non più dalla cosiddetta “corona di Comune” ma dalla “corona di Città”, ovvero la corona turrita, che rappresenta una cinta muraria dotata di torri.

Corona di città

Lo stemma civico dell’antica “Terra di Rende”, come veniva definita ancora agli inizi dell’800 prima di assumere lo status di Comune, rappresenta nello scudo il castello munito di tre torri, richiamo probabilmente al castello che domina il centro storico di Rende. Uno stemma dalle origini antiche, che alcuni fanno risalire al ‘200 e che ha rappresentato nel tempo il simbolo della comunità civica rendese.  Le prime attestazioni giunte sino a noi sono scolpite sul castello e sull’arco del portale centrale della chiesa matrice, e lo stesso simbolo veniva impresso come sigillo per dare ufficialità ai documenti. È il caso di un esemplare impresso su un documento custodito presso l’Archivio Storico Diocesano di Cosenza, apposto con inchiostro nero su un documento del 1785 e che qui vi presentiamo.

Rende Cosenza SigilloCuriosamente anche lo stemma civico di Mendicino presenta tre torri, descrivendosi secondo il Decreto del 1960 “d’azzurro, ai tre monti di verde nascenti dalla punta e ordinati in fascia, sormontati ciascuno da una torre al naturale, merlata alla guelfa, aperta e finestrata di nero; la mediana più alta, il tutto sormontato da una stella d’argento raggiata”. In entrambi i casi il riconoscimento porterà all’aggiunta del nuovo elemento sul simbolo civico e sul gonfalone di rappresentanza.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 17/03/2016)

Rende stemmaStemma Mendicino

La prima “foto” di Mendicino

Un viaggiatore francese della prima metà dell’800 ci ha lasciato un disegno, conservato a Parigi, che ci offre una veduta del paese in quel periodo.

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Nel corso di tutto il XIX secolo la Calabria fu meta di numerosi viaggiatori stranieri che, interessati dalle bellezze d’Italia, si spingevano fino alla punta dello stivale per scoprirne gli aspetti meno noti. La regione si offriva a questi viaggiatori, in genere colti esponenti di famiglie benestanti europee, come una terra quasi selvaggia e da esplorare.

E non poteva che essere la voglia di scoprire ciò che pochi conoscevano a spingerli fin quaggiù, abbandonando le mete classiche del Grand Tour, ben più note all’estero.       Ci sono giunti di questi viaggi diversi diari e, anche se in misura minore, alcuni disegni. Schizzi tracciati dai viaggiatori quasi come si scatterebbe oggi una foto del posto visitato.

torre-orologio-mendicino-cosenza

Nella prima metà dell’800 uno di questi pionieri del turismo moderno, purtroppo anonimo, passò anche da Mendicino, e ne tracciò un disegno a penna oggi conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi. Il disegno è presente nel volume su Cosenza di Rubino e Teti, e va interpretato considerando sia i molti cambiamenti intervenuti nell’area, sia il fatto che l’autore ha potuto mettere del suo nello schizzo.

Subito in primo piano un fiume, con un ponticello sull’angolo destro, sul quale domina la mole di un grande edificio il cui loggiato farebbe pensare al palazzo Campagna, ma che ad una osservazione più attenta sarebbe la chiesa di San Pietro, con delle costruzioni addossate ora non più presenti. Sulla sinistra l’irto colle del castello sul quale svetta attualmente la torre dell’orologio, mentre al centro sullo sfondo è un altro colle.

Il tutto è immerso in un paesaggio roccioso, a tratti brullo, a tratti coperto da alberi. Un agglomerato di case è raffigurato sulle pendici del colle del castello, e la particolarità di questo disegno è che sembra mostrare sulla sua cima alcune rovine, che potrebbero far pensare agli avanzi di una fortezza già da molto tempo in disuso.

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È una testimonianza preziosa. Oggi del castello non v’è traccia, e la torre dell’orologio dei primi del ‘900 ne ricorda la posizione. Resta ancora il toponimo “castello”, così come nella metà del ‘700 il “loco detto lo castello” indicava una zona del paese dove erano diverse abitazioni. I toponimi infatti sono una delle eredità dei tempi passati più resistenti.

Lo stesso nome di Mendicino deriva con probabilità da quel “Menekine” citato già nel V secolo a.c. dallo storico Ecateo di Mileto, anche se è difficile dire se l’antica Menekine sorgesse sullo stesso sito attuale. Anzi, per dare un dato in più, a metà ‘700 è registrata la presenza del toponimo “Mendicino lo Vecchio” che farebbe pensare proprio ad un differente sito per il paese stesso. […]

Sono molte, comunque, le letture che potrebbero nascere dallo studio del disegno su cui si è posta l’attenzione. Altri più competenti potranno approfondire i vari aspetti, intanto qui si sono volute presentare poche curiosità su quella che potrebbe probabilmente definirsi la prima “foto panoramica” del paese di Mendicino.

Lorenzo Coscarella

(Stralcio dell’articolo uscito su Parola di Vita n.22/03/2013, p.20. Nell’articolo originale, seguendo una dritta dimostratasi poco fondata, si è collegato l’edificio in primo piano a Palazzo Campagna, mentre più ragionevolmente si tratta della chiesa di S. Pietro)