Cosenza e il Pilerio

La cattedrale di Cosenza conserva l’icona bizantineggiante della Madonna del Pilerio, Patrona della città e testimone di vicende che hanno abbracciato cinquecento anni di storia cittadina.

Pilerio

Storia, leggenda e Fede, come spesso accade, si mescolano nelle vicende che sono alla base della scelta della Madonna del Pilerio quale patrona della città di Cosenza. La festa patronale del 12 febbraio, fissata in questa data in ricordo del terremoto del 1854 avvenuto in quel giorno, è solo uno degli aspetti di questo culto che si è radicato nel corso di cinquecento anni di vita cittadina.

Cosenza Pilerio

È tanto nota quanto poco confermata dalle fonti dell’epoca la leggenda collegata alla peste che, nel 1576, avrebbe dilagato anche nella città di Cosenza e nel suo circondario. Si vuole che proprio la Vergine, attraverso l’icona venerata ancora oggi in cattedrale, abbia liberato la città esaudendo le preghiere di un devoto, assumendo su di sé il morbo con l’apparire di un bubbone sulla sua guancia sinistra.

Madonna del Pilerio

Sono molte poi le ipotesi sul significato del termine Pilerio, ma secondo la tradizione più diffusa l’icona prende il titolo dall’essere esposta originariamente su uno dei pilastri della chiesa.

Le cronache di inizi ‘600 ci testimoniano poi gli spostamenti del quadro e le cerimonie solenni che lo videro protagonista, come quella del 17 aprile 1607, data della prima incoronazione dell’icona avvenuta durante una imponente cerimonia.

Pilerio Cosenza

Da qualche anno l’icona originale, dopo essere stata custodita a lungo presso la sede della Soprintendenza, è nuovamente esposta nella cappella a lei destinata, un vero e proprio scrigno d’arte nel cuore della cattedrale. La cappella presenta un pregevole altare in marmi policromi realizzato intorno al 1778 da artisti napoletani con l’apporto del celebre scultore Giuseppe Sammartino, lo stesso scultore che a Napoli realizzò la celebre scultura del Cristo velato nella cappella Sansevero.

Cappella del Pilerio

Oltre che nella chiesa cattedrale, che ne è stato il fulcro, le tracce del culto verso la Vergine del Pilerio sono rinvenibili in diversi angoli della città, visto il favore che godeva anche nei ceti popolari. Lo testimoniano, ad esempio, le numerose edicole sparse tra i vicoli del centro storico e che riproducono in vari modi l’immagine dell’icona originale.

Nella prima metà del XIX secolo, inoltre, il culto verso la patrona crebbe notevolmente anche grazie a eventi come l’incoronazione del 1836, celebrata da numerosi letterati locali del tempo.

Cosenza, Pilerio - foto L Coscarella

Il terremoto del 1854, come detto anche in questo articolo, diede infine origine alla festa attuale, che rientra nelle cosiddette “feste votive”. Si tratta di momenti legati al ricordo di un avvenimento particolarmente significativo per un luogo, come lo fu il terremoto del 12 febbraio, e la data è celebrata con diverse feste anche in molti altri paesi della provincia che furono colpiti da quello stesso sisma.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Febbraio/Marzo 2018, pp. 16-17

Pilerio_2017-foto_L.Coscarella-

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Esplorazioni sul campo

Centro storico

Il titolo “Esplorazioni cosentine” era riferito soprattutto alle esplorazioni che il lettore avrebbe potuto compiere attraverso gli articoli e le immagini pubblicate su questo blog. Questa volta però siamo “scesi in campo” (perdonateci l’espressione) per allargare le esplorazioni e condividere con gli altri alcune delle storie e delle curiosità sulle quali il blog si è soffermato.

In partnership con l’associazione culturale RigenerAzione, e con la partecipazione di Guide On Cosenza, abbiamo così preso parte all’evento “Cosenza, una cartolina di città“: una serie di trekking fotografici nel cuore antico di Cosenza che si sono tenuti nelle giornate del 30 dicembre 2017 e del 6 e 7 gennaio 2018.

Tre eventi dedicati alla riscoperta della parte vecchia della città che hanno visto una nutrita partecipazione di giovani, intenti a catturare le immagini di angoli noti e meno noti, segnale positivo che conferma che l’interesse per la Cosenza antica c’è.

I trekking del 30 dicembre 2017 e del 7 gennaio 2018 sono stati dedicati alla scoperta della parte bassa della città, mentre quello del 6 gennaio alla parte alta. 

L’evento  ha suscitato anche l’attenzione di alcune testate web locali tra cui Corriere della Calabria, voceaigiovani.it, ottoetrenta.it, Strill, laCnews24.it, cosenzapost.it e dell’ufficio stampa del Comune di Cosenza.

Nelle gallery sottostanti potrete vedere alcuni dei luoghi toccati durante i percorsi:

sul Triglio

sul Pancrazio

immagini dalla Confluenza

Da Palazzo Arnone a piazza dei Follari, attraversando quartieri e toccando inoltre la Confluenza e i ponti storici, il trekking ha attraversato il centro storico ponendo l’accento sulla storia dei luoghi. In particolare segnaliamo, linkando ai relativi articoli per approfondimenti, l’importanza della postierla, il ruolo del quartiere ebraico, la lavorazione della seta.

Buona esplorazione attraverso le immagini e … attraverso i vari articoli del blog dedicati alle zone che abbiamo attraversato e fotografato. Alla prossima!

Lorenzo Coscarella

Il Duomo di Cosenza

La Cattedrale è uno dei simboli di Cosenza e custodisce al suo interno opere che raccontano la storia della città. Molte altre, che ne costituivano il “tesoro”, sono oggi esposte nel vicino Museo diocesano.

Cosenza

Risalendo corso Telesio, l’arteria principale del centro storico, la duecentesca Cattedrale dedicata all’Assunzione di Maria appare maestosa a dominare la “piazza grande”, antico centro della vita cittadina.

La sua facciata si presenta in stile gotico-cistercense, segnata da quattro contrafforti e ristrutturata cercando di rispettare l’impostazione originaria, della quale rimangono i tre portali archiacuti in arenaria ed i due rosoni piccoli. Il rosone centrale riporta la data di fine dei restauri della facciata: 1944.

Cattedrale

Durante il tempo la struttura è stata interessata da un susseguirsi di lavori, di restauri, di rifacimenti. Molti dovuti alla necessità di riparare i danni dei vari terremoti, come quelli del 1638 o del 1854.

Molti altri, invece, da ricondurre alla volontà di seguire le mode dei tempi, come il radicale rifacimento in forme barocche di tutta la struttura nel corso del ‘700, ad opera dell’arcivescovo Capece Galeota, o il rifacimento della facciata esterna nel primi anni del XIX secolo. Fu l’arcivescovo Camillo Sorgente a dare il via a restauri nel 1886, mirati a riportare la struttura alle forme originarie, eliminando gradualmente le varie sovrapposizioni.

Capitelli

L’interno è suddiviso in tre navate, con pianta a croce latina e soffitto coperto da capriate lignee a vista. Rimosse le strutture barocche sono riemersi gli archi in tufo, che presentano interessanti capitelli decorati. La rimozione delle sovrapposizioni barocche ha portato però alla dispersione di molte opere, come le cappelle delle navate laterali, compresa quella della famiglia Telesio con la tomba del filosofo.

Duomo Cosenza

Nella navata destra è il bel sarcofago in marmo di età ellenistica che, secondo la tradizione, conserva le spoglie di Enrico VII, figlio dell’Imperatore Federico II.

Nella navata sinistra si aprono due interessanti cappelle barocche. La prima è la cappella del Pilerio. Realizzata per conservare l’icona bizantina della Patrona della città risalente al XII secolo, si presenta ricca di stucchi e marmi barocchi. Da qualche anno l’icona originaria è stata riposizionata nell’altare per essa progettato nel ‘700.

Sullo stesso lato, nell’area del transetto, ecco il monumento funerario di Isabella d’Aragona, regina di Francia morta nei pressi di Cosenza nel 1271.

Il presbiterio presenta linee architettoniche ricostruite sul finire del XIX secolo. È questa la zona in cui, durante i lavori di abbassamento del piano, sono venuti alla luce resti risalente alla fine del IV secolo d.c.

Ma la Cattedrale presenta anche altri motivi di interesse oltre a quelli citati. Nella sagrestia, ad esempio, si ritiene fosse un tempo collocata la tomba di Luigi III d’Angiò, morto nel castello di Cosenza nel 1434, dispersa nel corso dei vari rifacimenti.

Duomo

Molte delle opere provenienti dalla Cattedrale o che ne costituivano il “tesoro” sono oggi esposte nel vicino Museo diocesano. Basti pensare alla celebre stauroteca, la croce donata secondo tradizione dall’Imperatore Federico II all’arcivescovo Luca nel 1222, in occasione della consacrazione della cattedrale stessa. Tra museo e duomo si crea così un vero polo religioso-culturale, che dà modo di apprezzare un patrimonio di opere unico e rilevante per l’intera regione.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Ottobre/Novembre 2017, pp. 30-32

Cosenza, la città dei ponti

Città nata lungo le rive di due importanti fiumi, Cosenza ha avuto bisogno nei secoli di ponti per collegare le varie anime della città. L’ultimo in ordine di tempo è il costruendo ponte dell’architetto Calatrava.

Ponte_di_Calatrava

Il ponte progettato dall’architetto spagnolo Calatrava, del quale si discute tanto in questo periodo e i cui i lavori sembrano volgere al termine, è solo l’ultimo di una serie di ponti che nei secoli sono serviti ad attraversare le rive del Crati e del Busento.

Cosenza, città sorta lungo le sponde di due fiumi, non poteva che essere una città di ponti.

Ponte Cosenza

Già dall’antichità doveva dovevano essere presenti strutture che permettessero il transito da una riva all’altra. Anche le fonti medievali accennano alla presenza di ponti e la città arroccata sul Pancrazio si era espansa anche oltre le rive dei fiumi con la nascita di alcuni sobborghi.

Il ponte sul Busento, secondo la tradizione, era stato costruito in occasione della venuta dell’imperatore Federico II a Cosenza nel 1222 e rifatto nel ‘500. Un grande ponte a tre arcate, che collegava la zona di Rivocati con l’area dell’attuale piazza Valdesi. Altrettanto antichi erano i ponti sul Crati. Uno nella zona dei Pignatari, attualmente detta Massa, l’altro invece era il ponte di Santa Maria, attuale ponte Galeazzo di Tarsia o di San Francesco, e collegava l’attuale corso Telesio all’altezza della piazza piccola con l’inizio di corso Plebiscito.

Cosenza ponte

Un documento straordinario ci tramanda la configurazione dei ponti cosentini alla fine del ‘500. Si tratta del disegno di Cosenza conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma, dove compaiono chiaramente i ponti citati.

La storia di questi ponti fu travagliata, soprattutto a causa delle alluvioni che interessarono la città, e varie volte vennero riedificati, spesso in legno, fino al grande rinnovamento dei primi del ‘900 quando i due ponti dei Rivocati e di Santa Maria vennero rifatti.

Ponte_san_Francesco

Anche i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale produssero ingenti danni e durante la ricostruzione molti ponti vennero rinnovati. Il ponte dei Rivocati, bombardato dagli alleati per rallentare la ritirata dei tedeschi, venne ricostruito e intitolato all’aviatore Mario Martire. Anche il ponte Alarico venne ricostruito in forma più imponente.

Ponti di Cosenza

Il resto è storia recente. Negli anni ’90 vennero posizionate sui fiumi tre passerelle pedonali in legno, veniva realizzato il ponte Europa e già si iniziava a parlare di un ulteriore grande ponte. Nel 2000, infatti, l’allora sindaco Mancini presentò il progetto di un ponte avveniristico realizzato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava. Un ponte ad unica campata con un grande pilone, posto poco più a valle del ponte Europa per collegare il quartiere Gergeri con l’inizio di via Popilia.

Dopo anni di lentezza il cantiere del ponte è partito, fino al posizionamento della grande antenna il 23 luglio scorso. Il nuovo ponte è quasi pronto e la sua mole caratterizzerà il paesaggio urbano in modo notevole. Dal nuovo ponte, guardando a monte, è possibile vedere i “vicini” ponte Europa e ponte Alarico, e sullo sfondo il centro storico di Cosenza, il cuore antico della città, che da secoli è a guardia della confluenza dei fiumi e che si spera venga recuperato e valorizzato come merita.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Agosto/Settembre 2017, pp. 30-32

Cosenza città dei ponti. L Coscarella

Risalendo Corso Telesio

Un breve viaggio attraverso la principale strada del centro storico di Cosenza, dedicata al filosofo Bernardino Telesio.

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Corso Telesio è molto di più che una strada. Attraversa il cuore del centro storico di Cosenza, uno dei più estesi del Sud Italia, e ne è un po’ il biglietto da visita. Per i turisti che decidono di avventurarsi nella città vecchia non può che essere una tappa obbligata.

Un percorso lungo questa strada è già di per sé un percorso nella storia di Cosenza. Risalendo i vari tratti, infatti, è possibile incontrare alcuni degli edifici simbolo della città, e nelle adiacenze della strada diversi scavi archeologici hanno messo in evidenza i resti della Consentia brettia e romana, mentre al periodo medievale risale l’impianto viario che ancora conosciamo.

Piazza piccola

Partendo dall’attuale Piazza dei Valdesi, punto in cui il fiume Busento era attraversato da un antico ponte a tre arcate e luogo di una delle porte della città, il Corso si inerpica sul fianco del colle Pancrazio. Prende il nome da uno dei più illustri figli di Cosenza, il filosofo cinquecentesco Bernardino Telesio, ma fino all’Ottocento ogni tratto aveva un suo appellativo, legato alle professioni che vi si svolgevano o ai prodotti che si vendevano o producevano nelle varie aree: “Fontana nuova”, “Piazza delle uova” piazza piccola o “Piazza dei pesci”, “strada delli mercanti”.

Risalendo, ad un tratto la strada si allarga per far spazio alla “piazza grande” e l’attenzione viene attirata dalla imponente facciata di quello che, insieme al castello svevo, è uno dei principali monumenti della città: il Duomo.

Il tratto del corso che dal Duomo sale verso l’attuale piazza Parrasio era noto come Strada degli orefici, mentre dalla piazza in poi prendeva il nome di Giostra nuova, in contrapposizione alla Giostra vecchia che si trovava più in alto. Il nome “Giostra” deriva dall’usanza di svolgere qui gli antichi tornei a cavallo nei quali si sfidavano i cavalieri, e in questo tratto nel ‘500 vennero costruiti alcuni tra i più imponenti palazzi nobiliari della città.

Piazza Parrasio

Si giunge infine in Piazza XV Marzo, già detta “Paradiso”, a detta di molti una delle piazze più belle del Meridione. Prende il nome dall’insurrezione del 15 marzo 1844, anticipo della spedizione dei Fratelli Bandiera ricordata dalla statua raffigurante la Libertà. Su di essa affacciano edifici molto significativi come il palazzo della Provincia, il Teatro Alfonso Rendano e il palazzetto dell’Accademia e Biblioteca Civica. Telesio, con la sua statua inaugurata nel 1914, è anche qui protagonista.

Centro storico

Attraversare Corso Telesio è come compiere un viaggio attraverso i secoli, ma la storia continua nei numerosi vicoli che da qui si inoltrano nei vari quartieri della città vecchia. L’abbandono degli ultimi anni, i crolli, il degrado di molte zone, non rendono giustizia alle potenzialità della città vecchia.

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La speranza è che si mettano in atto tutte le misure necessarie in primo luogo per la messa in sicurezza e, subito a seguire, per la valorizzazione di questa porzione di Cosenza. Una porzione fondamentale per una città che dovrebbe andare più fiera della sua storia plurimillenaria.

 Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Aprile/Maggio 2017, pp. 26-27

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Il Governatore scrive al Rey

Ugo de Moncada, Governatore delle province della Calabria, agli inizi del ‘500 inviò da Cosenza una lettera al Re di Spagna Ferdinando il Cattolico 

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Brandelli di storia della città di Cosenza, dispersi nel corso dei secoli e a volte salvatisi fortuitamente, possono trovarsi nei luoghi più impensati. Presentiamo qui il caso di una lettera inviata da Cosenza nei primi anni del ‘500 da Ugo de Moncada, allora Governatore della Calabria, e indirizzata al Re di Spagna (e di Napoli) Ferdinando il Cattolico.

La lettera si trova attualmente presso la Bibliothèque nationale de France a Parigi, e fa parte della collezione dei manoscritti spagnoli. Ugo de Moncada era infatti nato a Valenza, e da qui venuto in Italia a combattere in un primo momento per il celebre Cesare Borgia, e poi passato dalla parte del generale spagnolo Consalvo de Cordoba. De Moncada fu un personaggio in vista, cavaliere gerosolimitano e più volte nominato capitano avendo partecipato a numerose battaglie.

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Ma che ci fa un tale personaggio a Cosenza nei primi anni del XVI secolo? Nel 1504 Ugo de Moncada venne inviato in Calabria per sedare una delle varie rivolte, e per il risultato ottenuto fu nominato Luogotenente e Governatore delle province della Calabria il 28 novembre 1506. In virtù della carica ricoperta aveva in Cosenza il centro dei suoi affari, visto che la città era allora la città principale della regione.

La lettera venne spedita da Cosenza il 22 gennaio ma non si precisa di quale anno. Vista la permanenza di de Moncada in Calabria tra il 1504 ed il 1509 si potrebbe però riferirla a questi anni. È scritta in spagnolo ed è indirizzata “Al muy alto y muy poderoso Catolico Rey y Señor el Rey n.ro Señor”. Si tratta di Ferdinando d’Aragona, marito della celebre Isabella di Castiglia e sovrano spagnolo che, tra i vari titoli, detenne anche quello di Re di Napoli fino alla morte avvenuta nel 1516.

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La lettera sembra una comunicazione di informazioni al sovrano circa la conduzione di alcune cariche in Calabria. In particolare si citano la Capitanìa di Crotone e l’Ufficio di Cosenza, città sede del governatore della regione. Le cariche sembrano collegate a tale Juan Dias, sul quale il de Moncada scrive di non poter “dezir sino bien”. La missiva prosegue con una supplica al sovrano, con l’auspicio di una lunga vita al regnante, e con l’indicazione della città, cosençia, e della data, 22 di gennaio. Chiude infine con delle formule di saluto abbreviate e, in basso a destra, la firma “don Ugo de Mon/cada”.

Nel dicembre 1509 de Moncada lasciò la Calabria per la Sicilia, essendo stato nominato Vicerè di quel regno. Nel 1527, infine, dopo varie vicende, venne inoltre ottenne la prestigiosa carica di Vicerè di Napoli, che mantenne fino alla morte avvenuta in combattimento l’anno successivo.
Il documento entrò a far parte di una collezione di lettere autografe del principe Ruffo Scilla, raccolta che nel 1854 venne acquistata dalla biblioteca parigina che la custodisce tuttora.

Lorenzo Coscarella

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PdV, 25/12/2016, p. 19

Gli ultimi anni della seta cosentina

L’Istituto Bacologico per la Calabria, con sede a Cosenza, negli anni ’20 rappresenta una delle ultime esperienze in provincia nella secolare produzione dei bozzoli.

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Agli inizi del ‘900 l’industria della seta in provincia di Cosenza stava vivendo il suo ultimo periodo di splendore. Le nuove tecnologie introdotte con la rivoluzione industriale erano pian piano giunte anche in Calabria e avevano contribuito all’impianto di moderne filande in molti luoghi della provincia e nella stessa città capoluogo. Cosenza, del resto, era da secoli uno dei mercati principali della seta, e nel cuore del centro storico c’è ancora un luogo che ne porta traccia nel nome: la piazzetta dei follari.

Posta tra via del Liceo e via Padolisi, proprio sotto l’antico monastero delle Vergini, era il luogo in cui gli allevatori di bozzoli portavano il frutto del proprio lavoro per essere venduto ai produttori più grossi che si occupavano poi delle successive fasi della lavorazione. Il luogo era noto anche come “chjazza d’i cucùlli” proprio dal termine che in dialetto indica i bozzoli.

Nonostante le innovazioni, però, nei primi decenni del ‘900 erano già evidenti i segnali del vicino declino di questa secolare attività. La produzione della seta, infatti, era sempre meno conveniente e il prodotto che giungeva da altri paesi era economicamente più competitivo. Di conseguenza l’allevamento dei bozzoli per la produzione locale di seta grezza diventava sempre meno redditizio.

In provincia una delle ultime e interessanti esperienze in questo settore è rappresentata dall’attività dell’Istituto Bacologico per la Calabria. Pur avendo sede in Cosenza si occupava dell’intero territorio regionale, ed era stato fondato e per lungo tempo diretto dal prof. Luigi Alfonso Casella, che nel campo aveva maturato una notevole esperienza.

È possibile ricavare delle interessanti informazioni sull’attività di questo istituto da una pubblicazione edita a Cosenza nel 1929.

L’Istituto calabrese faceva capo all’Ente Nazionale Serico, e pur tra varie difficoltà nell’approvvigionamento di finanziamenti si occupava di diffondere la sericoltura nella regione, divulgando nuovi metodi, facendo propaganda e distribuendo in alcuni casi semi e strumenti ai bachicoltori.

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Tra i compiti dell’Istituto rientrava anche fornire il seme dei bachi e incentivare la distribuzione e la coltivazione degli alberi di gelso. Oltre a ciò diffondeva l’utilizzo di alcuni strumenti utili all’allevamento del baco, per innovare così una attività che seguiva ritmi secolari. Tra questi le incubatrici in cui allevare il baco da seta.

Cosenza nel 1928 era ancora sede del mercato dei bozzoli più influente in Calabria, tanto che leggiamo che in quell’anno i primi bozzoli vennero in alcuni casi venduti “a prezzo di riferimento a determinati listini del mercato di Cosenza. Ma il mercato stava già perdendo lentamente la sua importanza.

Lorenzo Coscarella

in PdV, 10/11/2016, p. 19. Clicca sull’immagine per leggere l’articolo intero:

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