Cosenza, la città dei ponti

Città nata lungo le rive di due importanti fiumi, Cosenza ha avuto bisogno nei secoli di ponti per collegare le varie anime della città. L’ultimo in ordine di tempo è il costruendo ponte dell’architetto Calatrava.

Ponte_di_Calatrava

Il ponte progettato dall’architetto spagnolo Calatrava, del quale si discute tanto in questo periodo e i cui i lavori sembrano volgere al termine, è solo l’ultimo di una serie di ponti che nei secoli sono serviti ad attraversare le rive del Crati e del Busento.

Cosenza, città sorta lungo le sponde di due fiumi, non poteva che essere una città di ponti.

Ponte Cosenza

Già dall’antichità doveva dovevano essere presenti strutture che permettessero il transito da una riva all’altra. Anche le fonti medievali accennano alla presenza di ponti e la città arroccata sul Pancrazio si era espansa anche oltre le rive dei fiumi con la nascita di alcuni sobborghi.

Il ponte sul Busento, secondo la tradizione, era stato costruito in occasione della venuta dell’imperatore Federico II a Cosenza nel 1222 e rifatto nel ‘500. Un grande ponte a tre arcate, che collegava la zona di Rivocati con l’area dell’attuale piazza Valdesi. Altrettanto antichi erano i ponti sul Crati. Uno nella zona dei Pignatari, attualmente detta Massa, l’altro invece era il ponte di Santa Maria, attuale ponte Galeazzo di Tarsia o di San Francesco, e collegava l’attuale corso Telesio all’altezza della piazza piccola con l’inizio di corso Plebiscito.

Cosenza ponte

Un documento straordinario ci tramanda la configurazione dei ponti cosentini alla fine del ‘500. Si tratta del disegno di Cosenza conservato presso la Biblioteca Angelica di Roma, dove compaiono chiaramente i ponti citati.

La storia di questi ponti fu travagliata, soprattutto a causa delle alluvioni che interessarono la città, e varie volte vennero riedificati, spesso in legno, fino al grande rinnovamento dei primi del ‘900 quando i due ponti dei Rivocati e di Santa Maria vennero rifatti.

Ponte_san_Francesco

Anche i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale produssero ingenti danni e durante la ricostruzione molti ponti vennero rinnovati. Il ponte dei Rivocati, bombardato dagli alleati per rallentare la ritirata dei tedeschi, venne ricostruito e intitolato all’aviatore Mario Martire. Anche il ponte Alarico venne ricostruito in forma più imponente.

Ponti di Cosenza

Il resto è storia recente. Negli anni ’90 vennero posizionate sui fiumi tre passerelle pedonali in legno, veniva realizzato il ponte Europa e già si iniziava a parlare di un ulteriore grande ponte. Nel 2000, infatti, l’allora sindaco Mancini presentò il progetto di un ponte avveniristico realizzato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava. Un ponte ad unica campata con un grande pilone, posto poco più a valle del ponte Europa per collegare il quartiere Gergeri con l’inizio di via Popilia.

Dopo anni di lentezza il cantiere del ponte è partito, fino al posizionamento della grande antenna il 23 luglio scorso. Il nuovo ponte è quasi pronto e la sua mole caratterizzerà il paesaggio urbano in modo notevole. Dal nuovo ponte, guardando a monte, è possibile vedere i “vicini” ponte Europa e ponte Alarico, e sullo sfondo il centro storico di Cosenza, il cuore antico della città, che da secoli è a guardia della confluenza dei fiumi e che si spera venga recuperato e valorizzato come merita.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Agosto/Settembre, pp. 30-32

Cosenza città dei ponti. L Coscarella

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Risalendo Corso Telesio

Un breve viaggio attraverso la principale strada del centro storico di Cosenza, dedicata al filosofo Bernardino Telesio.

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Corso Telesio è molto di più che una strada. Attraversa il cuore del centro storico di Cosenza, uno dei più estesi del Sud Italia, e ne è un po’ il biglietto da visita. Per i turisti che decidono di avventurarsi nella città vecchia non può che essere una tappa obbligata.

Un percorso lungo questa strada è già di per sé un percorso nella storia di Cosenza. Risalendo i vari tratti, infatti, è possibile incontrare alcuni degli edifici simbolo della città, e nelle adiacenze della strada diversi scavi archeologici hanno messo in evidenza i resti della Consentia brettia e romana, mentre al periodo medievale risale l’impianto viario che ancora conosciamo.

Piazza piccola

Partendo dall’attuale Piazza dei Valdesi, punto in cui il fiume Busento era attraversato da un antico ponte a tre arcate e luogo di una delle porte della città, il Corso si inerpica sul fianco del colle Pancrazio. Prende il nome da uno dei più illustri figli di Cosenza, il filosofo cinquecentesco Bernardino Telesio, ma fino all’Ottocento ogni tratto aveva un suo appellativo, legato alle professioni che vi si svolgevano o ai prodotti che si vendevano o producevano nelle varie aree: “Fontana nuova”, “Piazza delle uova” piazza piccola o “Piazza dei pesci”, “strada delli mercanti”.

Risalendo, ad un tratto la strada si allarga per far spazio alla “piazza grande” e l’attenzione viene attirata dalla imponente facciata di quello che, insieme al castello svevo, è uno dei principali monumenti della città: il Duomo.

Il tratto del corso che dal Duomo sale verso l’attuale piazza Parrasio era noto come Strada degli orefici, mentre dalla piazza in poi prendeva il nome di Giostra nuova, in contrapposizione alla Giostra vecchia che si trovava più in alto. Il nome “Giostra” deriva dall’usanza di svolgere qui gli antichi tornei a cavallo nei quali si sfidavano i cavalieri, e in questo tratto nel ‘500 vennero costruiti alcuni tra i più imponenti palazzi nobiliari della città.

Piazza Parrasio

Si giunge infine in Piazza XV Marzo, già detta “Paradiso”, a detta di molti una delle piazze più belle del Meridione. Prende il nome dall’insurrezione del 15 marzo 1844, anticipo della spedizione dei Fratelli Bandiera ricordata dalla statua raffigurante la Libertà. Su di essa affacciano edifici molto significativi come il palazzo della Provincia, il Teatro Alfonso Rendano e il palazzetto dell’Accademia e Biblioteca Civica. Telesio, con la sua statua inaugurata nel 1914, è anche qui protagonista.

Centro storico

Attraversare Corso Telesio è come compiere un viaggio attraverso i secoli, ma la storia continua nei numerosi vicoli che da qui si inoltrano nei vari quartieri della città vecchia. L’abbandono degli ultimi anni, i crolli, il degrado di molte zone, non rendono giustizia alle potenzialità della città vecchia.

Centro storico cs

La speranza è che si mettano in atto tutte le misure necessarie in primo luogo per la messa in sicurezza e, subito a seguire, per la valorizzazione di questa porzione di Cosenza. Una porzione fondamentale per una città che dovrebbe andare più fiera della sua storia plurimillenaria.

 Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Aprile/Maggio 2017, pp. 26-27

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Il Governatore scrive al Rey

Ugo de Moncada, Governatore delle province della Calabria, agli inizi del ‘500 inviò da Cosenza una lettera al Re di Spagna Ferdinando il Cattolico 

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Brandelli di storia della città di Cosenza, dispersi nel corso dei secoli e a volte salvatisi fortuitamente, possono trovarsi nei luoghi più impensati. Presentiamo qui il caso di una lettera inviata da Cosenza nei primi anni del ‘500 da Ugo de Moncada, allora Governatore della Calabria, e indirizzata al Re di Spagna (e di Napoli) Ferdinando il Cattolico.

La lettera si trova attualmente presso la Bibliothèque nationale de France a Parigi, e fa parte della collezione dei manoscritti spagnoli. Ugo de Moncada era infatti nato a Valenza, e da qui venuto in Italia a combattere in un primo momento per il celebre Cesare Borgia, e poi passato dalla parte del generale spagnolo Consalvo de Cordoba. De Moncada fu un personaggio in vista, cavaliere gerosolimitano e più volte nominato capitano avendo partecipato a numerose battaglie.

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Ma che ci fa un tale personaggio a Cosenza nei primi anni del XVI secolo? Nel 1504 Ugo de Moncada venne inviato in Calabria per sedare una delle varie rivolte, e per il risultato ottenuto fu nominato Luogotenente e Governatore delle province della Calabria il 28 novembre 1506. In virtù della carica ricoperta aveva in Cosenza il centro dei suoi affari, visto che la città era allora la città principale della regione.

La lettera venne spedita da Cosenza il 22 gennaio ma non si precisa di quale anno. Vista la permanenza di de Moncada in Calabria tra il 1504 ed il 1509 si potrebbe però riferirla a questi anni. È scritta in spagnolo ed è indirizzata “Al muy alto y muy poderoso Catolico Rey y Señor el Rey n.ro Señor”. Si tratta di Ferdinando d’Aragona, marito della celebre Isabella di Castiglia e sovrano spagnolo che, tra i vari titoli, detenne anche quello di Re di Napoli fino alla morte avvenuta nel 1516.

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La lettera sembra una comunicazione di informazioni al sovrano circa la conduzione di alcune cariche in Calabria. In particolare si citano la Capitanìa di Crotone e l’Ufficio di Cosenza, città sede del governatore della regione. Le cariche sembrano collegate a tale Juan Dias, sul quale il de Moncada scrive di non poter “dezir sino bien”. La missiva prosegue con una supplica al sovrano, con l’auspicio di una lunga vita al regnante, e con l’indicazione della città, cosençia, e della data, 22 di gennaio. Chiude infine con delle formule di saluto abbreviate e, in basso a destra, la firma “don Ugo de Mon/cada”.

Nel dicembre 1509 de Moncada lasciò la Calabria per la Sicilia, essendo stato nominato Vicerè di quel regno. Nel 1527, infine, dopo varie vicende, venne inoltre ottenne la prestigiosa carica di Vicerè di Napoli, che mantenne fino alla morte avvenuta in combattimento l’anno successivo.
Il documento entrò a far parte di una collezione di lettere autografe del principe Ruffo Scilla, raccolta che nel 1854 venne acquistata dalla biblioteca parigina che la custodisce tuttora.

Lorenzo Coscarella

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PdV, 25/12/2016, p. 19

Gli ultimi anni della seta cosentina

L’Istituto Bacologico per la Calabria, con sede a Cosenza, negli anni ’20 rappresenta una delle ultime esperienze in provincia nella secolare produzione dei bozzoli.

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Agli inizi del ‘900 l’industria della seta in provincia di Cosenza stava vivendo il suo ultimo periodo di splendore. Le nuove tecnologie introdotte con la rivoluzione industriale erano pian piano giunte anche in Calabria e avevano contribuito all’impianto di moderne filande in molti luoghi della provincia e nella stessa città capoluogo. Cosenza, del resto, era da secoli uno dei mercati principali della seta, e nel cuore del centro storico c’è ancora un luogo che ne porta traccia nel nome: la piazzetta dei follari.

Posta tra via del Liceo e via Padolisi, proprio sotto l’antico monastero delle Vergini, era il luogo in cui gli allevatori di bozzoli portavano il frutto del proprio lavoro per essere venduto ai produttori più grossi che si occupavano poi delle successive fasi della lavorazione. Il luogo era noto anche come “chjazza d’i cucùlli” proprio dal termine che in dialetto indica i bozzoli.

Nonostante le innovazioni, però, nei primi decenni del ‘900 erano già evidenti i segnali del vicino declino di questa secolare attività. La produzione della seta, infatti, era sempre meno conveniente e il prodotto che giungeva da altri paesi era economicamente più competitivo. Di conseguenza l’allevamento dei bozzoli per la produzione locale di seta grezza diventava sempre meno redditizio.

In provincia una delle ultime e interessanti esperienze in questo settore è rappresentata dall’attività dell’Istituto Bacologico per la Calabria. Pur avendo sede in Cosenza si occupava dell’intero territorio regionale, ed era stato fondato e per lungo tempo diretto dal prof. Luigi Alfonso Casella, che nel campo aveva maturato una notevole esperienza.

È possibile ricavare delle interessanti informazioni sull’attività di questo istituto da una pubblicazione edita a Cosenza nel 1929.

L’Istituto calabrese faceva capo all’Ente Nazionale Serico, e pur tra varie difficoltà nell’approvvigionamento di finanziamenti si occupava di diffondere la sericoltura nella regione, divulgando nuovi metodi, facendo propaganda e distribuendo in alcuni casi semi e strumenti ai bachicoltori.

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Tra i compiti dell’Istituto rientrava anche fornire il seme dei bachi e incentivare la distribuzione e la coltivazione degli alberi di gelso. Oltre a ciò diffondeva l’utilizzo di alcuni strumenti utili all’allevamento del baco, per innovare così una attività che seguiva ritmi secolari. Tra questi le incubatrici in cui allevare il baco da seta.

Cosenza nel 1928 era ancora sede del mercato dei bozzoli più influente in Calabria, tanto che leggiamo che in quell’anno i primi bozzoli vennero in alcuni casi venduti “a prezzo di riferimento a determinati listini del mercato di Cosenza. Ma il mercato stava già perdendo lentamente la sua importanza.

Lorenzo Coscarella

in PdV, 10/11/2016, p. 19. Clicca sull’immagine per leggere l’articolo intero:

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La chiesa dei Cavalieri di Malta

Riapre la chiesa di San Giovanni Gerosolimitano nel centro storico di Cosenza. Nel medioevo fu la sede cosentina dei Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme.

Gerosolimitano

Nei vicoli tra la parte bassa di Corso Telesio e Lungo Crati si trova uno dei luoghi di culto meno conosciuti di Cosenza, un piccolo edificio, che contraddistingue lo slargo conosciuto in passato come “piazza delle uova”. È la chiesa di San Giovanni Gerosolimitano, nome singolare che ne rivela il legame con l’Ordine dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, evolutisi nel tempo e conosciuti oggi come Cavalieri di Malta.

Come tutte le costruzioni storiche ha subito rifacimenti che col tempo l’hanno trasformata, fino a mostrarsi nell’ipostazione attuale, interna ed esterna, come probabile risultato della ristrutturazione del 1882 ad opera del proprietario Luigi Spiriti, duca di Castelnuovo. Recenti restauri, oltre al rifacimento degli intonaci, hanno riportato alla luce elementi medievali sulla fiancata destra, testimonianza dei mutamenti subiti dall’edificio durante la sua storia.

Ordine di MaltaPresentiamo qui un articolo su questo edificio, pubblicato sul numero di PdV del 3 marzo 2011, in cui si parla dell’edificio e di un poco noto restauro del 1577. Un restauro documentato da un interessante documento dell’epoca emerso da ricerche d’archivio condotte da chi scrive. Clicca sull’immagine per leggere di più:

Articolo S.G.Gerosolimitano - Coscarella

PdV, 03/03/2011, p. 19.

L’articolo è stato ripreso anche dal portale calabriaecclesia2000.it

Chiesa Gerosolimitano CosenzaS. Giovanni Gerosolimitano

Cavalieri di Malta

Portapiana: restaurato il dipinto di Santoro

La tela raffigurante il Battesimo di Cristo, dipinta dal pittore di Fuscaldo nel 1846, è stata restaurata e ha fatto ritorno nella chiesa di S. Giovanni a Portapiana, una delle più antiche della città.

Giovanni Battista Santoro

Portapiana, il quartiere del centro storico di Cosenza posto ai piedi del Castello, riscopre un suo tesoro artistico appena restaurato. È il dipinto raffigurante il Battesimo di Cristo da parte di S. Giovanni Battista, olio su tela conservato da 170 anni nella chiesa di S. Giovanni, che secondo la storiografia locale sarebbe una delle più antiche chiese della città.

La tela è stata restaurata ed ha fatto ritorno nella sua chiesa d’origine sabato 27 febbraio.

S. Giovanni PortapianaL’opera venne dipinta da un noto pittore locale dell’800, Giovan Battista Santoro, nato a Fuscaldo nel 1809 e morto a Napoli nel 1895 dopo  aver raggiunto una discreta fama. La tela è siglata con le iniziali intrecciate dell’artista e datata 1846, come si può vedere in basso sulla roccia sotto i piedi del Battista. La scritta in basso a destra attesta invece il nome del committente dell’opera.

Santoro era dunque un pittore particolarmente apprezzato dagli ecclesiastici cosentini oltre che da molte famiglie in vista. Lo dimostra anche la presenza di un suo quadro nel duomo, fatto eseguire dai sacerdoti “partecipanti” della Cattedrale, o il ritratto di Francesco Saverio Salfi oggi custodito dalla Biblioteca Civica.

Santoro CosenzaIl quadro venne posto sull’altare maggiore della chiesa portapianese, realizzato lo stesso anno in stucco dipinto per dare l’effetto dei marmi policromi. È evidente però che nella stessa posizione è presente la nicchia che dovette ospitare la statua settecentesca del titolare. Come mai questa sovrapposizione tra statua e quadro? Difficile dirlo.

Si spera che l’opera ritorni ad occupare la cornice in stucco per la quale venne realizzata, completando così il ciclo pittorico che arricchisce la chiesa con una delle scene principali della vita del Battista.

Lorenzo Coscarella

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo intero:

Tela Battesimo di Cristo di Santoro a Portapiana

PdV, 03/03/2016, p. 18.

La biblioteca della “Riforma”

La Biblioteca dei Cappuccini di Cosenza, detta “della Riforma” conserva un patrimonio librario di estremo interesse, in parte bisognoso di restauro.

Incunabolo

Tra incunaboli e cinquecentine, manoscritti antichi e periodici relativamente recenti, c’è un luogo nel cuore della città dove i libri sono protagonisti. È la biblioteca dei Frati Minori Cappuccini di Cosenza, annessa al convento e alla chiesa del SS. Crocefisso nota comunemente come “la Riforma”. Uno scrigno di tesori, poco conosciuti quanto notevoli, che la rendono una delle principali biblioteche monastiche della regione.

Cappuccini CosenzaLa consuetudine di adibire a biblioteca una stanza dei conventi principali era ricorrente in molti ordini religiosi. Ciò è documentato anche a Cosenza, città dalla grande tradizione culturale, dove nel ‘600 sia i cappuccini sia i riformati avevano delle biblioteche nei propri conventi cittadini. Biblioteche che furono in gran parte disperse nel corso delle soppressioni ottocentesche.

La storia attuale della biblioteca però inizia appena dopo la II Guerra mondiale. I bombardamenti e l’incendio del 1943, insieme alla chiesa e alle sue preziose opere d’arte, distrussero anche ciò che restava della vecchia biblioteca. Iniziò presto a costituirsene una nuova e ne nacque una biblioteca popolare, aperta anche all’esterno in un periodo in cui le biblioteche erano molto frequentate e svolgevano appieno la propria funzione didattica.

Incunabolo CosenzaPresto il fondo antico iniziò ad incrementarsi, e sono confluiti in essa i fondi di libri antichi e rari di varie biblioteche cappuccine del cosentino come S. Giovanni in Fiore, Morano e soprattutto Scigliano, luogo di provenienza di alcuni degli esemplari più pregiati.

Oggi conta più di cinquantamila volumi, compresi i periodici. Una parte di questo patrimonio è stata restaurata, ma molti volumi attendono ancora di essere sottoposti a trattamenti conservativi. Una questione particolarmente urgente, visto che il libro è di per sé un oggetto delicato e che necessita di particolari requisiti per una buona conservazione.

I restauri hanno portato anche ad alcune sorprese. Dalla legatura di un libro sono emersi alcuni pezzi di un manoscritto medioevale redatto in rara scrittura beneventana, mentre altre legature hanno restituito fogli di manoscritti musicali o stralci di documenti in pergamena, “riciclati” per realizzare le copertine di altri antichi volumi.

Libro anticoBiblioteca Cosenza

 

 

 

 

Nonostante custodisca testimonianze del passato la biblioteca dei cappuccini è però un luogo vivo, costante meta di studiosi che vi si rivolgono per ricerche per tesi di laurea o studi di storia locale. Da segnalare inoltre gli eventi organizzati nel corso del 2015 per il centenario della presenza dei frati nella struttura, tra cui alcune iniziative che hanno visto le porte della biblioteca aprirsi al pubblico e mostrare ai visitatori una parte del tesoro che custodisce.

Lorenzo Coscarella

PdV, 21/01/2016, p.19. Articolo intero:

Articolo Biblioteca Riforma Cosenza