La Saracena calabrese

Saracena: tra vicoli, chiese e palazzi, uno sguardo al paese ai piedi del Pollino in un giorno di mercato

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È la Saracena circondata di forte muraglia, con molte Torri all’intorno, con quattro porte, che s’esce alle campagne, le quali sono molte spaziose, e fertilissime”. Così scriveva a fine ‘600 Giovanni Fiore a proposito di Saracena, paese alle falde del Pollino ancora innevato dal quale, però, lo sguardo giunge fino al Mar Ionio. Continua a leggere

Il titolo di Città per Rende e Mendicino

I due comuni del cosentino sono stati insigniti del riconoscimento. Molti centri in Calabria godono di questo riconoscimento da alcuni secoli e per le ragioni più varie.

Rende Cosenza

Rende e Mendicino sono da ora, per la legge, le due città più giovani della Calabria. I due comuni infatti sono stati insigniti del titolo di Città. Cosa significa questo? Continua a leggere

Il ‘500 a Cosenza: Pietro Negroni

Attivo oltre che in Calabria anche a Roma e a Napoli, su molti aspetti della sua vita c’è ancora un alone di leggenda. Le sue opere sono capolavori dell’arte calabrese del ‘500.

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La città di Cosenza nel ‘500 era uno dei centri più all’avanguardia del Regno di Napoli. In quel secolo operarono alcuni tra i più grandi ingegni che la Calabria abbia avuto: insigni letterati, filosofi, astronomi, e non ultimo pittori. Tra questi merita un ruolo di primo piano Pietro Negroni, i cui lavori arricchiscono ancora alcune delle chiese cittadine, e soprattutto la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone.

Pietro_Negroni_ArnoneSulla sua figura grava ancora un forte alone di mistero. Incerta la nascita, incerta la morte, incerto il volto che aveva. Per lui, però, parlano le sue opere, alcune delle quali sono giunte fino a noi mentre altre sono andate disperse nel corso dei secoli.

Tradizionalmente se ne indica la nascita al 1505 e la morte al 1565, anche se diversi elementi mettono in dubbio tali date. Riguardo al luogo di nascita i più indicano con probabilità San Marco Argentano, mentre fonti minori parlano anche di Torzano, l’attuale Borgo Partenope, frazione di Cosenza.

Secondo la leggenda era un giovane pastore Pietro_Negroni_Fiumefreddoquando venne notato da un pittore cosentino mentre disegnava le pecore che gli erano affidate. La storia è in realtà quella di Giotto, che ben si adattava al Negroni vista l’assenza di notizie più precise sulla sua giovinezza. Riguardo alla sua formazione si sa che fu allievo di Marco Cardisco, altro celebre pittore calabrese del tempo.

Della sua vita si conosce che lavorò a Roma e soprattutto a Napoli, dove sono ancora visibili alcuni suoi dipinti la cui fama fa inserire il Negroni tra i principali protagonisti del Rinascimento meridionale. Non mancano importanti testimonianze della sua arte anche in Calabria, e soprattutto nella provincia di Cosenza.

Pietro_Negroni_Luca_e_PaoloLa città dei Bruzi ne conserva diverse. La Galleria Nazionale, ad esempio, custodisce la grande pala dell’Assunzione di Maria del 1554, la tavola con la Sacra Famiglia con S. Giovannino del 1557, e momentaneamente la Madonna con Bambino proveniente da Fiumefreddo Bruzio, attualmente in restauro. La chiesa delle Cappuccinelle possiede invece una bella Immacolata del 1558, ma è forse la chiesa di S. Francesco di Paola a conservare l’opera più bella: la Madonna con Bambino tra i santi Luca e Paolo. È un’opera imponente, realizzata dal pittore nel 1552 e ancora visibile nella chiesa per la quale venne realizzata, esempio di quanto l’arte nella città di Cosenza sia ancora alla portata di tutti.

Palazzo_Arnone_CosenzaAltre opere del Negroni sono presenti a San Marco Argentano, a Cassano, e soprattutto a Castrovillari. Si tratta di veri e propri capolavori dell’arte in Calabria nel ‘500, per la quasi totalità esposti al pubblico e fruibili dai turisti o presso musei locali o presso le chiese per le quali vennero creati. Tesori da scoprire insieme ai mille altri che la Calabria racchiude.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Luglio 2014, p. 20)

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Raffaele Aloisio: dalle radici aiellesi alle opere in provincia

Le sue opere sono conservate in moltissimi paesi della provincia, tra cui particolarmente significative quelle di Corigliano e di Laurignano.

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Raffaele Aloisio, pittore originario di Aiello Calabro, fu un pittore provinciale, è vero, ma le sue opere furono molto apprezzate dalla committenza locale. Basti pensare, come ricordano tutti gli storici locali che si sono occupati della sua figura, all’elogio fattogli da Vincenzo Padula, letterato e intellettuale di primo piano nella Calabria di metà Ottocento, che nel corso di una esposizione di quadri nel 1865 affermò che le sue opere stavano alle altre esposte come “due poemi epici ad una raccolta di sonetti”.

Restano tracce della sua attività in moltissimi paesi della provincia. Si tratta per la stragrande maggioranza di opere raffiguranti soggetti sacri, molte ancora esposte nelle chiese grandi e piccole della ottocentesca Calabria Citra. Non mancavano però le commesse “laiche”, come testimoniano alcuni rari ritratti o dipinti di varia natura presenti in collezioni private.

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Generalmente libri ed articoli che si sono occupati di lui danno come data di nascita un generico “giugno 1800”. Ricerche più precise ci hanno aiutato a fissare con più precisione la sua nascita al 29 maggio di quell’anno (i dettagli nell’articolo intero sul giornale). L’Aloisio abitò in Aiello e precisamente nel quartiere di S. Giuliano, dove prima di lui vi abitavano i suoi.

Difficile dire degli studi dell’Aloisio. È ipotizzabile una formazione napoletana, visto che i calabresi portati per le arti raggiungevano in genere l’allora capitale del Regno per approfondire gli studi.

aloisio-pittore-cosenza-2  A conservare i suoi dipinti è innanzitutto il suo paese natale, dove nelle varie chiese sono conservate tele e pitture murali risalenti a vari periodi. Seguono poi i paesi vicini, Lago, Cleto, e molti altri dalla costa all’entroterra, da piccoli paesi a grandi centri quali Castrovillari, Acri, Rossano, Cariati. Fuori regione è invece da segnalare la presenza di alcune sue opere a Rotonda, in provincia di Potenza. Ma particolarmente significativa è la sua presenza a Corigliano, dove restano molti dipinti e dove secondo alcune fonti il pittore morì intorno al 1888. Quest’ultima faccenda è ancora da verificare, ma i documenti presto potrebbero far luce anche su ciò. Quel che è certo è che su Raffaele Aloisio dopo la sua morte scese l’oblio.

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 Anche a Cosenza è possibile vedere alcune delle sue opere, ma uno dei posti che più conserva le tracce dell’artista è Laurignano. Qui sono conservate diverse tele da lui firmate negli anni ’60 dell’Ottocento e altre gli vengono attribuite, tra cui un enigmatico ciclo con le storie di fra Benedetto datato tra 1862 e 1865.

Laurignano custodisce quindi un prezioso corpus di opere dell’artista, ma molte altre attendono di essere scoperte in altri luoghi. Di alcune, come detto, pur restando nel campo delle ipotesi si è già parlato (Cfr. Pdv n.7/2013 p.19), e si spera che presto altre ne seguano per continuare a dare attenzione a questi aspetti “minori”, ma non per questo meno importanti, dell’arte e della cultura calabrese.

Lorenzo Coscarella

Per l’articolo intero: Aloisio: dalle radici aiellesi alle opere in provincia

(Parola di Vita, 11/04/2013, p.19)