Uno sguardo tra le mura del monastero

Un documento del 1806 testimonia uno spaccato di vita monastica nel convento che ospita attualmente il Museo dei Brettii e degli Enotri, poco prima che le leggi di soppressione allontanassero per sempre gli agostiniani da Cosenza

Sant'Agostino

Il restauro del chiostro dell’ex convento di Sant’Agostino di Cosenza, attualmente sede del Museo dei Brettii e degli Enotri, ha riconsegnato al pubblico una delle strutture claustrali più interessanti della città. Si tratta infatti di uno dei rari chiostri cosentini che si sviluppano su tre livelli, due dei quali abbelliti da arcate in tufo.

Cosenza chiostro

Tra le arcate del chiostro del museo vissero per secoli i frati agostiniani, i quali si erano insediati in città secondo alcuni nel 1426 e secondo altri nel 1507, stanziandosi nei pressi di una chiesa più antica nel quartiere dei pignatari. Gli agostiniani ebbero un notevole peso, oltre che in quella religiosa, anche nella vita economica e sociale del quartiere, almeno fino alla soppressione avvenuta nel 1810 durante il governo francese.

monaco agostiniano

Un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Cosenza e risalente a pochissimi anni prima dell’allontanamento degli agostiniani, ci offre uno spaccato di vita religiosa cosentina contenente non pochi dettagli degni di interesse. Si tratta di un inventario stilato il 22 dicembre 1806, che ci permette di compiere un piccolo viaggio all’interno delle stanze abitate dal “Padre Maestro” Giuseppe Monaci.

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo intero di Lorenzo Coscarella, tratto da Parola di Vita del 22/11/2018, p. 11:

Articolo Museo S. Agostino Cosenza L. Coscarella

 

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San Marco Argentano: nuova sede per archivio e biblioteca diocesana

La diocesi di San Marco Argentano-Scalea si è dotata di un nuovo polo archivistico-bibliotecario per favorire la fruizione del patrimonio documentario e librario che testimonia la storia della Diocesi.

San Marco Argentano

Spesso non è facile parlare dello stato in cui versa il patrimonio culturale calabrese, tra problematiche di varia natura e appelli alla salvaguardia di quanto giunto fortuitamente fino a noi. Per fortuna, però, non mancano le notizie che fanno ben sperare. È il caso dell’inaugurazione della nuova sede dell’Archivio Storico e della Biblioteca della diocesi di San Marco Argentano-Scalea, tenutasi sabato 27 ottobre 2018 alla presenza del cardinale Gerhard L. Müller, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della Fede.

Sono stati così inaugurati i nuovi locali posti nei pressi della Curia vescovile e sistemati grazie alla disponibilità della famiglia Caprino che ha donato l’immobile e all’impegno di mons. Leonardo Bonanno che ne ha voluto il restauro. Tra i vari partecipanti all’evento, oltre al vescovo Bonanno e al cardinale Müller, erano presenti diversi esponenti del mondo ecclesiastico diocesano, i rappresentanti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e, in rappresentanza delle autorità civili, il sindaco di San Marco Virginia Mariotti e il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio.

Cattedrale_S._Marco

Archivio e biblioteca, due delle istituzioni culturali più significative del territorio, si trovano dunque riuniti in un’unica e funzionale struttura. L’archivio riveste un compito importantissimo perché è ad esso affidata la cura dei documenti prodotti nel tempo dalle varie componenti della realtà diocesana. Al 1422 risale il più antico documento ma è dal secolo successivo che il materiale inizia ad essere più consistente, fino a comprendere visite pastorali, platee di vari enti ecclesiastici, pergamene e altra documentazione fondamentale per la ricostruzione della storia diocesana.

Vi si custodiscono così diversi fondi che raccolgono gli atti dei vescovi, quelli della Curia e della Mensa vescovile, nonché documenti riguardanti il clero, le parrocchie, confraternite, monasteri, seminario.

Consistenti i numeri che ci danno una idea della qualità del patrimonio librario della biblioteca, dedicata a mons. Luigi Rinaldi, vescovo di San Marco e Bisignano dal 1956 al 1977. Circa sedicimila volumi coprono un arco di più di cinque secoli e comprendono anche alcuni incunaboli e diverse cinquecentine. Teologia e letteratura sono le tematiche più presenti ma non manca una consistente sezione storica, che comprende anche numerosi testi sulla storia del territorio diocesano e delle sue varie comunità.

torre-s.marco-argentano

La realizzazione di una nuova sede per archivio e biblioteca è rilevante sotto più aspetti. Per quanto riguarda la conservazione, il materiale archivistico e librario pertinente ad una delle diocesi calabresi più ricche di storia viene così riunito in un edificio appositamente destinato allo scopo. Riguardo alla fruizione, inoltre, la speranza è che la nuova collocazione favorisca l’avvicinamento di studiosi che possano contribuire alla riscoperta della storia della diocesi e del ruolo che ha giocato nella storia meridionale nel corso dei secoli. Di sicuro non mancheranno le sorprese.

Lorenzo Coscarella

in Parola di Vita, 01/11/2018, p. 9

Articolo inaugurazione archivio-biblioteca S. Marco

Antiche foto raccontano i restauri del duomo di fine ‘800

Un gruppo di immagini ritraggono alcuni angoli della cattedrale cosentina durante i lavori di restauro che interessarono la struttura dopo il 1886.

Restauri duomo

Cinque foto particolarmente interessanti, rintracciate a Roma da Giancarlo Gualtieri, mostrano dei particolari dei restauri che interessarono la cattedrale di Cosenza a fine ‘800 su interessamento dell’arcivescovo Camillo Sorgente. Una di esse mostra uno dei pezzi del monumento della regina Isabella d’Aragona.

Anche se alcune di esse mostrano angoli ormai stravolti, abbiamo individuato i vari luoghi e i dettagli presenti nelle foto. Il tutto è illustrato nell’articolo pubblicato sul settimanale Parola di Vita, che potete leggere per intero cliccando sull’immagine sottostante.

Lorenzo Coscarella

Restauri duomo Cosenza_ Articolo Coscarella foto Gualtieri

PdV, 05/07/2018, p. 10

Il planetario in cerca di nome

Dopo l’ipotesi Hawking riemerge con forza l’idea di intitolarlo a Giovan Battista Amico, ma sono diversi i cosentini e i calabresi impegnati in passato nell’astronomia.

Planetario

Volgono quasi al termine i lavori al planetario di Cosenza, sorto in contrada Gergeri nei pressi del ponte progettato dall’architetto Calatrava. Un planetario in cantiere da circa venti anni e che sarà il secondo in Italia per grandezza dopo quello di Milano. Nella sua cupola, inserita in una struttura avveniristica che dovrà contenere anche un museo della Scienza e vari altri spazi accessori, sarà possibile ammirare le proiezioni tridimensionali di rappresentazioni della volta del cielo con le costellazioni, le galassie, e i vari movimenti dei corpi celesti.

Illustrazione_astonomo

In attesa che la struttura diventi finalmente fruibile al pubblico, il sindaco di Cosenza proponeva di intitolarlo al celebre astrofisico britannico Stephen Hawking (1942-2018), scomparso alcuni mesi fa. La questione ha subito scatenato il dibattito sull’opportunità o meno di intitolare la struttura cosentina a Hawking sull’onda emotiva suscitata dalla sua morte. E questo anche perché in precedenza il nome più gettonato per l’intitolazione era quello dell’astronomo cosentino del ‘500 Giovan Battista Amico.

De Motibus corporum coelestium

Una figura straordinaria, quella di Amico, nato a Cosenza intorno al 1512 e del quale più che le notizie storiche parlano le opere. Amico, che giovanissimo finì i suoi giorni a Padova nel 1538 in modo non del tutto chiarito, è certamente il più celebre tra i cosentini che hanno legato i loro nomi agli studi astronomici, ma non è l’unico.

Tra le pieghe della storia, infatti, emergono anche altri personaggi che si sono occupati di stelle, di pianeti, di costellazioni, vissuti soprattutto tra il ‘500 e il ‘600. Tra questi non può non citarsi Rutilio Benincasa, nato a Borgo Partenope intorno al 1555 e autore dell’Almanacco Perpetuo.

Almanacco_Perpetuo

Di Montalto Uffugo era invece originario Paolo Antonio Foscarini, nato intorno al 1665 e morto nel 1616. Religioso Carmelitano e attento alle scoperte del contemporaneo Galileo Galilei.

Allargando lo sguardo nel resto della regione si incontrerebbe subito il nome di Luigi Lilio, originario di Cirò e morto a Roma intorno 1574. Furono proprio gli studi di Lilio che consentirono a papa Gregorio XIII di varare la riforma del calendario nel 1582.

Luigi Lilio

A Luigi Lilio è intitolato anche un cratere sulla Luna, ma non è il solo calabrese a godere di questo onore. Il cratere lunare Zupus, infatti, prende il nome da Giovan Battista Zupo, o Zupi, gesuita, astronomo e matematico nato, secondo alcuni, a Catanzaro intorno al 1590 e morto a Napoli nel 1650.

Qualunque sia il personaggio che legherà il proprio nome al planetario c’è da sperare che, in ogni caso, anche gli altri astronomi calabresi vengano ricordati come meritano, trattandosi in molti casi di figure ancora tutte da studiare e da valorizzare.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Aprile/Maggio 2018, pp. 14-15

Planetario_di_Cosenza_Articolo_astronomi_Coscarella

Bukurìa Arbëreshe attraversa Cosenza

Domenica 20 maggio numerosi gruppi provenienti dai paesi italo-albanesi d’Italia hanno colorato la città. Breve cronaca e qualche scatto dall’evento.

Bukuria arbereshe 17

Il termine “bukurìa” significa “bellezza”, ed è proprio la bellezza di un popolo in festa quella che ha sfilato lungo le strade di Cosenza domenica 20 maggio.

Non una manifestazione folkloristica, come ha sottolineato papas Pietro Lanza nel saluto iniziale, ma un momento per rafforzare e comunicare una identità ancora oggi custodita gelosamente nelle numerose comunità italo-albanesi sparse tra Calabria, Basilicata, Sicilia e non solo. Approdate in Italia per sfuggire al pericolo delle invasioni turche, le popolazioni provenienti dall’altra sponda del Mare Adriatico hanno portato con loro la propria lingua, le proprie tradizioni, il proprio rito religioso. Un bagaglio socio-culturale consistente, che gli appartenenti alla minoranza arbereshe sono riusciti a coltivare attraverso i secoli.

Cosenza Bukuria Arbereshe 11

La festa ha avuto inizio dalla chiesa del SS. Salvatore, sede della parrocchia di Rito Greco dell’Eparchia di Lungro, sul cui sagrato si sono concentrati i gruppi provenienti da quasi tutte le comunità italo-albanesi interessate. E quest’anno la manifestazione ha avuto anche un significato particolare, ricorrendo il 550° anniversario della morte di Skanderbeg, il condottiero cui è anche dedicato un busto posto sulla balconata di corso Plebiscito.

A dominare l’intera iniziativa sono stati i colori vivaci con cui sono realizzati i particolari costumi indossati per l’occasione soprattutto dalla componente femminile, che li ha sfoggiati al suono di musiche e canti tradizionali. Costumi di gala soprattutto, indossati solo nelle grandi festività e realizzati con materiali preziosissimi, ma anche vestiti di mezza festa e giornalieri, a testimonianza della varietà delle fogge e dei significati.

La sfilata si è snodata lungo il ponte Alarico e l’isola pedonale di corso Mazzini, per giungere poi nello spazio aperto di Piazza Bilotti compiendo così una “traversata” nel cuore di Kosenxë, città nella quale risiede una nutrita comunità arbëreshe.

Lorenzo Coscarella

Bukuria arbereshe 20-5-2018

in PdV, 24/05/2018, p. 16

Istantanee dall’evento:

Calabria: torna il libro più antico stampato in ebraico

Le Esplorazioni da cosentine diventano calabresi, questa volta, per dare rilievo ad un interessante tesoro bibliografico “made in Calabria”: il più antico testo stampato in ebraico giunto fino a noi. 

Commentario Rashi Reggio Calabria

Tra febbraio e marzo del 1475, era attiva a Reggio Calabria, nell’estrema punta della penisola, una delle primissime tipografie italiane. Dall’invenzione della stampa a caratteri mobili, da parte di Gutemberg, in Germania, era passato appena un ventennio.

A impiantarla, era stato l’ebreo Abraham ben Garton che, chissà per quali motivi, si trovava nella città dello stretto, luogo nel quale, da secoli, era stanziata una importante comunità ebraica.

Commentario Rashi

Di questo pioniere della tipografia resta un solo, preziosissimo, volume: il Commentario al Pentateuco redatto da Rashi, cioè Rabbi Šelomoh ben Yishaq, un rabbino francese vissuto tra il 1040 e il 1105 i cui lavori di commento ai testi sacri ebraici sono ancora oggi considerati fondamentali.

Una rarissima copia dell’opera venne rintracciata nel ‘700 dallo studioso Giovanni
Bernardino De Rossi, e ceduta nel 1816 insieme a numerosi altri testi alla Biblioteca Palatina di Parma, che la conserva tuttora.

Colophon

Dopo secoli, l’unica antica copia di questo raro volume tornerà in Calabria.
Un accordo intercorso tra il governatore della Calabria Oliverio e il responsabile del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, Simone Verdi ne prevede, infatti, il temporaneo trasferimento a Reggio, per un’esposizione che permetterà all’opera di “essere ammirata da tutti, calabresi e non”.

È da evidenziare un interessante collegamento con la città di Cosenza. Anche qui la prima tipografia è attestata negli anni ’70 del ‘400 con le opere stampate da Ottaviano Salomonio di Manfredonia. Anch’egli probabilmente di origine ebraica, trovò a Cosenza terreno fertile per la sua attività visto il ruolo ricoperto in campo economico e culturale dalla città, nella quale era presente una operosa comunità ebraica con una sua giudecca.

Ottaviano Salomonio

Per approfondire la notizia, ecco l’articolo pubblicato nel numero del 1° marzo 2018 del settimanale Parola di Vita. Al suo interno le informazioni sul Commentario di Rashi stampato a Reggio Calabria e un focus sulle prime opere a stampa realizzate a Cosenza, dal tipografo di probabili origini ebraiche Ottaviano Salomonio da Manfredonia.

Per leggere l’articolo intero cliccare sull’immagine sottostante:Articolo L. Coscarella_Torna in Calabria primo libro stampato ebraico

Lorenzo Coscarella

in PdV, 01/03/2018, p. 14

Cosenza e il Pilerio

La cattedrale di Cosenza conserva l’icona bizantineggiante della Madonna del Pilerio, Patrona della città e testimone di vicende che hanno abbracciato cinquecento anni di storia cittadina.

Pilerio

Storia, leggenda e Fede, come spesso accade, si mescolano nelle vicende che sono alla base della scelta della Madonna del Pilerio quale patrona della città di Cosenza. La festa patronale del 12 febbraio, fissata in questa data in ricordo del terremoto del 1854 avvenuto in quel giorno, è solo uno degli aspetti di questo culto che si è radicato nel corso di cinquecento anni di vita cittadina.

Cosenza Pilerio

È tanto nota quanto poco confermata dalle fonti dell’epoca la leggenda collegata alla peste che, nel 1576, avrebbe dilagato anche nella città di Cosenza e nel suo circondario. Si vuole che proprio la Vergine, attraverso l’icona venerata ancora oggi in cattedrale, abbia liberato la città esaudendo le preghiere di un devoto, assumendo su di sé il morbo con l’apparire di un bubbone sulla sua guancia sinistra.

Madonna del Pilerio

Sono molte poi le ipotesi sul significato del termine Pilerio, ma secondo la tradizione più diffusa l’icona prende il titolo dall’essere esposta originariamente su uno dei pilastri della chiesa.

Le cronache di inizi ‘600 ci testimoniano poi gli spostamenti del quadro e le cerimonie solenni che lo videro protagonista, come quella del 17 aprile 1607, data della prima incoronazione dell’icona avvenuta durante una imponente cerimonia.

Pilerio Cosenza

Da qualche anno l’icona originale, dopo essere stata custodita a lungo presso la sede della Soprintendenza, è nuovamente esposta nella cappella a lei destinata, un vero e proprio scrigno d’arte nel cuore della cattedrale. La cappella presenta un pregevole altare in marmi policromi realizzato intorno al 1778 da artisti napoletani con l’apporto del celebre scultore Giuseppe Sammartino, lo stesso scultore che a Napoli realizzò la celebre scultura del Cristo velato nella cappella Sansevero.

Cappella del Pilerio

Oltre che nella chiesa cattedrale, che ne è stato il fulcro, le tracce del culto verso la Vergine del Pilerio sono rinvenibili in diversi angoli della città, visto il favore che godeva anche nei ceti popolari. Lo testimoniano, ad esempio, le numerose edicole sparse tra i vicoli del centro storico e che riproducono in vari modi l’immagine dell’icona originale.

Nella prima metà del XIX secolo, inoltre, il culto verso la patrona crebbe notevolmente anche grazie a eventi come l’incoronazione del 1836, celebrata da numerosi letterati locali del tempo.

Cosenza, Pilerio - foto L Coscarella

Il terremoto del 1854, come detto anche in questo articolo, diede infine origine alla festa attuale, che rientra nelle cosiddette “feste votive”. Si tratta di momenti legati al ricordo di un avvenimento particolarmente significativo per un luogo, come lo fu il terremoto del 12 febbraio, e la data è celebrata con diverse feste anche in molti altri paesi della provincia che furono colpiti da quello stesso sisma.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su Savuto Magazine, Febbraio/Marzo 2018, pp. 16-17

Pilerio_2017-foto_L.Coscarella-