Questione Alarico: Pro o contro?

Dopo le recenti proposte degli amministratori cittadini è più che mai vivo a Cosenza il dibattito sulla figura del re dei Goti, sepolto secondo la leggenda nel fiume Busento con il suo tesoro. 

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Barbaro da dimenticare o personaggio storico da valorizzare? Ormai da tempo i cosentini sembrano essersi divisi in “pro” e “contro” Alarico, il re dei Visigoti la cui immagine è da secoli legata alla storia della Cosenza. Dopo aver compiuto il primo Sacco di Roma nel 410 d.c., quando ormai il potere della città eterna era in declino, Alarico con le sue armate discese l’Italia e morì proprio nei dintorni di Cosenza.

Alarico-Museo-Prado-MadridCosì dice la leggenda, e non si tratta di una leggenda qualsiasi: il re sarebbe stato sepolto nel letto del fiume Busento, deviato per l’occasione, insieme al suo cavallo e al frutto del Sacco di Roma di 25 tonnellate d’oro e 150 d’argento. Quando ci sono di mezzo tesori, si sa, la fantasia si accende, ed è quello che è avvenuto anche per la figura di Alarico, che ha suscitato da secoli l’interesse di studiosi e curiosi, locali e soprattutto forestieri.

La recente proposta dell’Amministrazione comunale di fare di Alarico un brand, un marchio riconoscibile, ha suscitato dunque non poche reazioni. E ancor di più è stata contestata l’idea di dedicare al re visigoto un museo virtuale da far sorgere al posto dell’attuale edificio dell’Hotel Jolly.

L’eco delle contrapposizioni sulla figura del re dei Goti ha richiamato l’attenzione perfino dei quotidiani nazionali, ma il dibattito che ha coinvolto la città è spopolato soprattutto sui social media, nuovo luogo di confronto e di discussione, tra gruppi e pagine cosentine.

Alarico_Sacco_RomaChe fare? Rifiutarsi di commemorare questo sanguinario signore, oppure riconoscere il valore storico della sua figura e valorizzarla a fini turistici? La voglia di non identificarsi con un antico barbaro si scontra con una visione della figura di Alarico come innegabile protagonista di una storia ormai remota ma interessante.

Certo si potrà trovare da ridire sulle modalità, o sull’opportunità lasciare in piedi parte del Jolly trasformandolo in un moderno edificio-museo alle porte di un centro storico bisognoso di interventi. Di una cosa, però, c’è da prendere atto: barbaro o meno, Alarico ha sempre suscitato attenzioni verso la città di Cosenza. Già nel 1584, nella carta di Cosenza della Biblioteca Angelica di Roma, alla confluenza tra il Crati e il Busento è annotato “qui dicesi esser morto Re Alarico Re de’ Goti col suo Tesoro”.

Cosenza_Jolly_ConfluenzaÈ, a nostro parere, una interessante e datata testimonianza di come la leggenda si sia mantenuta sempre viva, dai visitatori del Grand Tour fino ai moderni bus di turisti stranieri, passando per poeti locali, gerarchi nazisti, e senza dimenticare ancora la celebre ode di Von Platen e Carducci che immortala la Tomba nel Busento.

Scriveva Dumas nel 1836 che gli stessi cosentini scrutavano le acque del fiume con la speranza di scorgere qualche traccia del tesoro. Ai cosentini e agli amministratori di oggi il compito di “fare buon uso” di questo pezzo della storia cittadina, senza dimenticare gli innumerevoli altri tesori artistici, storici e culturali che Cosenza già per se stessa conserva.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Giugno 2014)

Domanico: dal paesaggio alla storia

Il centro storico, il rione della Motta, vicoli, piazze, chiese e palazzi. In una giornata di studi Domanico “mostra” la sua storia.

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Nonostante i tornanti vale la pena fare la “strada di Potame”, che collega Cosenza ad Amantea attraversando la catena costiera, per la bellezza dei luoghi che si attraversano lungo il percorso. Dalle distese coltivate ai centri storici, dalle valli ai boschi. Un paesaggio che cambia con l’aumentare dell’altitudine e che si apre finalmente al mare nei pressi di Lago con un panorama eccezionale.

Motta-Domanico-CStrada facendo non si può non notare quello sperone di roccia a picco sul Busento con arroccato un piccolo borgo che culmina con una chiesa. È il villaggio di Motta, rione del comune di Domanico, sorto in pieno medioevo come luogo fortificato per dare rifugio agli abitanti della zona, tempi in cui difendersi anche dai paesi vicini era una necessità primaria.

Questo e altri aspetti sono stati approfonditi domenica 1 giugno nel corso di una giornata di studio tenutasi a Domanico, che ha avuto come obiettivo quello di “scandagliare” la storia del comune per far emergere vicende, curiosità, aspetti interessanti e particolari del passato del paese. Un modo per rinfrescare la memoria, o per far riemergere ciò che la memoria aveva ormai dimenticato, organizzato su iniziativa di D. Emilio Aspromonte e dei giovani del posto.

ImmagineUna storia che è simile a quella di molti altri paesi calabresi, ma che ovviamente assume caratteristiche proprie grazie ai luoghi, alle persone, alle famiglie. Domanico ha alle spalle un passato feudale, sotto il dominio degli Alarcon-Mendoza che dominava su un vasto territorio tra Rende e Fiumefreddo Bruzio.

Ma alle vicende della famiglia dei marchesi che gestivano il paese da lontano si affiancavano quelle della locale Università di Domanico, ciò che corrisponderebbe all’attuale definizione di comune, che si dimenava tra le varie difficoltà finanziare, le tasse da pagare ai signori, e non ultime le calamità naturali che periodicamente danneggiavano il borgo e richiedevano continue ricostruzioni. I terremoti del 1638, 1783 e 1854 hanno ad esempio segnato la storia dell’intera Calabria e anche Domanico ne portò a lungo le ferite.

portale-stemma-domanico-cosenzaNon mancarono i personaggi che diedero lustro al piccolo centro. Su tutti Saverio Albo, intellettuale ottocentesco e figura da riscoprire, ma non meno i vari esponenti delle casate più influenti del paese, come i Federici e gli Stancati, i cui stemmi si notano ancora sopra gli interessanti portali in tufo che abbelliscono i loro antichi palazzi.

ImmagineTra le pietre e i vicoli del centro storico è infatti custodita la ricchezza di Domanico, piccoli tesori d’arte concentrati soprattutto nei quattro edifici religiosi del paese: Le chiese di S. Giovanni, di S. Maria, dell’Immacolata e della Motta racchiudono le più importanti testimonianze del passato del posto. Dipinti, iscrizioni, sculture, ma anche i semplici elementi della devozione popolare sono le tracce visibili della storia, “oggetti” che concretamente rimandano a fatti ormai lontani.

Riscoprire queste vicende però non deve rappresentare un tuffo nel passato fine a se stesso. La vera cosa su cui puntare è la valorizzazione di questo patrimonio, materiale e immateriale, per farlo un diventare elemento di rinascita per il paese. Cosa che vale per Domanico come per tutti gli altri piccoli paesi della zona.

Lorenzo Coscarella

(Il Quotidiano della Calabria, 06/06/2014, p.29)