Zumpano, San Giorgio e il suo Museo

Nel museo e nella chiesa parrocchiale del casale cosentino sono custodite opere di notevole interesse, tra cui diverse legate al culto del martire San Giorgio

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Il simbolo di Zumpano è senza dubbio la sua chiesa parrocchiale, struttura di impostazione quattrocentesca a tre navate, dalle linee semplici ma con elementi che la rendono una delle più interessanti della provincia. Con la sua mole domina la valle sottostante e caratterizza la piazza principale del paese con il particolare campanile a vela staccato, quasi un unicum nei dintorni. Continua a leggere

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Portapiana: restaurato il dipinto di Santoro

La tela raffigurante il Battesimo di Cristo, dipinta dal pittore di Fuscaldo nel 1846, è stata restaurata e ha fatto ritorno nella chiesa di S. Giovanni a Portapiana, una delle più antiche della città.

Giovanni Battista Santoro Continua a leggere

Una tela di Salfi nella Biblioteca Civica di Cosenza

La storica biblioteca cittadina conserva un piccolo gruppo di opere d’arte, tra cui una grande tela del pittore cosentino Enrico Salfi del 1934. Era destinata ad abbellire il salone della Casa Littoria della città.

Cosenza Salfi

Il 3 febbraio del 1934 a Cosenza venne inaugurato un edificio che avrebbe dovuto svolgere un ruolo centrale nella vita politica del tempo, la Casa Littoria. L’edificio era posto in piazza Michele Bianchi, poi intitolata a Paolo Cappello dopo la caduta del regime, e attualmente è sede di un istituto scolastico. Continua a leggere

Il pittore nascosto tra gli invitati

Tra i personaggi rappresentati nel “matrimonio della Vergine” in una cappella della Cattedrale si nasconde l’autoritratto del pittore ottocentesco Giovanni Battista Santoro.

ImmagineL’evento è solenne, e tutti sono attenti ad osservare ciò che si sta svolgendo sotto i loro occhi. Tutti meno uno. Stiamo parlando della scena del quadro raffigurante il matrimonio della Vergine conservato nella Cattedrale di Cosenza presso la cappella del Pilerio, nota per ospitare la celebre tavola duecentesca della Patrona della città ma che al suo interno custodisce anche questa ed altre opere degne di attenzione.

Osservando il dipinto, infatti, si nota sulla destra un personaggio che, al contrario degli altri, volge lo sguardo verso chi osserva e non verso la scena principale. Secondo la tradizione è lo stesso autore del dipinto, che sembra abbia voluto mettere così al posto della solita firma la sua intera figura, quasi a voler lasciare una impronta più forte di sé.

Si tratta Giovanni Battista Santoro, pittore nato a Fuscaldo nel 1809 e che nel corso della sua vita ha lasciato sue opere sparse per la provincia, per morire poi a Napoli nel 1895. 

dipinto-santoro-cosenzaL’opera venne commissionata al Santoro, che ancor giovane godeva di una certa fama, dai sacerdoti della Cattedrale. Lo si ricava dalla scritta ancora visibile sullo scalino sotto i piedi di S. Giuseppe e riportata anche dallo storico M. Borretti: “Pro devotione presbyterorum, partecipantium Metropolitanae Consentinae 1838”.

Il pittore si raffigura come un giovane, con la barba dalla forma tipica dei ritratti ottocenteschi, mentre con le braccia conserte se ne sta in disparte in un angolo della scena, proprio accanto il bastone fiorito di S. Giuseppe.

La tela è conservata nel riquadro della parete sinistra della cappella, e fa da controparte a un dipinto raffigurante lo stesso soggetto posto sulla parete opposta. Qual è la ragione di due tele simili nello stesso luogo? Il motivo è semplice ed è da ricondurre a cause “tecniche”. Quel posto era occupato dall’importante tela dell’Immacolata di Luca Giordano, già proveniente dalla chiesa dei Cappuccini nei pressi del Castello e portata in Cattedrale dopo la soppressione del convento. Qui rimase almeno fino agli anni trenta del ‘900, quando per motivi di sicurezza venne trasferita in Curia ed al suo posto se ne pose uno che ben si adattava allo spazio disponibile: lo sposalizio della Vergine di Santoro.

Il dipinto era già conservato in sagrestia, dove era stato segnalato dagli storici Borretti e Minicucci insieme a molte altre tele di varia epoca e provenienza, e con lo spostamento nella cappella del Pilerio raggiunse una più degna collocazione.

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È interessante notare come lo stesso Santoro si fosse occupato del quadro dell’Immacolata del Giordano, sostituito poi dalla sua opera, del quale aveva scritto una appassionata descrizione pubblicata nel periodico locale “Il Calabrese” nel 1844.

Di Giovanni Battista Santoro, alla cui famiglia appartennero numerosi artisti di livello tra cui vari figli e nipoti, oltre al citato matrimonio della Vergine si possono ammirare in città anche altri dipinti. Interessante il ritratto di Francesco Saverio Salfi attualmente conservato presso la Biblioteca civica, esempio di opera di committenza privata cosentina. Tre le opere di provenienza ecclesiastica sono da citare la tela del 1846 con il Battesimo del Cristo nella chiesa di S. Giovanni a Portapiana, o il S. Giuda Taddeo del 1882 nella chiesa dello Spirito Santo.

Ma l’opera conservata in Cattedrale ha qualcosa in più. Il ritratto che il pittore ha voluto lasciare di sé è infatti una testimonianza importante che sembra accorciare le distanze tra chi ammira l’opera e chi l’ha dipinta, consegnandocene una “foto” che ce lo rende più familiare.

Lorenzo Coscarella

(Parola di Vita, A.5 n. 25(162) del 20 settembre 2012, p.18)

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