Il manoscritto del Liceo Telesio

Una piccola “riscoperta” nel più antico liceo classico di Cosenza: un manoscritto del ‘400 sulla vita di S. Girolamo dimenticato da tempo.

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Come sempre accade, i piccoli tesori emergono (o riemergono) sempre per caso. Tra alcuni scaffali del Liceo Bernardino Telesio di Cosenza è spuntato fuori un prezioso documento, di cui in passato si sapeva l’esistenza ma che per varie vicende era stato ormai dimenticato lontano dagli altri libri, insieme a documentazione di varia natura.

Si tratta di un manoscritto su pergamena abbastanza ben conservato, composto da 242 pagine numerate solo sulla pagina dispari e che si potrebbe far risalire al XV secolo. Composto interamente in latino, la scrittura in cui è vergato ricorda una minuscola umanistica, il tipo di scrittura diffuso in Italia grazie appunto agli studi umanistici nel corso del ‘400.

Liceo_classico_TelesioIl primo foglio reca una bella iniziale finemente miniata in blu e oro, con motivi vegetali che vanno a intrecciarsi con la “P” di “Pater”, e in alto il titolo “TRANSITVS SANCTI HIERONIMI”. Un volume che raggruppa più scritti che ruotano attorno alla figura di S. Gerolamo (347-420), teologo e scrittore annoverato tra i Padri della Chiesa.

Ma il manoscritto è mutilo, visto che si tronca dopo la pagina 241. Qualcuno probabilmente aveva strappato qualche foglio, tanto che alla fine del manoscritto una mano più tarda annotò con inchiostro scuro: “Si priegano per l’Amor d’Idio che non sene cavi più carta essendo questo libro cossi eccellente”. Era un accorato invito ai lettori perché non strappassero altri fogli del libro, ancora tenuto in gran conto.

Manoscritto_cosenzaCome mai un manoscritto del genere si trova in una struttura scolastica relativamente moderna? È una vera e propria storia nella storia, e ci aiutano a scoprirlo alcune annotazioni che testimoniano la provenienza del libro da un vecchio monastero dei dintorni. In seguito alle soppressioni ottocentesche di molti conventi lo Stato incamerò le strutture e i beni monastici, e mentre le prime vennero in genere riutilizzate come caserme o edifici pubblici, gran parte dei beni andò perduta. Insieme alle opere d’arte si dispersero intere biblioteche, ma fortunatamente in alcuni casi i libri non andarono tutti distrutti .

È certo che il Liceo Telesio ottenne più libri provenienti da vari conventi, e alcuni compongono ancora il fondo antico della biblioteca scolastica. I libri del Telesio permettono così di compiere un vero e proprio viaggio nella storia del libro, dal manoscritto ai libri moderni, passando per incunaboli e cinquecentine. Fortunatamente questo piccolo gruppo di volumi, di cui il manoscritto riscoperto è il pezzo più antico e pregiato, è riuscito a giungere fino a noi.

Lorenzo Coscarella

Articolo intero su PdV, 19/03/2015, p. 19

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Giovan Battista Amico, una morte avvolta nel mistero

Il giovane scienziato cosentino venne derubato e ucciso a Padova nel 1538. Aveva solo 26 anni, ed aveva pubblicato due anni prima un’opera dalla portata innovativa.

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Cultura e misteri. Sia dell’una che degli altri, le mura di Cosenza ne riservano parecchi. Le vicende dei personaggi di alta levatura nel campo delle lettere, delle arti, delle scienze che sono vissuti in città basterebbero da sole a suscitare interesse.

De Motibus corporum coelestiumA guardare bene, però, tra queste emergono figure particolarmente curiose, anche se ingiustamente sconosciute al grande pubblico. Ne è un esempio Giovan Battista Amico, giovane astronomo della prima metà del ‘500, cosentino, studente presso l’Università di Padova dove venne ucciso misteriosamente mentre stava dedicandosi a delle sue teorie innovative circa il moto dei corpi celesti.

Padova era, in quell’epoca, tra i luoghi di studio più rinomati d’Europa. Vi studiò anche Bernardino Telesio che, essendo nato nel 1509, oltre che conterraneo era quasi coetaneo di Giovan Battista Amico, la cui nascita si fissa intorno al 1512.

Amico proveniva certamente da una famiglia agiata, e a Padova compì gli studi sotto alcuni dei più rinomati professori di quel periodo. Promettente scienziato, pubblicò all’età di 24 anni la sua prima e unica opera: “De motibus corporum coelestium iuxta principia peripatetica sine eccentricis et epiciclis”.

Sistema tolemaico

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In essa Amico illustrava la sua teoria che, andando oltre il sistema tolemaico che voleva la terra al centro dell’universo, gettava le basi per le nuove dottrine eliocentriche poi sviluppate da Copernico.

Ma la carriera del cosentino non durò molto. Nel 1538, a soli 26 anni, la sua vita terminò infatti nel mistero. Venne aggredito e assassinato nella stessa Padova, e da quanto si tramanda fu l’invidia la causa dell’omicidio. Secondo alcuni venne derubato di documenti in cui erano descritte le ultime sue intuizioni.

Giovan Battista AmicoUn mistero impossibile da risolvere, visti i secoli trascorsi. Quel che resta certo è che, pochi anni dopo, le intuizioni del cosentino si rivelarono meritevoli di considerazione. Sembra che fossero note  anche al grande Niccolò Copernico, che pubblicò la sua teoria appena cinque anni dopo la morte di Amico. E secondo alcuni non fu solo un caso.

Lorenzo Coscarella

(People Life, maggio 2014)

Amico Cosenza

Il monumento errante

Nel 1968 la statua di Bernardino Telesio faceva ritorno in piazza XV Marzo, dopo 40 anni di assenza.

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Monumenti erranti. Questa espressione potrebbe calzare benissimo a molte delle opere d’arte che arricchiscono la città di Cosenza. Sia in ambito religioso che civile le storie di spostamenti di statue e opere di vario genere a Cosenza non si contano. Così come non si contano i casi di opere andate perdute irrimediabilmente, sia per disastri naturali che per incuria e danni più o meno volontari. Anche il monumento più noto di Cosenza, la statua di Bernardino Telesio che letteralmente troneggia in piazza XV Marzo, non è rimasto esente agli spostamenti forzati.

Telesio 1915La statua era stata realizzata nel 1914 e posta al centro della piazza il 27 giugno di quell’anno. Opera in bronzo dello scultore napoletano Achille D’Orsi (1845-1929), poggiante su un alto basamento in granito grigio tipico della Sila, fu il giusto tributo della città al suo figlio più illustre. Ai lati del basamento sono visibili due rilievi bronzei rappresentanti l’arresto del Telesio nel 1527 e una disputa del filosofo, mentre in pochi avranno notato la scritta “CAVSARVM COGNITIO” incisa sullo schienale della sedia su cui è assiso, sunto del pensiero del filosofo cosentino.

Intorno al 1927 la statua venne trasferita nella parte nuova della città, nelle aiuole tra la chiesa del Carmine e la Caserma dei Carabinieri. Secondo alcuni alla base dello spostamento ci fu la necessità di avere un’ampia piazza libera per le manifestazioni del giovane regime fascista. In ogni caso è un episodio da non sottovalutare, perché anche lo spostamento delle opere richiamava la tendenza in atto in quel momento a Cosenza: il centro della città si stava spostando dalla parte vecchia sul Pancrazio alla parte nuova nella piana oltre il Busento. Prima la Fontana di Giugno, poi Telesio, lasciarono la parte antica per spostarsi nella zona del Carmine che si stava espandendo.

telesio_piazza_carmine_cosenzaStatua_Telesio_Cosenza_È singolare notare come una celebre pubblicazione del 1928 dedicata a Cosenza (Le Cento Città d’Italia Illustrate) riportasse foto della città con la statua sia nella vecchia che nella nuova collocazione. Lo spostamento era infatti avvenuto da poco tempo, tanto che parlando di piazza XV Marzo (o della Prefettura) si leggeva “In questa piazza era il bel monumento a Bernardino Telesio, la gloria più grande e più vera di questa Cosenza ben a ragione detta l’Atene della Calabria, monumento, da poco tempo, portato invece in Piazza della Stazione, dinanzi la Caserma dei RR. Carabinieri”.

NCosenza_Telesio_GazzettaDelSu_1968ella nuova collocazione la statua restò per circa 40 anni. Molti la ricordano ancora lì, e aggiungono che nei suoi pressi stazionavano alcuni lustrascarpe. Si dovette aspettare il 1968 perché il monumento facesse ritorno nel suo posto originario. Sulla Gazzetta del Sud del 13 maggio di quell’anno una foto (qui) mostrava proprio l’attimo del riposizionamento della statua sul suo basamento, alcuni giorni dopo che era stata smontata. Riportare il monumento al suo posto infatti non fu impresa facile.

Cosenza_statua_Bernardino_TelesioIl basamento in granito venne smontato in una settantina di blocchi per facilitarne il trasporto, e per lo stesso motivo anche la parte bronzea (pensate un po’!) venne divisa in due parti e poi risaldata “a puntino” prima del riposizionamento. Telesio ritornava al centro di una delle piazze più belle del Meridione, nel luogo per il quale era stato pensato ormai più di un secolo fa. Un luogo che fu protagonista per tutto l’800 di momenti centrali della storia locale e che, per gli edifici e i monumenti che raggruppa, si può considerare un luogo simbolo della cultura cosentina.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 29/01/2015, p. 22)

Il mistero della tomba di Telesio

Era in Cattedrale, ma dove di preciso? La questione ci ha incuriositi e abbiamo fatto alcune ricerche. Nell’articolo forniamo così una ipotesi, basata sulla collocazione dell’antica cappella di famiglia in fondo alla navata destra.

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Nei primi giorni di ottobre del 1588 moriva nella sua città il filosofo Bernardino Telesio. Alcuni studiosi riportano il 3 come data della morte e l’8 come data della sepoltura, e si sa che la salma del filosofo fu esposta per qualche tempo in Cattedrale, come riferito dall’autorevole testimonianza di un altro grande calabrese, Tommaso Campanella, giunto proprio in quei giorni a Cosenza.

Campanella sperava di conoscere Telesio, la lettura delle cui opere lo aveva conquistato, ma non poté far altro che rendere omaggio al suo feretro e deporvi un componimento in sua memoria.

ImmagineIl corpo di Telesio venne quindi deposto nella stessa cattedrale nella sepoltura di famiglia, ma della sua tomba non resta più alcuna traccia, né vi si trovano indicazioni dell’originaria posizione. Considerando alcuni dati se ne potrebbe però ipotizzare la collocazione.

La tomba era ancora visibile nel 1693 quando visitò Cosenza l’abate Pacichelli, ma dovette andare dispersa con i restauri di metà ‘700 voluti dall’arcivescovo Capece Galeota, durante i quali si innalzò anche il livello del pavimento. Nel 1838 il letterato cosentino Francesco Saverio Salfi scriveva di come alcuni anni prima l’iscrizione sepolcrale di Telesio si fosse rinvenuta in duomo, nella cappella del Crocefisso. Su di essa si leggeva: “Thylesii tegit ossa lapis; da lilia busto – Vivit ubi victi gloria Aristotelis”. Ma non tutti gli studiosi concordano sull’autenticità di quanto scriveva il Salfi.

Lo storico Davide Andreotti ci dà un elenco delle cappelle laterali del duomo che può essere utile nel fare una ipotesi sul posto dove la tomba di Telesio poteva trovarsi. Lo storico elencava in genere le cappelle partendo dall’ingresso fino al presbiterio, e per il duomo enumerava “nell’ala destra entrando in chiesa” sette cappelle, tra cui una cappella della famiglia Telesio con relativo sepolcro intitolata al “SS.Crocifisso”. Si trattava della sesta cappella elencata, e in genere nelle navate laterali le cappelle erano costituite da altari lungo la parete, in corrispondenza di ciascun arco.

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Nella cattedrale di Cosenza sui pilastri in tufo si innestano otto arcate. A destra, alla sesta arcata corrisponde la parete su cui si apre la porta laterale che dà sul corso. Considerando ciò, la posizione della cappella Telesio scalerebbe alla settima arcata, dunque la posizione del sepolcro si potrebbe ipotizzare nell’area in cui si vede sistemato il frammento dell’antico pavimento della chiesa, poco prima del sarcofago marmoreo detto di Enrico VII.

Naturalmente una più accurata ricerca documentaria potrebbe apportare maggiori notizie in merito. Degli altari laterali non resta infatti più alcuna traccia, visto che furono completamente rimossi agli inizi del ‘900. Oggi della cappella dei Telesio resta solo il grande Crocefisso ligneo che pende dall’arco del presbiterio. Opera che, risalendo al XV secolo, allo stesso Bernardino Telesio doveva essere familiare.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 26/01/2012, p.21)

Il primo degli uomini nuovi: Telesio

Il suo ruolo fu centrale per la crescita culturale della fiorente Cosenza del ‘500

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“Il primo degli uomini nuovi”. Così lo definiva il filosofo inglese Bacone a rimarcare la sua importanza per il pensiero moderno. Stiamo parlando di un cosentino, molto conosciuto di nome ma meno per il ruolo che ha giocato nella filosofia occidentale: Bernardino Telesio.

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Stemma dei Telesio

Nacque a Cosenza nel 1509 da famiglia nobile, di quelle che avevano voce in capitolo (o meglio in Sedile, come era chiamato il governo della città) nella gestione del potere nella Cosenza del XVI secolo.

La sua vita potrebbe dividersi in due fasi: la giovinezza, fatta di avventure, viaggi, studi e amicizie influenti, e l’età matura, trascorsa nella sua città, dedicandosi allo studio e alla famiglia.

Ancora bambino si recò a Milano con lo zio Antonio, anch’egli noto uomo di studi, e da lì passò in Roma, Venezia, Padova, Bologna e Napoli. A Roma nel 1527 fu addirittura arrestato durante il saccheggio della città, a Padova invece approfondì gli studi in quella celebre università.

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La sua importanza per il pensiero moderno sta nell’aver messo in dubbio le dottrine aristoteliche, fino a quel momento da tutti ritenute “intoccabili”. Per questa sua spinta innovatrice, simboleggiata dalla sua opera principale “De rerum natura iuxta propria principia”, influenzò molti altri filosofi, tra tutti Tommaso Campanella.

Quando tornò a Cosenza godeva già di molta fama. In città completò i suoi studi e le sue opere, rifondando l’Accademia Cosentina, e affrontando gravi dolori, come l’uccisione in duello del figlio Prospero. 

Morì nella sua città nel 1588. Della sua tomba in Cattedrale, che poteva trovarsi alla fine della navata destra, non resta traccia. A ricordarlo però, insieme al nome del corso antico, avanti al Teatro Rendano campeggia ancora oggi la sua grande statua.

Lorenzo Coscarella

(People Life, A.4 n.2(37) febbraio 2013, p.20)