1943: Cosenza sotto il fuoco degli Alleati

II Guerra mondiale. Tra le vittime cosentine anche cinque bambini del quartiere Spirito Santo, rimasti uccisi all’uscita da scuola.

Cosenza 1943

Resta una lapide a ricordare le 136 persone che a Cosenza caddero nel corso del 1943 sotto il fuoco alleato. Venne posta nella chiesa di S. Gaetano, e non a caso. Il parroco don Luigi Maletta perse durante una delle incursioni la madre e la sorella, colpite proprio nei pressi dell’entrata della chiesa. Sull’edificio, accanto alla facciata, sono ancora visibili sull’intonaco i danni causati dalle schegge. Segni lasciati a testimonianza dei fatti anche dopo la ristrutturazione. Ma non sono le uniche testimonianze di quei tragici eventi.

Vittime_bombardamenti_1943

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In giro per la città sono visibili in molti punti i segni dei bombardamenti, ed alcuni edifici si possono vedere ancora squarciati e non più sistemati, come in zona Rivocati.

Il primo bombardamento colpì Cosenza il 12 aprile 1943. Fino a quella data si può dire che la città avesse visto la guerra come una cosa drammatica ma lontana, e la preoccupazione maggiore era per i soldati cosentini sparsi sui vari fronti.

Foto inglese bombardamento Cosenza

Gli anglo-americani avevano però l’obiettivo di risalire la penisola per contrastare la compagine nazi-fascista, e ciò comportò azioni offensive anche in Calabria, zona comunque carente di grandi obiettivi militari. Furono ben nove le incursioni aeree che tra aprile e settembre interessarono la città, seminando la morte tra la popolazione che non era riuscita a sfollare nei paesi vicini.

L’episodio più drammatico di quei giorni è certamente la morte di cinque bambini appena usciti dalla scuola elementare del quartiere Spirito Santo, ma moltissime altre vicende sono ancora ricordate nelle famiglie di chi quei momenti li subì.

Cosenza Riforma danniBombardamento Cosenza

Anche il patrimonio artistico cittadino fu gravemente danneggiato dalle bombe lanciate su Cosenza. Distrutto il Teatro Rendano, che venne riaperto solo negli anni ’60, danneggiate le chiese di S. Domenico, di S. Gaetano, la Biblioteca civica, il Liceo classico, il palazzo delle Poste.

Dura sorte toccò alla chiesa del Crocefisso della Riforma. Una bomba sganciata il 3 settembre sull’attiguo convento ormai sede del distretto militare causò un grave incendio che presto si propagò alla chiesa. Le opere d’arte perdute furono molte, tra cui un intero ciclo pittorico su tela del 1704 opera del pittore fiammingo Borremans.

Rendano nel 1956

L’interno del Teatro Rendano ancora danneggiato in una foto del 1956

Da quanto si racconta i danni sarebbero potuti essere ancora maggiori. Ci furono casi, infatti, in cui le bombe invece che sulla città furono lanciate nel fiume. Questo perché alla guida di alcuni aerei si sarebbero trovati dei piloti di origini italoamericane, per i quali non era certamente facile portare a termine il compito assegnato. O almeno questo è ciò che si tramanda ancora oggi.

Lorenzo Coscarella

(PdV, 25/04/2012, p. 20)

Bombardamenti CosenzaArticolo bombardamenti Cosenza

Bombardamenti Cosenza Rivocati

Tra popolani e imperatori: la Fiera di San Giuseppe

L’evento annuale, che è ormai un aspetto centrale dell’identità cittadina, raccoglie l’eredità delle antiche fiere istituite a Cosenza nel corso degli ultimi ottocento anni.

Cosenza

Non è un semplice evento commerciale, e questo è chiaro per chiunque vi abbia mai fatto un giro. La fiera di S. Giuseppe è per Cosenza uno di quei momenti che contribuiscono a creare l’identità della città. Economia e tradizione, ma anche storia, accoglienza, suoni, colori, sono alcuni dei vari elementi che caratterizzano questo avvenimento che paralizza un’intera città, ma al quale nessuno rinuncerebbe.

Fiera_Busento_Cosenza In genere si riconducono le origini della fiera ai tempi dell’ormai mitico Federico II. In realtà la storia della fiera di San Giuseppe è ben più complessa, ed ha raccolto in sé l’eredità di molte fiere e mercati che si tenevano nella città dei Bruzi durante l’anno. Questi eventi prendevano il nome dalle ricorrenze religiose in cui si tenevano, ma assumevano un’importanza che andava ben oltre l’evento religioso divenendo momenti centrali nello scorrere della vita cittadina.

Per la sua posizione, Cosenza dovette avere un ruolo centrale negli scambi commerciali fin dall’antichità. È con l’imperatore Federico II però che la città viene riconosciuta ufficialmente come uno dei centri economici dell’Italia meridionale. Nel 1234 infatti l’Imperatore tenne un parlamento a Messina, in cui stabilì che nel corso dell’anno si tenessero nel Regno di Sicilia sette fiere. Tra queste figurava la fiera di Cosenza, che si sarebbe dovuta tenere dal 21 settembre al 9 ottobre, dalla festa di S. Matteo a quella di S. Dionigi.

cosenza-vecchiaNel 1416 la fiera di Cosenza si trova citata come “Fiera della Maddalena”. Era detta così l’antica chiesa oggi nota come “della Riforma”, e la fiera si teneva nei giorni a cavallo del 22 luglio proprio tra la chiesa e il quartiere dei Rivocati. Uno spazio ampio dunque, appena fuori città, che per più giorni diventava il cuore dell’intera provincia. Il prodotto più importante che vi si commerciava era la seta, per la quale Cosenza era famosa, ma non mancavano le altre merci tipiche di una economia ancora in gran parte rurale.

Fiera_Cosenza_1927Nel corso del ‘500 vennero istituite in città altre due fiere, a conferma di come la città fosse centrale per gli scambi commerciali della regione. Una era quella di S. Agostino, istituita dall’imperatore Carlo V nel 1532, che si teneva nei pressi della chiesa dello stesso santo (nel quartiere dei pignatari) per dodici giorni a partire dal 22 agosto. L’altra era la fiera dell’Annunziata, istituita dall’imperatore Filippo II di Spagna nel 1555, e che si teneva a marzo nella zona dell’antico ospedale, l’area cioè dell’attuale piazza dei Bruzi. È interessante notare come le entrate di quest’ultima fiera fossero destinate al mantenimento dell’ospedale cosentino, che fin da allora aveva il titolo dell’Annunziata.Cosenza-quartiere-massa-pignatari

Col tempo queste fiere cambiarono luoghi e date, ma quando compare l’evento come fiera di S. Giuseppe?

San_Giuseppe_CosenzaÈ nel 1848 che un autore locale cita per la prima volta una fiera a Cosenza nei giorni di S. Giuseppe, insieme alle fiere dell’Annunziata e di S. Francesco di Paola. Vi affluivano gli abitanti di tutti i paesi vicini e vi si poteva trovare ogni sorta di mercanzia, dagli oggetti pregiati ai beni di prima necessità. Ancora a fine ‘800 le fiere che si tenevano erano queste tre, ma dall’inizio del ‘900 è la fiera di S. Giuseppe a restare come unica depositaria di tutte queste tradizioni.

Il nome gli viene dal fatto che si tiene nei giorni antecedenti il 19 marzo, ed è strettamente legata al culto del santo che si venerava nella chiesa di S. Gaetano, nel centro storico della città, che diventa ancora oggi in quei giorni meta di numerosi cosentini.

Chiesa_S._Gaetano_CosenzaI prodotti esposti tra le bancarelle sono ovviamente cambiati, e anche molto. Alberi da frutta, animali, recipienti in terracotta e prodotti agroalimentari della zona hanno lasciato gradualmente il posto a vimini, giocattoli, articoli per la casa, mobili, piante. A ben guardare sono però tante le analogie con le fiere del passato. Innanzitutto il percorso della fiera: anche se le ultime tendenze vedono l’evento spostarsi lungo il moderno Viale Mancini, la fiera occupa ancora parte delle zone di Rivocati, di S. Agostino (oggi la Massa), quelle attorno alla chiesa di S. Gaetano e al municipio di Cosenza. Tutte aree che hanno visto svolgersi nel corso dei secoli le fiere di cui si è parlato.

I prodotti di artigianato inoltre sono ancora presenti, i vasi in terracotta ricalcano ancora quelli di secoli fa, i mostaccioli con il loro sapore pure, affiancati dalle zeppole che sono ormai il dolce simbolo dell’evento.

Zeppole_S.Giuseppe

Zeppola

 

 

 

 

 

 

La Fiera del resto non è un evento statico, ma si evolve e cambia a seconda dei tempi e delle persone. Negli ultimi decenni alla fiera si affiancava un programma di musica Rock molto apprezzato. Uno degli aspetti più recenti, ma allo stesso tempo più significativi della fiera è inoltre l’importanza data all’accoglienza. Partendo dal fatto che nei giorni in questione si riversano in città anche numerosi stranieri, anni fa da alcune associazioni cosentine è nata l’idea di “Fiera in mensa”, un evento nell’evento che mira ad accogliere e ad offrire un pasto caldo e un luogo dove dormire ai venditori che si trovano in città.

Non mancano quasi Fiera di S. Giuseppemai le polemiche. Il traffico, i luoghi scelti per le merci, la chiusura o meno delle scuole. Una settimana di fuoco per la città, che in quei giorni però acquista nuova vita. Perché, dopo tutto, i cosentini alla fiera di S. Giuseppe sono affezionati.

Lorenzo Coscarella

(PeopleLife, Marzo 2015, p. 21)

1584, la prima “foto panoramica” di Cosenza

Nella Biblioteca Angelica di Roma è conservata una delle più antiche raffigurazioni della Città dei bruzi risalente circa al 1584.

Cosenza_carta_biblioteca_angelica

Vedere una foto in bianco e nero di un luogo aiuta ad immaginare come questo potesse essere nel passato. Uno strumento prezioso, che fissa sulla carta l’immagine di un posto naturalmente soggetto a cambiamenti. Ciò è possibile fino a circa un secolo addietro, o poco più, quando la fotografia iniziò a diffondersi. Ma prima?

CosenzaPrima della diffusione della fotografia erano ovviamente molto più rare le rappresentazioni di vedute o di luoghi. Raffigurazioni affidate per lo più a disegni, a incisioni a stampa o a qualche raro dipinto.

Per il caso cosentino ci sono fortunatamente pervenute alcune sporadiche riproduzioni della città, che aiutano a farci una idea di come potesse essere la Cosenza del passato.

Angelo RoccaLa più antica, ma forse la più precisa, di queste raffigurazioni della Cosenza di un tempo è conservata a Roma presso la Biblioteca Angelica, fondata nel 1604 dal monaco e vescovo agostiniano Angelo Rocca. Fu proprio Angelo Rocca a “commissionare” il disegno della città intorno all’anno 1584. L’agostiniano, infatti, aveva in progetto di stampare un’opera con la storia delle principali città dove aveva sede il suo ordine e aveva richiesto ai rappresentanti agostiniani locali di mandargli informazioni e un disegno per ciascuna città.

Cosenza_esplorazioni_cosentineA Cosenza il Rocca era stato di persona proprio nel 1584 per visitare insieme ad un superiore il convento degli agostiniani. La struttura ospita attualmente il Museo dei Brettii e degli Enotri, ed è annessa all’antica chiesa di Sant’Agostino ancora aperta al culto.

La carta di Cosenza venne realizzata in quel periodo. Non è chiaro chi ne sia l’autore, in ogni caso presenta una discreta accuratezza nella rappresentazione dell’abitato, delle chiese, delle strade, dei fiumi, il tutto esplicato in una legenda alla base del disegno.

Cosenza_esplorazioni_cosentine_Esaminando il disegno a primo impatto risulta chiaro come la città fosse concentrata in gran parte sul colle Pancrazio, che nella carta è detto stranamente “Monte elisio”, sormontato dal castello che ancora svolgeva appieno la sua funzione difensiva.

Cosenza_esplorazioni_cosentine.La parte tra il fiume Crati e il castello era dunque il vero e proprio centro cittadino, articolato in strade e vicoli che si snodavano, come ancora adesso avviene, a partire dalla strada principale corrispondente all’attuale corso Telesio. Al centro la “Piazza maestra”, sulla quale spicca la “Ecclesia Cathedrali” raffigurata in modo abbastanza preciso.

Poco sotto il castello, la “porta chiana” è rappresentata come una strada d’accesso alla città affiancata da due file di edifici.

Oltre il Pancrazio la città si estende per una porzione anche al di là dei fiumi. Sull’altra sponda del Crati sono presenti le aree dei Pignatari, della Garrubba, della Reginella e del colle detto “lo Triglio”, con i palazzi “del m.o portolano” e “del Re” o “de la Corte”, attualmente chiamato Palazzo Arnone.

Cosenza_Calabria_ItaliaAl di là del Busento, invece, si estende il sobborgo dei Rivocati, anch’esso caratterizzato da edifici religiosi piccoli e grandi.

I fiumi e i ponti sono tracciati con una certa accuratezza. Il Crati è attraversato dal Ponte di S. Agostino e dal “Ponte di s. Maria per andare alla beccaria” (oggi chiamato S. Francesco e che porta all’attuale Piazza Piccola). Sul Busento, invece, il ponte dei Rivocati presenta le tre arcate citate dagli storici, con la porta sull’imboccatura che permetteva di chiuderne l’accesso.

Osservando il disegno viene naturale confrontare la città disegnata nella carta del Rocca con la Cosenza attuale, notare le tracce di ciò che si è conservato e conoscere anche ciò che non c’è più.

Lorenzo Coscarella

(Articolo intero su Parola di Vita, 15/05/2014, p. 19)

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